Archivio storico dell'arte — 2.1889

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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tipia, che si trova a Berlino in possesso di un privato, il
quale dallo studio dello Harck che si pubblica in questo
stesso fascicolo, apprendiamo essere il signor Lippmann.
Questo sarebbe adunque il vero ritratto di Bianca Maria
Sforza in età di vent'anni (dunque circa nel 1493) quando
era ancora promessa sposa dell'imperatore Massimiliano ;
di fatti fra i ricchi ornamenti che le cingono il capo
essa porta il motto degli Sforza merito et tempore,
ed oltre che ai due di Venezia e del gabinetto di Ber-
lino, è perfettamente somigliante ai ritratti autentici di
lei esistenti nella collozione Ambrosiana a Vienna, a
Innsbruck, alla sua statua in bronzo sulla tomba di Mas-
similiano nella chiesa di corte a Innsbruck, e ad una
piccola medaglia gettata da un artista mantovano
nel 1506.

Dimostrato cosi con tutta certezza che il ritratto del-
l'Ambrosiana a Milano non è di Bianca Maria Sforza, l'A.
si domanda chi possa essere la donna in esso raffigurata
e, posto ch'essa sia una Sforza, come si può argomen-
tare dagli ornamenti, che si riscontrano molto simili in
tutto le donne di quella casa fra la fine del secolo xv
e il principio del xvi e che anzi l'autore suppone
sieno opera di un solo artista che lavorò a quella corte,
propone il nome di Beatrice d'Este, moglie di Lodovico
il Moro, che è l'unica i cui ritratti e i cui busti abbiano
qualche somiglianza col nostro.

Quanto all'autore del vero ritratto di Bianca Maria
Sforza) il Bode ritiene come certo che sia Ambrogio do
Predis, il quale nel 1502 fece il ritratto dell'imperatore
Massimiliano e di sua moglie, e rifece la seconda in
un quadro più grande, quello dal quale è tolto il disegno
leggermente colorito conservato a Berlino. Difatti, con-
frontando il ritratto di Bianca Maria con quello dell'impe-
ratore Massimiliano a Vienna, si riscontrano in ambedue
quelle particolarità che sono caratteristiche di Ambrogio
de Predis, cioè: le figure ritratte in puro profilo, il fondo
scuro, la tinta delle carni fredda e biancastra, il disegno
preciso e l'esecuzione accurata come in una miniatura;
quest'ultimo carattere servo anzi a confermare l'asser-
zione del Lormolieff, che il nostro pittore sia figlio di
Cristoforo de Predis, miniatore modenese, che nel 1474
esegui il ritratto in miniatura di Galeazzo MaHa Sforza;
si vedrebbe cioè nel figlio rintluenzà del padre. Giudi-
cando da questi caratteri, il Bode crede di poter ragio-
nevolmente attribuire ad Ambrogio de Predis altre opere
non firmate, quali un ritratto di giovane donna attri-
buito al Boltraffio, nel museo di Oldenburg; quello di
un giovane col berretto rosso e veste azzurro pallida in
possesso del console Weber ad Amburgo; il ritratto in
profilo di un uomo di mezza età, di fattezze sforzesche,
attribuito al Foppa, nel museo Poldi-Pezzoli a Milano;
altri due molto danneggiati e mal restaurati nel museo
di Hannover, e finalmente una giovane donna in mezza
figura nella collezione Dreyfuss a Parigi.

Altri due ritratti sono ascritti dal Lermolieff ad Am-
brogio: uno d'essi è in possesso del senatore Morelli a
Milano; l'altro, un giovano impellicciato, fu vonduto

dieci anni fa a Londra colla collezione Fuller-Maitland;
un terzo simile a questi due si trovava già nella colle-
zione Jarwos a Firenze. Se non che su questi tre ritratti
che non sono dipinti di profilo, e sono trattati in modo
più largo e più coloristico, il Bode non vuole esprimersi,
perchè non li ha veduti dopo gli altri di cui prima si è
fatta menzione.

Nel ritratto della Ambrosiana a Milano poi non vede
l'autore la mano di Ambrogio de Predis, bensì quella
di Leonardo ; tanto è vero che in una copia di questo
ritratto fatta precisamente dal de Predis, in possesso di
G. Salting a Londra, si vede come il pittore non sappia
giungere all'altezza di Leonardo, e la copia ha in sè
tutte lo particolarità prima nominate, che per Ambrogio
sono caratteristiche.

In appendice a questo eccellente lavoro del Bode e
ad aggiungere qualche cosa alle scarsissime notizie po-
sitive che si hanno intorno al de Predis, non sarà vano
riportare qui un documento finora inedito che a lui si
riferisce :

(Archivio di Stato in Modena. Registro Ricordi de
la Salvaroba de Castello, 1478-83, a c. 65 v) « 1482.
Adi 22 de Mazo. - A zoane ambroso di predj da Milano
depinctore de lo 111. s. lud.° sforza. Braza 10 de razo
alexandrino de comisione de la Ex.a de Madama la quale
gie dona la Ex.a del nostro S.ro »

Da questo documento si desume che il pittore nel
1482 era al servigio di Lodovico Sforza, e che in quel-
l'anno andò a Ferrara, forse recando con sè il ritratto
di Anna Sforza fidanzata di don Alfonso d' Este, il quale
prima aveva mandato il suo proprio ritratto in dono alla
promessa sposa.

G. Coceva

Stevenson (H.). - Notes sur les tuiles de plomb de la
basilique de S. Marc ornées des armoires de Paul II
et de médaillons de la Renaissance. - (Mélànges d'ar-
cheologie et d'histoire. École francaise à Rome. - Pa-
ris-Rome, V, 1888).

L'A. dopo avere, con molta erudizione, dimostrato
che l'uso di segnare il nome dell'ordinatore di un edi-
ficio nelle tegole di piombo, avente origine nelle romane
tradizioni e continuatosi nel medio evo, si mantenne
anche nel Rinascimento, discorro delle tegole della
chiesa di S. Marco in Roma, ornato di stampe di me-
daglioni celebri di Vittore Pisano, fra cui notansi quella
della medaglia di Alfonso d'Aragona, l'altra di quella
del Pisancllo stesso. Fra queste ancora la stampa della
medaglia di Paolo II, e grandi tegole di piombo con le
armi di quel papa, che diede disposizioni per la coper-
tura della chiesa nel 1468. Segnaliamo ai lettori le ri-
cerche erudite dall'A.

0. M.
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