Archivio storico dell'arte — 2.1889

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IL MUSEO FILANGIERI IN NAPOLI

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le sue collezioni. Da un altro lato noteremo fra altri oggetti di curiosità una colubrina aragonese
a retrocarica con affusto della seconda metà del xv secolo (n. 403).

Il catalogo dà le più precise informazioni del resto sopra ogni oggetto, non risparmiando qual-
siasi particolare sì descrittivo che storico. Noi rimandiamo al medesimo gli amatori di armi e d'altri
arnesi cavallereschi, quali servono a decorare gli accessi alla .scala tanto nel piano inferiore quanto
nel superiore, fra cui non fanno difetto i capi pregiati e rari degli scorsi secoli.

Il vero tempio dell'arte è la sala superiore, dedicata alla memoria di Agata Moncada di Paterno,
madre del principe. Originalissima nel suo aspetto grandioso e per la ricca varietà di quanto contiene.
Nel suo ingresso è preceduta da un piccolo portico, sopra il quale si stende un ballatoio che comu-
nica d'ambo i lati della sala con passaggi pensili in guisa di tribune che girano lunghesso i lati
di essa sala. Le due pareti principali sotto le tribune sono dedicate alla raccolta dei quadri in tavola
e in tela, mentre inferiormente ricorre una serie di vetrine con armi e oggetti diversi. L'impiantito
è eseguito in piastrelle invetriate cogli stemmi, divise e monogrammi di casa Filangieri, lavoro
eseguito nella scuola officina di ceramica del museo artistico industriale, istituito dal principe stesso.
Di fronte all'ingresso, in fondo alla sala, spicca in tinte chiare entro apposita edicola il ritratto di Gae-
tano Filangieri seniore dipinto da Domenico Morelli. L'autore della Scienza della Legislazione vi è
raffigurato in costume di gentiluomo del secolo passato, seduto davanti un tavolo ingombro di carte.
In una vetrina sottoposta stanno in vista parecchi suoi autografi. Sulla sinistra si passa in un piccolo
ambiente, cinto d'armadii con pastori ed oggetti (la presepe (arte industriale eminentemente napole-
tana) che inette alla scala di legno, per cui si giunge ai passaggi pensili, dividenti in due zone
l'altissima sala. Questa poi riceve luce dell'alto, cioè a dire da una serie di lacunari del soffitto,
muniti di cristalli, mentre i quattro flnestroni verso strada, nascosti dietro la serie dei quadri, non
servono che a dar aria, per mezzo di vani praticati nello zoccolo sottopasto. Tale disposizione veniva
imposta dalla necessità di guadagnare l'occorrente posto, ed ottiene in più il vantaggio di una armo-
nica unità nell'insieme, per quanto non riesca favorevole alla contemplazione dei dipinti, i quali
rimangono in parte ombreggiati dalla sporgenza delle tribune sovraindicate. Nella zona superiore
della sala, cioè lungo i passaggi pensili, difesi da balaustri, gira un ordine di ben 24 armadi a
vetro contenenti porcellane, maioliche, vasi antichi e vetri di Murano.

È una splendida raccolta, che imprime un aspetto di elegante gaiezza a codesta parte dell'am-
biente. Noi, lasciando agl'intelligenti della materia di addentrarsi in apprezzamenti sui singoli capi
che arricchiscono le vetrine, osserveremo soltanto, che si possono fare interessanti confronti fra
le fabbriche sì nazionali che estere di epoche diverse, disposte a gruppi ben distinti. Fra le cose più
prelibate ci parve da notare anzi tutto una testa di tutto tondo in maiolica bianca invetriata, di un
giovinetto imberbe, al vero, colle pupille e i capelli leggermente colorati (n. 2088). La grazia sem-
plice e pura che spira da quest'opera sembra giustificarne l'attribuzione a Luca della Robbia.

Fra gli oggetti di valore più esteriore, decorativo, rammenteremo un animato trionfo di Racco,
in porcellana policroma di Gapodimonte (n. 1984), una vaga ed ornata zuppiera di porcellana di
Meissen (2136). Nel limitato numero dei vasi greci vedonsi parecchi capi pregevoli, a ligure rosse
su fondo nero, forniti di quella levigatissima, magica patina, non più trovata al dì d'oggi.

Nulla di più attraente e di più grazioso per un altro verso che una raccolta di vetri di Murano ;
creazioni di un soffio, non meno ideale che materiale.

In siffatto genere gareggiano fra loro in Napoli il museo Filangieri colla sua vetrina e quello
della Certosa di San Martino sulla incantevole altura di Castel Sant'Elmo, porgendo esemplari delle
antiche fabbriche, peregrini per forme e per colori.

Tornando nella zona inferiore della gran sala, vanno notate per pregio artistico due casse da
corredo di nozze, intagliale in legno noce, poste vicino all'ingresso. Ci vengono indicate per lavori
napoletani del xvt secolo, non dissimili del resto da quelli che vennero eseguili in altre parti d'Italia
in un tempo nel quale si può dire che ogni singolo artefice avesse come innato il senso delle propor-
zioni, tanto per le linee del tutto quanto per quelle delle parti (n.rl 584 e 589).

Fra gli oggetti minuti onde vanno adorne le vetrine si osservano alcuni smalti finissimi di Limo-
ges: in ispecie quello di una placca centinata eseguita quasi solo a chiaro scuro, nella quale è rappre-
sentata Yandata al Calvario di N. S. ed un altro dov'è espresso l'episodio dell''Annunciazione, a deli-
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