Archivio storico dell'arte — 2.1889

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GUSTAVO PRIZZONI

metri 20 più in dietro, formandone un edificio da addirsi ad uso municipale. L'abbattimento com-
pleto, sia detto a cagion di lode, non venne in mente ad alcuno.

« Dopo lunghe e vive discussioni e dopo un saggio lattone e perfettamente riuscito, in ultimo il
traslocamento fu approvato dalla Commissione conservatrice dei monumenti, e deliberato dal Con-
siglio municipale. L'opera, certamente non facile, fu eseguila con scrupolosa precisione e con rara
abilità dalla direzione tecnica della nuova via, e compiuta riscosse il plauso generale.

« In questo modo il voto di quanti sentono il culto delle patrie memorie fu soddisfatto. Ma dopo
tutto ciò sorgeva un altro problema a risolversi. A quale uso l'edificio sarebbe stato destinato? Il
frontespizio monumentale di esso avrebbe corrisposto a quello cui l'interno doveva servire, o sarebbe
stato piuttosto una menzogna, un'antitesi, una disillusione? Poteva convenire a quell'artistica fac-
ciata una scuola, un ufficio municipale, l'abitazione di un privato ? Di ciò dai più dubitavasi. Pure
il nuovo problema fu anche felicemente risoluto.

« Il principe Gaetano Filangieri volendo mandare a effetto un suo antico e nobilissimo disegno,
propose donare alla sua patria il Museo, che per molti anni con grandissime spese e con cure intel-
ligenti ed amorosissime aveva raccolto. Era per fermo una fortuna singolare per Napoli, e l'offerta
fu accettata dal Municipio. Il Filangieri avrebbe anche a sue spese adattato il locale, che non consi-
steva in altro se non nella semplice muratura, allo scopo cui doveva servire. »

E così fu fatto in realtà, a norma di quanto è espresso nell'art. 3° dello statuto del Museo, votato
dal Consiglio comunale l'il marzo 1882 dov'è detto: « Il Museo G. Filangieri sarà istallato qui in Na-
poli nel palazzo Como. E poiché di questo palazzo al presente non esiste che la facciata di prospetto,
quella di un lato e porzione di quella di un terzo lato, il principe Filangieri si obbliga di far ricostruire
il resto e decorarlo, il tu tto a sue spese e sotto la sua esclusiva direzione ecc. »

Della perfetta riuscita dell'opera di ricostruzione della parte esterna per parte del Municipio va
reso il merito agli architetti dirigenti A. Francesconi ed E. Albarella. Le disposizioni della parte interna,
la decorazione delle parti singole, la collocazione degli oggetti componenti il museo fu diretta dal
principe stesso, coadiuvato dagli architetti, ingegneri Edoardo de Angelis e Ludovico Romano, i
quali seppero cavare il migliore partito possibile da uno spazio alquanto limitato, relativamente allo
scopo cui veniva destinato.

Una descrizione accurata delle parti costitutive del palazzo tanto all'esterno come all'interno
trovasi parimenti stampata nella introduzione del catalogo e vuol essere rammentata appositamente
perché redatta con grande proprietà di linguaggio tecnico dal compianto architetto ing. Edoardo
Cerillo, che coadiuvò grandemente il principe Filangieri nelle sue pubblicazioni letterarie.

A quattro soli locali si riduce la parte spettante propriamente al museo, e sono una sala terrena
o vestibolo, una larga scala ad elica, posta nell'angolo corrispondente allo stemma dei Como, la
quale riceve luce da quattro finestre, cioè da due della fronte principale e da due della laterale,
la grande sala al piano nobile che abbraccia tutta la larghezza dei rimanenti quattro flnestroni
sulla facciata e l'ambiente della biblioteca sopra la scala, rischiarata dalle finestre minori praticate
nel prospetto di fianco.

Bella nella sua gravità che ci riporta al medio evo è la sala terrena, divisa in tre grandi ri-
parti coperti da volte a vela ornate di mosaico policromo a fondo d'oro sullo stile del xiv secolo,
messo tutto a rabeschi di rami e foglie, intramezzati da brevi accartocciati, contenenti i nomi più
celebri della famiglia Filangieri, a cominciare dai due fratelli Angerio e Turgisio, tigli di Tiehel
normanno, che sono i due capostipiti delle due famiglie Filangieri e Sanseverino, dal 1100 in qua.
Quest'opera di mosaico che reca nel centro lo stemma di casa Filangieri è stata eseguita nella fab-
brica di A. Salviati di Venezia. L'ambiente per se stesso, un po' scarso di luce, non si prestava a
raccogliervi le opere di maggiore pregio ed ha servito quindi a disporvi oggetti alquanto disparati,
quali sono armi ed insegne sì nazionali che estere, frammenti di antichità, lapidi, busti in marmo,
in bronzo e in terra cotta, istrumenti diversi e via dicendo. Interessante il modello in gesso del-
l' edificio nelle sue parti puramente esteriori, cioè nella forma in cui fu concesso dal municipio al
principe, che fece sorgere le mura interne con le decorazioni, come oggi si vedono, 1 per collocarvi

l Sta chiuso in una vetrina al n. 397.
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