Archivio storico dell'arte — 2.1889

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ADOLFO VENTURI

labilmente abbastanza manomesso nel ricostruirlo. Trasportati i pezzi alla Certosa, essi giacquero
abbandonati lino al 1837; e quando Si volle ricomporre l'insieme, non c'era chi ricordasse come
precisamente stavano in san Francesco; alcuni pezzi oltracciò non si ritrovarono. In tale stato di
cose il miglior espediente parve che Cosse quello di prender norma dall'incisione che ne dà il Ciac-
conio; ma non furono piccole le libertà che il ricostruttore volle prendersi. Ora i pezzi sono stati
di nuovo decomposti, e si stanno nettando dall'imbratto di calce che li ricoprì cinque o sei volte:
poscia si procederà dall'architetto Rubbiani con gelosa cura alla ricostruzione del monumento.

La terra cotta porta traccie di policromia, ma in tutto si manifesta uno scultore poco spiri-
tuale e poco geniale nell'invenzione, un praticone che tende a far presto, che non accarrezza l'opera
sua. E questo carattere si rileva nella porta della chiesa detta della Santa a Bologna.

Essa presenta tali affinità col monumento di Alessandro V da doversi ascrivere allo Sperandio.
Gli ornati dei pilastrini laterali alla porta sono identici a quelli del monumento, così è la forma
del vaso ansato nelle candeliere ornamentali, cosi il tipo de' satiretti de'capitelli, così il drappo
svolazzante e terminato a hocchi degli angioletti che si vedono di qua e di là dalla [torta. La
porta, che era anticamente dipinta color sangue di bue, è bella assai per forma generale, lombar-
desca di stile; e fresche sono le terrecolte, in cui si scorgono i colpi di stecca e di dita dati dal-
l'artista sulla creta, che si mostra por ciò a rialzi e a forti avvallamenti. L'opera dello Sperandio
deve appartenere al 1481, quando la chiesa fu ricostruita con architettura di Marchione da Faenza
e di Bartolomeo di Bozza; e allo Sperandio appartengono pure le altre lerrecotte della lacciaia e
gli abrasi stemmi incorniciati, con la scritta: DVRANDVM EST.

Sperandio fu ben più potente ricercatore della forma nella riproduzione di ritraili.

Un busto, che ha grande attinenza co' ritratti scolpili nelle medaglie dello Sperandio, si è quello
in terra cotta esistente nella collezione Corvisieri a Roma, di cui qui diamo la riproduzione. Il
busto è stato restaurato, in alcune parti rifatto, e ha perduto la coloritura primitiva, di cui vedonsi
traccie negli addentramenti dell'abito. Rappresenta con tutta probabilità un giureconsulto bolognese,
il cui nome doveva vedersi inscritto nella larghetta che stava affissa nella tavoletta ansata nella
base del busto. A determinare il nome col riscontro de' tratti lìsionomici del busto con l'effigie che
si veggono ne' diritti delle medaglie non è agevole. Di un solo busto in terra cotta eseguito dallo
Sperandio è ricordo negli storici bolognesi, cioè di quello di Nicola Sanuti, già sopra la porta della
ringhiera del palazzo ora Bevilacqua in Bologna, entro una nicchia larga ed alta centimetri 07,
profonda 21. Nel piano, che è antico, non v' è alcuna traccia di piuolo o di foro per ricevere un piuolo
che servisse a fermare il busto. Nella parete di fondo stanno invece tre fori disposti come vertici
di un triangolo equilatero avente la base in alto, che possono benissimo indicare il sistema usato
per tener fermo il busto. Questo fu tolto al principio del nostro secolo dal posto suo, e lo ricorda
il Guidicini1 con queste parole: « nella finestra della ringhiera era il busto di Nicola Sanuto pog-
giato su di un piedistallo a mensola la qual tuttora sussiste insieme al nicchio. » Lo ricordò poi
il Giordani2 in questo modo: « l'ornamento con gentilizio stemma sostenuto da puttini, con un busto
di terra cotta, colla effigie del celebre giureconsulto Nicolò Sanuti, si ha per iscultura operata
dallo Sperandio. »

Il confronto del busto con la medaglia dello Sperandio, in onore di Nicola Sanuti, non lascia
conchiudere però con certezza che il busto tenuto dal Corvisieri, e proveniente da Bologna sia
quello stesso che fu tolto dalla vista del pubblico, tanto più che nella medaglia vedesi un uomo
anche più avanzato negli anni, un viso più asciutto, molto pronunciate le arcate sopraciliari, il
mento più sporgente. Che il busto appartenga però allo Sperandio ci sembra evidente, per quella
facile modellatura, e per molti particolari quali la bocca stretta, i capelli filati ed altro. Vi è in
esso quell'impronta di gravità, che ritrovasi anche nel busto di Giovanni II Bentivoglio, già in
Firenze, ora a Parigi, nella collezione Orioli'. Questo busto ha molti caratteri comuni con quello
del Corvisieri, tanto che con minore incertezza ora ne diamo la illustrazione come altra opera
probabile di Sperandio scultore.

A. Venturi

1 Storia dal Riformatori, Voi. I, p. 75.

? Almanacco di Bologna, 1842, p. 33, nota 11.
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