Archivio storico dell'arte — 2.1889

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IL MUSEO FILANGIERI IN NAPOLI

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iacghè rArchivio storico dell'Arte si dispone a render conto fra
le altre cose delle nuove fondazioni che man mano vanno sor-
gendo in Italia per promuovervi il culto del bello e per porre in
salvo una parte de' suoi tesori, non vuoisi dimenticare quella che
in Napoli venne istituita ed aperta al pubblico fino dallo scorso
novembre. E una fondazione che onora in alto segno non mero il suo
creatore, che la città, la quale, ad edificazione degli spiriti gentili,
ne venne fregiata, e come tale merita vi si richiami Y attenzione
degli amatori dell'arte e di quanti sono animati da patriottica sol-
lecitudine pel decoro d'Italia.

Esempio più unico che l'aro infatti quello di una donazione di
un intero museo, composto di svariati e riccamente forniti elementi, effettuato in vita, per volere
di privato possessore. Questi nel caso concreto è un patrizio benemerito, d'illustre discendenza, il
principe Gaetano Filangieri, duca di Satriano, nipote per padre del noto omonimo, autore della
Scienza della Legislazione. La donazione sua acquista vie maggiore rilievo dalla circostanza fortu-
natissima per la quale egli d'accordo coll'autorità municipale di Napoli potè riuscire a concorrere
ad un tempo alla ricomposizione di uno fra i più insigni monumenti dell'architettura civile del Ri-
nascimento del tempo migliore ed alla collocazione nel medesimo di tutti gli oggetti formanti la
sua propria raccolta artistica.

A noi incombe quindi il dovere di prendere in considerazione, per quanto brevemente, tanto il
contenente quanto il contenuto del nuovo museo cittadino.

Ora è a sapersi rispetto al primo, che quel severo e massiccio edifìcio non è altro che l'antico
palazzo fondato da Angelo Como, nobiluomo, che visse al tempo del dominio di re Ferrante I d'A-
ragona. La unita tavola che porge l'aspetto della fronte, ricavata da una fotografia della ditta Som.
mer di Napoli, ci dispensa da una particolareggiata descrizione della medesima. Osserveremo soltanto
ch'è tutta quanta costruita di pietra di peperino da cima in fondo, e che tale quale noi la vediamo
venne trasportata di peso, pezzo per pezzo, una ventina di metri più addietro del posto primitivo.
Gli è per queslo che alla maggior parie dei visitatori della grande metropoli delle provincie meri-
dionali questo palazzo deve riuscire quasi una rivelazione singolare, una eccezione inaspettata
in mezzo al fabbricato predominante non solo di quella via, cioè della via del Duomo, ma della città in
genere. Pochi di latto ebbero a prenderne cognizione fino ad alcuni anni or sono, quando l'edificio si tro-
vava in un recondito vicolo della vecchia Napoli, di quel quartiere che racchiude nel suo seno i più ve-
tusti monumenti medievali, quali le chiese di Santa Chiara, di S. Lorenzo, di Sant'Angelo a Nilo, di
San Severino, il palazzo di Diomede Garafa, ora dei marchesi Sant'Angelo, quello dei principi del-
l'Arida, ora del duca del Monte di Marigliano, e via dicendo. Tanto più commendevole quindi l'effet-
tuato divisamento di approfittare della occasione delle recenti demolizioni in relazione all'apertura

Ara/Uoio storico dell'Arte - Anno II. Fase. VII

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