Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LA CASSA DI TERRAGINA

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orecchie animalesche, vestita d'una tunica villosa legata alla cintola, combatte colla spada sguai-
nata contro un leone ritto sulle zampe posteriori, mentre è morsa alle zampe da una specie di
orso, ai fianchi da un serpe, alla testa da un uccello; entro l'altra arcata alla sinistra di questa,
un uomo barbuto e coi capelli lunghi lancia un dardo nella bocca d'un animale (cinghiale ?) che
s'avventa contro di lui, mentre sotto un cane (?) par che difenda l'uomo, e sopra tutti sta un ip-
pogrifo alato.

Nell'arcata a sinistra d'Eva, un uomo barbuto coi capelli lunghi sta a cavallo d'un ippogrifo
e tiene in mano, alzato, un fascio di spighe, che son beccate da un uccello (pavone?): nell'arcata
prossima un uomo barbuto sta per piantare la lancia su d'un serpente, mentre sopra anche un'a-
quila combatte coi serpenti.

Passando all'ordine superiore, nell'arcata prima a sinistra di chi guarda, un centauro dal volto
imberbe e di prospetto impugna colla destra una spada e sta sopra ad un cavallo già inginocchiato
sulle gambe dinanzi. Quindi un uomo imberbe a cavallo calpesta un leone e sta per immergergli
entro la bocca una lancia; mentre nell'arcata di mezzo, sotto alla serratura, un'aquila è in lotta
con un serpente. Entro l'arcata seguente un uomo barbuto, anch'esso come l'altro a cavallo, ma
rivolto dalla parte opposta, immerge la lancia entro la bocca d'un orso già stramazzato colle gambe
dinanzi. Nell'ultima arcata a destra di chi guarda, un centauro, rivolto di fronte all'altro descritto,
ma col volto barbato e di profilo, sta sopra ad un bue già a terra coi ginocchi anteriori, ed im-
pugna e tiene alta colla sinistra una spada. Il bue è anche morso da un cane.

Sul fianco destro, un quadrupede con capo umano e con la coda che termina in una testa
d'animale, è morso da un serpente, mentre è sopra ad un bue già piegato sulle ginocchia ante-
riori e morso esso pure sulla schiena da un lupo (?) e sul capo da un altro serpente.

Un cervo ha sotto di sè un serpente che si volge per morderlo, e vi sta sopra un'aquila in
atto di ferirlo col rostro.

Un uomo con lunghi capelli e lunga barba lotta con un leone, tenendo nella destra alzata la
spada, mentre un serpe lo morde, e sotto al leone sta un uccello accovacciato senza nessuna azione.

Un orso, cui un lupo (?) morde la schiena, sta sopra ad un cinghiale, addentato esso pure sul
dorso da un cane, in atto di colpirlo sul capo colle zanne.

Sul fianco sinistro, un ippogrifo è sopra ad un leone, cui pure un cane dà noia.

Un'aquila è in lotta con un serpente, mentre anche nella parte inferiore un serpe è alla prese
con un cavallo.

Ad una specie di cammello sta sopra un leone che lo azzanna sulla cervice, mentre un'al-
tra bestia gli morde la schiena.

Un orso è sopra ad una chimera (?) con coda dalla testa di serpe, che è pur morsa sul petto
da un serpente.

Tali sono le rappresentazioni intagliate nella nostra cassa, le quali, non v'ha dubbio, devono
significare la lotta nella vita umana tra i vizii e le virtù, tra l'uomo e le sue passioni, e fletto del
peccato originale che ha la sua causa nell'obbedienza prestata al demonio da Adamo ed Eva,
figurati appunto sotto all'albero della scienza del bene e del male, tra le composizioni descritte.

Ciascun animale, ciascuna pianta, ciascun essere animato ed inanimato, specialmente se ricor-
dato nella Bibbia, aveva assunto pei Cristiani uno o più significati simbolici. Abituati i Cristiani fin da
principio a considerare il vecchio testamento come figura e preparazione del nuovo, ed a ritrovare
nei fatti ivi narrati, non già semplicemente il senso letterale, ma quello recondito ed ideale che
potevano trarne in rapporto colla nuova fede, cosi che anche le rappresentazioni di fatti biblici
dipinte e scolpite non espressero per lungo tempo se non che simbolicamente ciò che essi,
incapaci la maggior parte di leggere ne' libri, dovevano credere e sperare, erano in breve arri-
vati a tal punto che ciascun passo della Bibbia, ciascuna frase, e quasi ciascuna parola, erano dai
Padri commentate.

Quindi, e ciò specialmente per opera dei Padri Alessandrini, iniziati al gnosticismo ed alle
dottrine della scuola d'Alessandria, per le quali la natura non era considerata come nuda sostanza,
ma come un complesso di cose aventi ciascuna in sè nascoste virtù e forze che le generavano e le
movevano, mentre le rendevano atte a muovere ed a generare altre cose, ne nascevano pei Cri-
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