Archivio storico dell'arte — 2.1889

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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cassero da noi dovunque i buoni scultori. Prima di tutto
giova notare che, al pari dell'arte giottesca per la pit-
tura, le opere de' Pisani e de' loro seguaci s'erano dif-
fuse nella maggior parte d'Italia ed avevano potuto eser-
citare una grande influenza sugli artisti locali. Così non
solo nelle principali città della Toscana, ma noi troviamo
opere o di Nicola o di Giovanni o di Arnolfo di Cambio
o di Fra' Agnello, o di altri loro scolari, in Napoli, ove
si porta Arnolfo di Cambio, a Roma, ad Orvieto, a Bo-
logna e financo a Padova, ov'è certo di Giovanni Pisano
la statua della Madonna col bambino sopra il monu-
mento di Enrico Scrovegno nell'Arena. E pure a Ve-
nezia doveva essere corsa la fama delle opere loro, se
poi ci è dato di scorgere nelle sculture veneziane alcuni
caratteri propri della scuola do' Pisani : anzi quel Marco
Romano che scolpi (1317) il sepolcro del beato Simone
profeta in S. Simeone, rivelasi chiaramente della scuola
di Giovanni da Pisa.

A Milano, il fine e gentile scultore di S. Maria del
Prato a S. Casciano, scolare forse di Andrea da Pisa,
eseguisco l'arca di S. Pietro martire in S. Eustorgio, e
scolpisce la porta maggiore di S. Maria in Brera. Mi-
lano poteva dirsi già fin da allora un centro d'arte im-
portantissimo; gli scultori campionesi erano rinomati
non soltanto nella Lombardia: si sa di scultori campio-
nesi andati a lavorare insieme coi Pisani nel duomo
d'Orvieto: penetrata quindi in Lombardia l'arte toscana,
questa doveva anche ivi dare i suoi frutti, sebbene lo
stile gotico o francese o tedesco, là più che altrove
avesse potuto mescolarvisi. Certo è che tanto a Milano
quanto a Pavia trovansi opere che rivelano affatto l'in-
flusso della scultura toscana (Confi-. Ber Cicerone, p. 336).
Così nella seconda metà del secolo xiv, Bonino da Cam-
pione innalza a Verona la tomba di Can Grande, in cui sì
trovano ancora alcune caratteristiche proprie dell'arte de'
Pisani, specialmente nelle figure ; in cui, oltre ad elementi
gotici trattati originalmente, trovansi elementi classici
(come, p. es., le nicchie con la conchiglia apposta al
catino, entro la quale stanno figuro sedute di santi, e
le targhe rotonde incavate nei* timpani degli archi e
nelle cuspidi, dal mezzo delle quali escon le protomi),
fusi in un tutto veramente mirabile; in cui lo statue
snelle ed eleganti, e gli ornati assai finemente trattati,
non la cedono gran fatto alle più belle opere eseguite
in Francia nello stesso tempo.

Intanto i Dalle Masegne, fondandosi sulle tradizioni
dell'arte bizantina (che in S. Marco ed altrove si mostra
assai fine ed elegante, e risente ancor bene della sua
origine dall'arte antica), come pure sulla tradizione pi-
sana, subendo in pari tempo l'influenza dell'arte gotica
settentrionale, ma modificandola con mirabile originalità,
producono sì a Venezia che a Bologna molte opere vera-
mente caratteristiche, le quali mostrano ormai evidenti i
germi, finora sparsi, d'uno stile nazionale, veneziano: con-
cezione pittorica nella decorazione, fresca ed immediata
invenzione, espressione di vita spirituale, particolarmente
nelle teste bellissime e modellate coninsolitacura, con giu-

sto sentimento del vero, con mirabile ricerca di caratteri-
stiche speciali in ciascuna figura. Se poi a tutto questo si
aggiunga che, già al principio del quattrocento, i pan-
neggiamenti delle figuro sul monumento al doge An-
tonio Venier, si svolgono classicamente, possiamo con-
cludere che assai presto anche a Venezia, dopo l'impulso
dato specialmente dall'arte de' Pisani, si maturavano i
germi del vero e proprio rinascimento italiano. Al quale,
non certamente per l'influenza dèi verismo gotico fran-
cese e dell'arte borgognona, ma per naturale svolgimento
dell'arte toscana, arrivava pure contemporaneamente,
proprio nei primi inizii del quattrocento, spiegando una
potenza assai maggiore dei Dalle Masegne, anche Jacopo
della Quercia, colle sue sculture a Lucca, a Siena, a
Bologna; mentre anche a Firenze, pur mantenendo in
parte le tradizioni antiche, Niccolò di Piero e Nanni di
Banco seguivano più risolutamente quella via che presto
doveva condurre la scultura italiana al suo vero e spe-
ciale carattere, a quell'altezza oltre la quale nessun'altra
arte, all' infuori della classica antica, era potuta arrivare.

Jacopo della Quercia ricorda ancora i Pisani, o in
particolar modo Giovanni, por alcuna contorsione in
qualche figura, per partiti di pieghe affastellati e ba-
rocchi; s'attiene ancora al gotico in qualche linea ar-
chitettonica; all'arte romanica in generale in qualche
sagoma ed ornato a fogliami; ma per l'alta idealità
delle figure, per la robustezza del concepimento e del
modellato, per la interpretazione geniale e vigorosa del-
l'antico e della natura, egli, mentre si riannoda a Gio-
vanni Pisano, è pure il grande precursore di Donatello
e di Michelangelo, e le sue opere, checché ne pensi il
eh: Courajod, sono sotto questo aspetto di gran lunga
superiori a quello de' maestri di Miohol Colombo, perchè
oltre la loro bellezza intrinseca, contengono già in sè,
omogeneamente fusi, tutti quei germi, che si sviluppa-
rono nella grande scultura del nostro rinascimento. Ep-
pure egli, a parte l'originalità del suo stile, non era
che il semplice rappresentante d'un'arte nazionale, ita-
liana, non della gotica francese.

Il signor Muntz nel suo studio assai diligente, che
abbiamo sopra citato, nota un bel numero d'artisti oltra-
montani, venuti nel secolo xiv a lavorare in Italia, onde
poi ne conclude che la Francia, togliendo più tardi dal-
l'Italia gli elementi del rinascimento, non fece che ri-
chiedere il pagamento d'un debito, contratto a suo prò
durante il medio evo. Se non che questi artisti venivano,
specialmente a Milano, ove lavoravano campionesi e
toscani già esperti, non come indiscussi maestri, ma
come aiuti nelle opere grandiose che aveano già impreso
a fare le nostre città. Erano in Italia ricercati gli avorii
e le opere d'oreficeria degli oltramontani ; ma avevamo
anche noi, specialmente a Siena ed a Firenze, orafi di
sommo valore, avevamo anche noi ottimi scultori in avorio
della scuola di Giovanni da Pisa e dell'Orcagna, i cui
prodotti, non posson negarlo i Francesi, arrivavano nel
loro paese, come arrivavano in Francia onorati anche i
nostri artisti, contemporaneamente a quelli che di là
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