Archivio storico dell'arte — 2.1889

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FELICE BARNABEI

maestro, cioè delle mattonelle dipinte da Filippo Palizzi; le quali suscitavano l'ammirazione dei
nostri migliori artisti.

La fabbrica di Doccia in fine con la sua esposizione retrospettiva mostrava come la sua storia
non abbia nulla da invidiare alla storia delle più reputate fabbriche di porcellana che sorsero in
Europa nel passato secolo: e coi numerosi saggi del lavoro moderno nulla abbia da temere al con-
fronto delle migliori produzioni estere.

Ma metto da banda queste cose dei giorni nostri, intorno alle quali molli e con molla perizia
ampiamente scrissero, e mi fermo a dir brevemente degli oggetti dell'arte antica che nella re-
cente mostra erano esposti. Veramente non è senza una certa esitanza che ciò imprendo a fare,
perocché i molti articoli e le belle monografie' già edite, e giustamente lodate, assai scarsa materia
lasciarono per queste note.

Comincerò con un ricordo. Mancavano pochi giorni all'apertura solenne; e mentre tutto faceva bene
sperare per la sezione dell'arte moderna, poca o nessuna fiducia si aveva per la buona riuscita della
sezione antica. Non solo le stoviglie dell'età antichissima, ma quelle dell'evo classico si facevano
desiderare ; e tale difetto minacciava giudizi poco favorevoli all'impresa, in una città come Roma,
ricca dì musei pubblici e di collezioni private celebratissime. Se le amministrazioni locali non avevano
pienamente risposto all'invito ed alle preghiere, pareva ad alcuni membri del comitato direttivo non
doversi porre indugio nel rivolgersi ai municipii, acciò avessero mandati saggi delle loro raccolte. Quanto
volte nè anche questi saggi fosse stato possibile avere, per ricostituire con essi la serie dei gradi
attraverso i quali passò l'arte della ceramica nel corso dei secoli, almeno alcuni dei temi capita-
lissimi nella storia dell'arte medesima avrebbero dovuto essere svolti. E quindi parevano oppor-
tune nuove istanze al museo d'Arezzo, per ottenere alcuni esemplari de' vasi a rivestitura coral-
lina, ritenendosi di somma convenienza che non si tacesse di queste famose stoviglie degli ultimi
tempi della repubblica e del principio dell'impero, massime quando le recenti scoperte di matrici
e di rottami nel silo ove sorse in Arezzo la rinomata fabbrica di M. Perennio, riempivano di giusta
ammirazione i dotti e gli artisti. Per le ragioni medesime non avrebbe dovuto trascurarsi il ri-
cordo delle stoviglie tarquiniesi, intorno alle quali molto in questi tempi fu scritto in Italia e fuori.

A me invece pareva che questo desiderio fosse eccessivo, e che per poterlo adempiere si andava
incontro a difficoltà gravissime, e di ogni sorta. Sarebbe stato perciò mio consiglio di rimaner-
sene contenti alle cose dell'arte nuova, di quella che ha i suoi principii nelle stoviglie invetriate
dei tempi di mezzo, e che colle produzioni dell'arte moderna ha più stretti rapporti; ed adduceva i
motivi pei quali alla serie storica più antica parevami non opportuno soltanto, ma quasi necessario
il rinunziare.

Ma i fatti non tardarono a dimostrare che i miei sospetti mi trascinavano in forte errore. Se
non avemmo le monografie o le discussioni sulle figuline tarquiniesi, non poco si scrisse e fu pub-
blicamente esposto intorno alle fabbriche aretine, colla parola di uno dei più benemeriti de' nostri
studi. Il cav. Funghini, raccoglitore delle memorie artistiche della sua Arezzo, portò con la raccolta
delle sue maioliche italiane alcuni pezzi delle stoviglie di M. Perennio, i pochi che ha conservati
per suo studio, perocché la preziosa serie di vasi e di forme aretine che egli possedeva volle donare
al pubblico museo della città sua. In una conferenza edita poi in separato opuscolo 1 trattò di
questa industria artistica, intorno a cui sarebbe oramai tempo che si facesse una pubblicazione de-
gna, corredata di buone tavole. Ma, quel che più monta, in una sola sala ed in poche vetrini; si
trovò accumulato tanto tesoro di oggetti vari di figulina antica, che bastava questo soltanto a
ricostituire quasi completamente il periodo più antico dell'arte.

Ho detto accumulato, e forse se avessi detto confuso sarei stato più nel vero; la qual cosa
produsse il danno che di pezzi preziosissimi per la storia, rimanesse offuscato il l'aro pregio; lauto
più che al difetto del collocamento non riparavano le indicazioni stampate nei cataloghi, compi-
lati questa volta nel modo che vollero gli espositori, e con soverchia fretta, e senza alcuna di
quelle notizie dichiarative per le quali il valore storico ed artistico degli oggetti antichi si può
determinare pienamente.

1 Cenni storici ed osservazioni sulle antiche maioliche italiane. Roma, Forzani, 1889.
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