Archivio storico dell'arte — 2.1889

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VICENDE DEL DUOMO DI MILANO E DELLA SUA FACCIATA

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annali (ma in realtà secondo un disegno al progetto del Pellegrini soltanto ispirato), e dello varie
storie e delle molte sculture dava il disegno G-iov. Battista Crespi detto il Cerano, valente pittore,
ed anche a coleste opere di scultura veniva tosto dato principio.

Nel 1031 al Bisnati, a Fabio Mangone, a Carlo Albuzzi, succedeva finalmente quale architetto
della fabbrica Francesco Maria Richino, che già, come si disse, aveva presentati parecchi progetti.
Il Richino ora artista di talento ed inventiva, gran lavoratore come no danno testimonianza le
numerose sue creazioni architettoniche in Milano. Egli non indugiò a mettere ad esecuzione il pro-
getto che più gli stava a cuore per la facciata, il terzo progetto già accennato (tav. I, n. 2). In
questo egli aveva bensì mutata totalmente tutta la parie superiore del progetto Pellegrini, mane
aveva conservato il concetto generale nella parte interiore, introducendovi però notevoli varianti:
aveva mantennio cioè le alte colonne corinzie con base (e non con piedestalli come volevano il
Barca e molli altri), sostituendo però alle controcolonne delle lesene o pilastri piatti; tutto le line-
sire aveva modificate, ingrandendone il timpano onde potesser ricevere dei bassirilievi istoriati e
nella parte inferiore aveva loro aggiunto una balconata; ed alle porte altresì aveva recato par-
titi nuovi.

Ora per lo appunto quanto della facciata fu costrutto anteriormente al secolo xix in stile pseudo
classico, sorse precisamente non solo sotto la direzione del Richino, ma sul suo terzo disegno e non
direttamenle su quello del Pellegrini. Ce ne danno piena prova quei dipinti e disegni del secolo xvu
e del xviii che rappresentano lo stalo a cui si fermò la costruzione della facciata e riproducono
le due parli, la pseudo classica e quella aggiunta di poi in stile ispiralo a quello del duomo. Il
dipinto della quadreria del signor conte Giberto Borromeo di Milano eseguito nel 1067 o poco
dopo (tav. II) i, l'incisione della biblioteca Ambrosiana nella relazione delle esequie celebrate
l'anno 1735 nel duomo a S. M. la regina di Sardegna -, il disegno ad acquarello della metà del
xvm secolo del signor marchese Emilio Visconti Venosta, presidente della Reale Accademia di
Belle Arti di Milano, (tav. Ili)3 dimostrano per lo appunto che tutte cinque le porte, due fine-
stre della parte sinistra, e tre dei pilastri piatti pur dalla slessa parte furono costrutti prima che
incominciassero le opere del Buzzi e quindi dal 1031 al 1638 e tutto per lo appunto secondo il
terzo disegno del Richino.

Inoltre una maggiore osservazione e del terzo progetto del Richino e dei due documenti pitto-
rici or ricordati ed il loro confronto fanno emergere un tatto nuovo.

Nel progetto (tav. I, n. 2) del Richino il colonnato inferiore ed i pilastri piatti non salgono che
sino al vertice del frontone delle finestre e sopra corre tutta la trabeazione che, secondo il concetto
primitivo del Pellegrini, taglia orizzontalmente in due parti la facciata, e sulla porta maggiore, anzi sul
suo frontone, è progettato un grande bassorilievo che sta ancor al disotto della trabeazione. Nel dipinto
invece e nel disegno (tav. II e III) i pilastri piatti o controcolonne, hanno bensì (in corrispondenza
al vertice del timpano delle finestre) il collarino per il capitello, ma sopra continuano a salire
e di tanto che oltrepassano di molto il piano della trabeazione; inoltre al disopra della porta
maggiore nel disegno non è indicato il bassorilievo, anzi non vi è lasciato grande spazio, giacche
vi si vede già aperta una finestra più larga sì, ma più bassa delle altre già costrutte e questa
finestra è tagliala nello spazio sul quale avrebbe dovuto passare la trabeazione. Risulta per-
tanto che il Richino, durante la costruzione secondo il suo stesso progetto, aveva abbandonalo il
partito pellegrinesco della trabeazione e spingeva in alto i contropilastri ed apriva una finestra
intermedia sulla porla, appigliandosi adunque al partito di seguire le linee verticali che erano il
carattere predominante del complesso della costruzione.

1 Dobbiamo alla cortesia del signor conto Giberto
Borromeo di aver potuto riprodurre questa pagina ine-
dita della storia della facciata del duomo.

2 Relazione delle solenni esequie celebrate nel Duo-
mo di Milano a S. M. la Regina di Sardigna Polissena
Giovanna Cristina. In Milano mdccxxxv nella R. D.
Corte per Giuseppe Richino Mai.atesta, con tavole in-

cise da Marc. Ant. Dal Re. (L'incisione che rappresenta
la fronte del duomo venne riprodotta in questi giorni
ne'l'opera del prof. Boito, Il Duomo di Milano e i disegni
per la sua facciata. Milano, Marchi 1881)).

3 Dobbiamo del pari alla gentilezza del sig. marchese
Visconti Venosta di poter presentare quest'interessante
disegno.
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