Archivio storico dell'arte — 2.1889

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NATALE BALDORIA

Le figure umane intagliate nella nostra cassa rammentano specialmente quelle incise negli an-
tichissimi cilindri caldaico-assiri. Così noi vediamo, come ne' detti cilindri e come pure in molte
sculture persiane, volti lunghi dalla barba lunga ed a punta, coi capelli lunghi terminanti a ciocca
sulle spalle; tuniche corte come quelle de' guerrieri assiri, legate alla cintola, ed atteggiamenti
di lotta ripetuti sempre nello stesso modo e perfettamente identici a quelli delle sculture 0 delle
stoffe caldaico-assire e fenicie; di profilo il volto, di prospetto il busto; l'ufi braccio alzato con in
pugno la spada, l'altro in atto di afferrare la belva, sempre nel momento d'uccidere non mai
d'avere ucciso.1

Come sulle stoffe pervenuteci dall'Oriente, e come per conseguenza nell'arte antica orientale,
anche nella nostra cassa troviamo intagliati secondo una certa convenzione, le penne ed i peli
degli animali : quelli della criniera dei leoni sono a ciocche arricciate all'estremità, quali per esem-
pio si incontrano su d'un vaso persiano, forse del iv secolo, posseduto dal Gabinetto delle Medaglie
a Parigi, e per l'arte antica, sur un leone in legno ora nel Louvre; i peli degli orsi sono in-
cisi a ciocche rotondeggianti e simmetricamenle disposte: i peli minuti degli altri animali sono a
stellette eseguite col punzone: le ali, come al solito, terminano con penne lunghe a linee quasi
parallele. Il modo di porre un'ala davanti al corpo dell'animale figurato di fianco, è del tutto
orientale; così hanno carattere prettamente orientale, e specialmente persiano, tanto antico
quanto medioevale, quei fogliami ovoidali, seghettati ed a costole simmetricamente intagliate, che
ornano le lesene ai fianchi e i timpani fra arco ed arco della nostra cassa, come in alcuni capi-
telli antichi trovati ad Ispahan, come sul vaso d'argento del Gabinetto delle Medaglie già citato,
come su alcune stoffe e su altri prodotti artistici venuti a noi dall'Oriente nel medio evo, in cui
si ravvisa lo stesso riflesso dell'arte antica orientale, riflesso che si trova pure spiccato negli or-
nati bellissimi de' codici miniati bisantini.

Del resto, non è soltanto nella nostra cassa che tanto i peli della criniera de' leoni, quanto
le ali convenzionalmente intagliate degli uccelli, e il tipo del fogliame ecc., dimostrino l'influsso

tale dall'arte greco-romana; si mantengono, come nel-
l'antichità, nell'arto orientale del medio-ovo, e di là ripas-
sano nell'arte cristiana dell'Europa occidentale special-
mente per l'importazione di stoffe ricchissime e d'altri
oggetti orientali; così, oltreché nella nostra cassa, tro-
viamo pure grifoni alati tra le sculture delle nostre
chioso romaniche, come in un capitello dell'atrio ed in un
altro della prima travata in S. Ambrogio a Milano, e
in S. Pietro a Civate e nel pluteo di Sigualdo esistente
nel battistero di Cividale (762-770), e in un bassorilievo
dell'esterno della cattedrale d'Atene (sec. vili) ecc. In que-
sti duo ultimi esempi si scorge netto anche il concotto
simbolico, perchè stanno ai fianchi dell'albero della vita
come appunto nelle rappresentazioni orientali dei leoni
o d'altri animali e mostri ai fianchi déll'-Hom, (albero sa-
cro), o di una co'onna che lo simboleggia, tanto noi monu-
menti antichi, quanto nello stoffe orientali del medio evo.

Ognuno sa quanta importanza abbiano nella mito-
logia e nell'arto classica i centauri; anch'essi però sono
d'importazione orientale. Ci è p. es. pervenuta una bel-
lissima scultura assira d'un contauro con il corpo di
leone e il torso, lo braccia e la tosta umani (Cfr. Perrot
nell'o^. cit., Voi. Il,0 fig. 278). Il centauro fu nel medio
evo confuso talvolta col minotauro. Nel veterum gnosti-
corum physiologus (Pitra, Spiciiegitim Solesmense, III,0
pag. 350) è parola di sirene e di onocentauri; probabil-
mente adunque anche nel medio evo, piuttosto che dallo
idee e dall'arte classica, questo imagini ebbero nuovo

sviluppo dalle tradizioni della religione e dell'arte orien-
tale. Il ch.° comm. G. B. Do Rossi nel suo magistrale
lavoro intorno alla Capsella africana, donata a Leone XIII
dal Card. Lavigerie, (Roma, 1889), parla con la nota
competenza ed erudizione intorno ai centauri nell'arte
cristiana, ed indica come il primo esempio, quello scol-
pito molto probabilmente nel sesto secolo nella distrutta
chiesa africana ove si scopri la capsella. Certamente,
sebbene ci manchino gli esempi, le imagini di questi
mostri devono essere state spesso rappresentate eziandio
nel medio evo, quando già oltre a quella citata dal eh.0 De
Rossi, ed alle altre della nostra cassa, ne troviamo di
più antiche dell'xi secolo come quella d'un capitello
nell'atrio di S. Ambrogio a Milano (centauro con un
corno in mano. Cfr. Dartein - Architecture Lombarde,
pi. 43, fig. VII*).

Una chimera inseguita da un gallo e da un leone
è rappresentata anche nella sedia di S. Ambrogio a
Milano. Ivi significherebbe il demonio.

Simili figure umane colle corna sul capo vedasi anche
in un antichissimo cilindro caldaico riprodatto dal Perrot
(op. cit., voi. II,0 fig. 333). Nell'arto caldaico assira trovansi
pure figure umane con teste d'animali (Cfr. Perrot, op.
cit., fig. 343; cilindro assiro), le quali mi fan ricordare gli
evangelisti rappresentati talvolta nel medio evo col corpo
d'uomo e eoi capo di quegli animali che li simboleggiano.

i Cfr. Perrot op. cit., Voi II, figg. 283, 286, 449 ecc.;
Voi. Ili, figg. 449, 470 ecc.
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