Archivio storico dell'arte — 2.1889

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NUOVI DOCUMENTI

aliis personis locarteli, si ei videbitur, seripturasque
desupei' faciendi donec prefatus dominus Petrus Bembus
satisfactus sit ut supra, ibidemque statini et inconti-
nenti domina Ursulina uxor Sigismundi Slitticeli de
Mulina superiorom partem domus inhabitans ac domina
Maria Greca inferiorem donius partem inhabitans, rogatu
et iussu elicti domini Valerli dixerunt, promiserunt et
contente fuerunt respondere de pensionibus per eas prò
locatione dictarum domuum pretium domino Valerio
solvendis a predicta die Octobris dicto domino Nicolao
cura scripturis predictis et facere prout dictus dominus
Valerius eis tunc dicebat, rogabat et iubebat et insuper
idem dominus Valerius ad firmiorem cautelam iuravit
dictam domum ot fructus seu pensiones sibi pertinere
velleque ut dictus dominus Nicolaus nomine quo supra
perciperet dictos fructus seu pensiones quousquo
etc. ut supra et antea non revocare per se vel alium
seu alios, super quibus etc. Acta fuerunt _ubi supra
presentibus venerabili viro domino Io. Stefano do'Gus-
bortis clerico ferrarienso et discretis viris '• domiuis
Io: Scarbellino et Petro de Milano otiam Scarbellino
laycis testibus qui premissis omnibus dum gererontur
prout narrata sunt interfuerunt.

« Ferdinandus Alfonsus de Ferrera Not.

« P — S. de Vannutiis — De Parisio »

In tutti questi documenti non è fatto alcun cenno
del titolo per cui Raffaello era creditore dei fratelli
Porcari, e specialmente di Valerio.

È probabile che il credito derivasse da opera pre-
stata dà Raffaello ai Porcari, sia come architetto (ci
attesta il Vasari ch'egli diede disegni d'architettura in
Borgo a più case), sia come pittore. Molte erano nei
Borghi le case ornate di chiaroscuri a graffito di cui ci
resta memoria, o una di queste rimane ancora a fianco
della chiosa della Traspontina, noi vicolo del Campa-
nile, appunto nell'area appartenuta un tempo ai Por-
cari. Lo stemma sul portone è stato scalpellato, e però
non sappiamo se i Porcari la edificassero o altri a cui
essi avessero venduto l'area. Un fregio coi leoni gli
anelli e le penne, che ricorda assai da vicino quello di
S. Maria della Navicella eseguito dagli scolari di Raf-
faello, assegna il graffito al pontificato di Leon X. Negli
spazi di mozzo tra lo due finestre del primo e del se-
condo piano è rappresentala in due quadri la storia
d'Argo: in quello di sopra si vede seduto il pastore
dormente, mentre accanto a lui pascolano lo vacche ; in
quello di sotto, Mercurio colla spada sollevata si gotta
sul pastore che dorme. Gli spazi laterali sono riempiti
nel primo piano con figure di re Dac'i prigionieri, e nel
secondo con duo figuro femminili, che dagli attributi
si ravvisano per l'estate e la primavera.

Quantunque i graffiti sieno assai guasti da recente
restauro, le composizioni però, che possono vedersi ri-
prodotto in tre (avole nella raccolta di E. Maccari,
/ graffili delle case di Roma, li rivelano di scuola raf-
faellesca. E possibile che a quelli o ad altri graffiti non
più esistenti, eseguiti forse dagli scolari su disegni del

maestro, si riferisca il debito di Valerio Porcari, sul
quale del resto è da attendere che nuovi documenti
vengano a fare un po' di luce.

E notevole ne' due documenti ora pubblicati il titolo
di venerabilis vir, titolo ecclesiastico che forse spettava
a Raffaello pel suo ufficio di cubìcularius. Como pure,
nell'atto pubblicato dal Bertolotti 1 (15 maggio 1518)
con cui Raffaello comprava una vigna, è notevole il
titolo che gli vien dat ) di nobilis vir.

La casa di Raffaello. Quantunque sul luogo della
( "MS ti di Raffaello non possa oramai cader dubbio, non
credo inutile aggiungere un documento, già pubblicato,
ma sfuggito alle mie ricerche. 2

Nel R. Archivio di Stato in Roma è un registro
dei Mastri di strada del 1518, con questo titolo: «lectito
della chiavica del R.mo Cardinale de Ragona nella
strada vecchia del borgo, ordinato per li nobili nomini
M.o Bartolomeo della Valle et M.° Raimondo de Capo
de ferro, Maestri di strada nell'anno 1518.»

Dalla piazza d'Aragona a San Pietro, per la strada
vecchia, a man dritta, sono indicate in quest'ordine le
caso soggette a contributo pei lavori della chiavica:

« La casa de Raphaelle de Urbino con cinque bot-
teghe ducati 12.

« La casa nel cantone de m. Jacomo della ruere,
habita sotto M.o Benedccto sartore, de sopra M.a Ste-
fania, scudi 6.

« La casa acanto de M.° Tomasso barbiere habita
lui,' ducat. 8.

« La casa acanto de M.* Paolina moglie fu de
M.o Filippo spitiale, tene Anselmo tavernaro de sotto
e de sopra M.a Dionora, scudi 9.

« Tre case del R.° Cardinale de Ancona, una tene
M.o Pietro sartore, e l'altre doi tene il card, per suo
uso, due. 8. »

Seguono lo altre case fino a San Pietro.

Questo documento sarebbe bastato a determinare il
luogo del palazzo di Raffaello, se si fosse conosciuto
qual'era la piazza del cardinal d'Aragona. Hò già dimo-
strato in altri miei scritti che la piazza denominata oggi
di S. Giacomo Scossacavalli, prendeva il nome del car-
dinale che abitava il palazzo della Rovere, oggi de' Pe-
nitenzieri; e perciò fu detta piazza del card. Della Rovere,
del card. Salviati, del card. Madruccio ecc.

Nel 1518 abitava noi palazzo già da parecchi anni
il card. Luigi d'Aragona, nepote di Ferdinando I re
d'Aragona e pronipote di Alfonso I 're di Napoli. 3 La
piazza d'Aragona era dunque la piazza di San Giacomo
Scossacavalli. La prima casa nella strada vecchia (Borgo
Vecchio) a man dritta ora quella di Raffaello, che cor-
risponde appunto al palazzo dei Convertendi. Dopo al-
cune casette, s'incontrano lo case del card. d'Ancona,

i Artisti Urbinati in Roma prima del secolo XVIII. Urbino,
tipografia della Cappella per E. Righi. 1881, pag. ultima.
- a. Bertolotti, opera citata p»g. 14.

n Adinoli'I, La portico, di S. Pietro (Roma; 1859) p. 152,
pota 3.
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