Archivio storico dell'arte — 2.1889

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288 GIULIO GAROTTI

Lo stemma consta di due parli: della tiara pontificia colle chiavi e dello stemma di casa Odescalchi.
Ora precisamente gli annali registrano alli 18 novembre dell'anno 1G76 la spesa di lire 600 per
compenso « al pittore Stefano Montalto per l'arma del sommo pontefice Innocenzo XI posta in
facciata nuova del Duomo». Ed all'anno 167G corrisponde appunto lo stalo della costruzione, cioè
l'esistenza di una sola volta sull'ultima campata delle navate interne.

Nel successivo anno 1671 i deputati ordinarono doversi compiere le vòlte degli altri campi
anteriori presso la fronte e coprire la facciata del tempio, lavoro questo dell'innalzamento del muro
nudo e povero che venne a mascherare e chiudere la fronte e fu la chiusura dei lavori della facciata.

Un'altra veduta antica ci conservò il pur già ricordato disegno (tav. Ili) di proprietà del marchese
Visconti Venosta, disegno del secolo xviu e certamente anteriore al 1759, anno in cui fu incomin-
ciata la gran guglia del tiburio, il quale qui appare ancora monco. In questo disegno si trova che
la fronte fu bensì chiusa con quel certo muro di laterizio, che fu bensì lasciata l'apertura per le
altre finestre (tra le quali quella per la finestra così caratteristica ideata dal Richino sopra la
porla maggiore e conservata dal Buzzi nei suoi due primi disegni); ma che, all'infuori di questa nuda
chiusura provvisoria, di opere relative al compimento della facciata dopo la morte del Buzzi, da
oltre un secolo più nulla era stato fatto. 1

E nulla continuarono a fare sino all'anno 1793, in cui ricominciarono a lavorare attorno ai
piloni o centra (forti, ma tutti lavori secondari. In realtà la costruzione della facciata rimase in-
terrotta dall'anno 1G58 sino al 1809. Non fecero difetto ad ogni buon conto, anche in quell'inter-
vallo, le lunghe discussioni, i pareri, i disegni di parecchi religiosi della compagnia di Gesù nel
xvu secolo, del Iuvara (1733), di Francesco Croce e di Carlo Giuseppe Menila (1734), di Virtemate
Cotognola (1735-38), di Luigi Vanvitelli (1746), di Giulio Galliori (1787), di Luigi Gagnola (1790),
di Felice Soave (1790), di Leopoldo Pollali (1805).

Per la prosecuzione dei lavori tutti codesti pareri e progetti non giovarono; influirono però
sulla scelta del tipo, sulla creazione della definitiva facciala costruita dipoi, il parere del Croce
ed il progetto del Soave.

Il parere dato dal Croce nel 1745 ò conservato in un manoscritto della biblioteca Braidense
di Milano che fu studialo dal prof. Luca Beltrami.2 In questo parere, che oggi forma la legge,
secondo la quale viene intesa la facciala che devesi dare al duomo di Milano, il Croce diceva
che convien « sveltire la facciata e renderla più nobile del rimanente, sol che si voglia con par-
ticolare attenzione studiare lo stile di questo tutto per derivarne le parti che potrebbero conve-
nire a formargli un'elegante facciata, senza immischiarla di altre maniere gotiche che non le
possono convenire ».

Il progetto del Soave (tav. I, n. 5) conservava le porte e finestre pseudo-classiche del Richino,
ripeteva sul campo destro due finestre identiche e nella parte centrale aggiungeva il gran flnestrone
di uno dei progetti del Richino (tav. I, n. 2) ; ma poi completava la serie delle finestre aggiun-
gendo le tre superiori in stile identico a quello del tempio; manteneva i piloni o contrafforti del
Buzzi e li ripeteva ai lati ed all'estremità della fronte, ultimandoli con guglie e coronava infine
tutta la facciata nella linea terminale con una doppia, elegante e ricca falconatimi e nei piani
superiori alle campate intermedie e laterali, piani che ripetè dal Buzzi colla stessa vezzosa falconatila.

Questo progetto del Soave rispondeva anche alle intenzioni dei deputati, che volevano appunto
conservare quella tale ordinanza del 7 aprile 1G53 relativa alla scelta del progetto del Buzzi, e
di fatto nel 1791 approvarono il disegno del Soave.

Questo valente architetto venne dipoi eletto ad architetto della fabbrica, se non che le vicis-
situdini dei tempi non gli consentirono di mandar ad effetto il suo disegno. Venne bensì il 1797

l Noi 1678 i deputati ordinarono è vero che, nono-
stante qualunque contraria ordinazione, si dovessero
porre in opera le pietre lavorato per la balaustra al
disopra della porta maggiore, ma ciò non fu eseguito.

2 Arch. Luca Beltrami, Per la facciata del Duomo
di Milano. Milano, Colombo e Cordani 1887, parte III
pag. 29 e segg. Giustamente il eh. autore ha pubblicato
il parere no' suoi passi principali.
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