Archivio storico dell'arte — 2.1889

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NUOVI DOCUMENTI

Documenti inediti relativi a Raffaello
d'Urbino. 1

Credito di Raffaello contro Valerio Porcari. Nelle
Lettere romane di Momo (Girolamo Amati), 2 fu pub-
blicato un istromento con cui Raffaello, il giorno 8 no-
vembre 1515, comprava dall' architetto Pierino de'
Gennari da Caravaggio, per duecento ducati, una casa
situata in Borgo, che aveva innanzi la via Sistina, a un
lato i beni del venditore, e a due lati i beni d'Antonio
e Valerio Porcari. Raffaello, che si trovava a Firenze
con Leon X, era rappresentato da Saverio Carocci da
Parma (il Baviera) e testimoni furono Marcantonio
Raimondi e Gianfrancesco di Lorenzo fiorentino (da
Sangallo ?). La casa era gravata d'una corrisposta di
cinque carlini e del diritto di ricompra a favore dei
fratelli Porcari.

Questi Porcari erano conosciutissimi a corte. Camillo
che, latinizzato il nome, era detto Camillo Porzio (da
non doversi confondere, come han fatto il Tiraboschi ed
altri, collo scrittore napoletano autore della Storia della
Congiura dei Baroni) canonico vaticano e poi vescovo
di Teramo, professava retorica nello Studio di Roma,
e dal Bembo e da tutti gl'intelligenti erano ammirate
le sue orazioni latine. Di Antonio e Valerio ci è nota
la straordinaria somiglianza, per cui si scambiavano
l'uno por l'altro. 11 card. Bibiena nell'Argomento della
sua Calandra, cosi giustificava lo scambio di Lidio
e Santilla: « il che credere dovete, perchè, lasciando
molti esempi che adducere vi si potriano, bastar vi deve
quel degli due di sangue e di virtù nobilissimi fratelli
Romani, Antonio e Valerio Porcari, si consimili eh' o-
gnora da tutta Roma è preso l'uno per l'altro ».

Fin dal secolo precedente possedevano i Porcari,
presso la Meta, una grande area, dov' era una fornace
di mattoni, che si estendeva da via Sistina (Borgo
S. Angelo) fin dietro alla chiesa di S. Giacomo Scos-

1 Vedi sopra a, pag. 35.

2 Roma, tip. Barbera, 1872. p. 7.

sacavalli 1 tra il palazzo del card. Adriano (Torlonia)
e l'odierna chiesa e convento della Traspontina, e forse
in più larghi confini. Alessandro VI, nel 1499, tagliò
in mezzo l'area dei Porcari per aprire la via Alessan-
drina (Borgo Nuovo) e allora vi sorsero case ai due
lati. Un casone enorme e mostruoso, di recente costruito,
occupa ora l'area fra il palazzo Torlonia e la Traspon-
tina, e il Borgo Nuovo e Sant' Angelo. !

Lo stesso sig. Amati pubblicava nello stesso scritto
l'obbligazione che segue:

« a di' 23 de maggio 1516

« Io Valerio Porcharo me contanto et per la presente
do potestà et facoltà alla signoria di messer Pietro
Bembo secretano di Nostro Signore et a messer Antonio
Maria Daynerio et a maestro Antonio da San Marino
che possano levare da lo prezzo de la locatione che io
farò a messer Raphaele da Urbino insino in la summa
de fiorini milli romani, pocho o assai quanto a ciascuno
de li prenominati piacerà, dummodo non se exceda la
somma dieta; computatoce etiam tutto quello che tanto
io quanto alcun altro de miei fratelli lassassi (?) a
dicto messer Raphaele: pacandoce imperò lui el mede-
simo che li altri che locarono da noi su la mede-
sima strada Alexandrina, tanto da un lato quanto da
1' altro.

« Et quando miei fratelli non se contentassino, voglio
che similmente habbiano potestà de cassarli quanto li
piacerà insino in dieta summa comò di sopra, da scou-
putarnelo in la pensione et risposta in la parte mia. » 3

1 Adinolfi La portila di S. Pietro. (Roma 1850) pagg. 83.
155. 229.

3 II sig." Amati afferma che la casa comprata da Raffaello è
senza dubbio al mondo Quella dei fratelli Modetti in Borgo
sant'Angelo, segnata coi numeri 129-134, e che l'ingresso del-
l'abitazione (?) di Raffaello era il 134. Egli ha però dimenticato
di accennar le ragioni per cui non se ne può dubitare. E nep-
pure c'è alcuna ragione per credere, com'egli afferma, che
Raffaello comprasse la casa per metterci i suoi scolari.

8 II sig. Amati non indica donde abbia tolto il documento,
nè il nome del notaio. L'interpretazione da esso data all'ob-
bligazione, che cioè non accordandosi il Porcari con Raffaello
sulla cifra della pigione, quegli se ne rimettesse all'arbitrio
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