Archivio storico dell'arte — 2.1889

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

presentaao vesti, capelli e tipi trattati secondo i modi
che dovea poscia condurre a perfezione maggiore Nicola
Pisano.

Onde il più grande scultore che vanti l'Europa nel
secolo xin, sia che provenga dall'Apulia, o dalla Toscana,
non rimane isolato in questo audace richiamo delle an-
tiche formo nell'arte cristiana; egli è unico soltanto per
l'eccellenza del genio suo, come poco tempo dopo Dante
Alighieri nella poesia.

Nè è giusto il dire che il figlio Giovanni si discostò
del tutto dall'arte del padre ; egli, come nota lo stosso
Muntz ne' suoi Précurseurs de la Renaissance, e nel-
YHistoire de l'Art pendant la Renaissance en Italie, e
come Io dimostrano le opero sue, continuò a studiare
l'antico, sebbene l'originalità del suo genio l'avesse por-
tato a discostarsi dalla semplice imitazione; ed invece,
- come era oramai nello spirito di quel tempo, e, massime
in Toscana, anche nella narrazione storica e poetica - ad
interpretare in un modo tutto proprio il vero, manife-
stando nel suo stile una certa esuberanza di sentimento,
una, direi quasi, nervosità, la quale, come fu ben notato
nel Cicerone del Burckhardt, in parecchie figure da lui
scolpite, lo dimostra un vero e grande precursore di
Michelangelo.

Como Giovanni Pisano, imitò l'antico Fra Guglielmo
d'Agnello, che seppe scolpire figure sì nobili e ben pro-
porzionato nelle forme, come, p. e., quelle di Maria e
d'Elisabetta quando s'incontrano, che possiamo ammi-
rare nella sedia dolla chiesa di S. Giovanni Fuorcivitas
a Pistoia; imitò l'antico Arnolfo di Cambio, sia a Pe-
rugia nella fontana eseguita in collaborazione con Gio-
vanni da Pisa; sia ad Orvieto, nel mausoleo del cardinale
de Braye in S. Domenico, ove la Vergine ha una veste
panneggiata come quella d'una matrona romana; e final-
mente, per non citare altri lavori, anche a Roma, sul bal-
dacchino posto sopra al ciborio in S. Paolo fuori le mura,
ove sono figurati in bassorilievo Abele e Melchisedech in
costumo orientale come le antiche figure di Paride, o quelle
dei Magi sui primitivi sarcofagi cristiani; ove gli angeli
sembrano Vittorie o Geni alati ; ove le statue dogli Apo-
stoli ed Evangelisti sono espresse con una maestà di filo-
sofi o d' oratori antichi ; in modo che il San Luca ha
lo stesso atteggiamento del Sofocle del Latorano, di cui
certo l'artista avrà conosciuta qualche riproduzione, che
ora più non esiste.

Certo il gotico (cho del resto ò parola assai vaga,
e dagli scrittori, compreso il signor Courajod, assai va-
gamento usata, e non è, specialmente negli ornati, che
una fase del naturale svolgimento dell'arte romanica, e
fiorisce contemporaneamente in diversi paesi d'Europa,
pure assumendo per ciascun paese particolari caratteri-
stiche), il gotico esercitò un influsso potente sugli scul-
tori di cui abbiamo parlato; e ciò può ravvisarsi, non
solo nello linee architettoniche usate nelle grandi opere
loro, ma anche, se questa può dirsi veramente una pre-
rogativa del gotico, in una spiccata tendenza verso il
verismo; negli atteggiamenti contorti che si riscontrano

in parecchie figure; in certi accartocciamenti di pieghe,
propri specialmente di Giovanni Pisano; in alcuni mo-
tivi di composizioni figurato, di sagome e d'ornati ar-
chitettonici, presi cortamente a prestito dall'arte del
settentrione: se non che l'arte di Nicola Pisano, la sua
grandiosità nel concepire o nel comporre, la sua lar-
ghezza di modellato, molti partiti di pieghe, e talvolta
anche i tipi ideali delle sue figure imitate dagli antichi
esemplari, come pure la nobiltà di alcuno composizioni,
restano nelle opere de' suoi immediati scolari, come resta
in essi ognora vivo l'amor per l'antico.

L'arte gotica francese penetrava in Italia per quel mu-
tuo scambio di pensieri e di prodotti, che fu tra i diversi
popoli europei nel medio evo, quando per il substrato co-
mune delle idee cristiane, e pei concetti, non totalmente
scomparsi, d'un ordinamento civile pari a quello dell'an-
tico impero romano, e nazionalità non eransi ancora bon
determinate, e con esse non ancora i caratteri propri
di ciascun popolo e la manifestazione individuale; ma
l'Italia dava oramai un' impronta speciale anche a ciò
che accoglieva dal di fuori; e la poesia trobadorica di-
ventava la poesia del dolce stil nuovo, che andava svol-
gendosi fino alla originalissima lirica del Petrarca; ed
in mezzo ad una eletta schiera di poeti, di cronisti, di
novellatori eleganti e vivaci, s'ergeva sublime Dante
Alighieri col suo Poema, il più grande monumento della
poesia medioevale, ove si sente già penetrare lo spirito
dogli antichi poeti, e Virgilio vi è già inteso non solo
come filosofo, secondo le idee medioevali, ma anche come
altissimo vate: ed intanto, contemporaneamente, dalla
scuola toscana di pittura ancora bizantinoggiante e roz-
zamente realistica s'innalzava Giotto, il massimo pittore
del tempo suo, che niente ha appreso dal gotico-francese,
bensì dirottamente dalla natura, ch'egli interpretò se-
condo il sentimento suo proprio, e, in qualche parti-
colare, pur dall'antico. E l'arte di Giotto, larga, ima-
ginosa, d'un verismo severo e pieno di dignità, attira
a sè la scultura ; e mentre a Siena gli scultori, come
si nota nella pittura senese, danno un'impronta spe-
ciale, un carattere leggiadro e grazioso alle loro figure
ideali, quale si trova in alcuna delle celebri opere
della facciata del duomo d'Orvieto; a Firenze con An-
drea da Pisa e con l'Orcagna s'incontra nella scultura
la grandiosit'i di composizione, il semplice e largo mo-
dellato, il naturale panneggiamento di Giotto.

Certo in Italia non v'ò ne' secoli xm e xiv tanta
abbondanza di scultura come nella Francia e negli altri
paesi d'Europa; il gotico, nell'architettura, all'infuori
di certi esempi in cui si vede spiccata l'influenza stra-
niera, aveva qui assunte (orme più semplici, più severe,
assai meno ricche di ornamenti superficiali, e perciò di
fogliami e di figuro. Non poteva adunque essere molto
grande la produzione scultoria de' secoli xm e xiv in
Italia, come al contrario lo fu in Francia e in generale
ne'paesi settentrionali; ma non bisogna credere che
all'infuori de' Pisani e dell'Orcagna, all' infuori di qualche
maestro senese e di qualche scultura in Venezia, man-
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