Archivio storico dell'arte — 2.1889

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PITTURE DI MAESTRI ITALIANI NELLE GALLERIE MINORI DI GERMANIA

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si trovano nello stile degli accenni a parecchi pittori fiorentini, ma più di tutti, a mio parere, a
Filippino Lippi, dal quale è specialmente ispirata la figura del san Girolamo; poi anche al Ghir-
landaio ed a Cosimo Rosselli. L'autore era adunque certamente uno di quegli che, mancando di
uno siile indipendente ed originale, raccoglievano dalle opere degli artisti notevoli loro contem-
poranei gli elementi della maniera propria di ciascuno di essi; egli non manca di un certo talento
e di vivace fantasia; però, volendo far troppo, fa troppo poco. La figura del san Girolamo sembra
che in questo tempo sia stata specialmente prediletta ai maestri fiorentini ; e sulla forma tipica
della sua figura pare abbiano esercitato influenza decisiva composizioni quali quelle attribuite al
Castagno ed a Filippino nell'Accademia di Firenze.

Se fosse giusta la definizione del catalago, un'altra pittura di questo gruppo, il busto del
Redentore (n. 1286), apparterrebbe essa pure alla scuola del Botticelli. II Cristo, coi lineamenti
dolorosamente, anzi spasmodicamente contratti, mostra nella destra la cicatricé e nella sinistra tiene
il libro della vita nel quale si vedono le due lettere A ed Q. Alla testa duramente disegnata col
naso corto e largo e i capelli bruni disposti in larghi ricci, fa riscontro la libertà nel dipingere
la quale ha cosi espressi i caratteri dell'affresco, che si deve ritenere che l'autore si sia special-
mente dedicato a questo genere di pittura, Non si può negare che il tipo del capo abbia qualche
analogia con quelli del Botticelli; però mi sembra che si possa molto meglio dimostrare la rela-
zione di questo dipinto con un altro pittore fiorentino anteriore al Botticelli, giacché esso richiama
immediatamente alla memoria le pesanti figure di Andrea del Castagno. Certamente sarebbe un
ardire, del quale non mi vorrei rendere colpevole, l'attribuire il dipinto a quello stesso maestro
che eseguì il Cenacolo in S. Appollonia a Firenze. Altri forse potrebbe arrischiare tale ipotesi fon-
dandosi sul confronto col Crocifìsso in S. Matteo, col quale il nostro quadro presenta maggiore
analogia; io vorrei limitarmi a determinare, non già che il quadro sia stato eseguito da Andrea
del Castagno, bensì sotto la sua influenza.

Come rappresentante di una generazione posteriore di pittori toscani, che risentono già l'in-
fluenza di Leonardo e di Raffaello, ci troviamo innanzi Giuliano Bugiardini, del quale esiste nella
collezione di cui parliamo un quadro molto bello e ben conservato, in cui è rappresentata
Maria col bambino e il piccolo san Giovanni (n. 285). A quale modello risalga questa composizione,
è facile indovinare: sono le Madonne della maniera fiorentina di Raffaello, così semplici e naturali
ad onta di tutta l'arte con cui son disposte, che il Bugiardini si sforzò di imitare. Perciò il motivo
principale della rappresentazione non presenta alcuna novità: la Vergine interrompe la sua lettura
per trarre a sè il piccolo san Giovanni, mentre il bambino che le sta in grembo tende le mani
verso il libro, per giocare con esso. Il quadro è specialmente attraente per il colorito d'una chia-
rezza straordinaria e per il grazioso paesaggio di gusto parimenti raffaellesco, mentre invece
anche qui, come negli altri dipinti di questo maestro, si nota nelle teste la mancanza del nobile
sentimento di bellezza.

Ancora due opere, e poi avremo finito la nostra piccola escursione nella sala della collezione
dell'Università di Bonn: in una di esse, un Ecce homo, in cui si vede Cristo coronalo di spine
tenuto da due sgherri (n. 292), si scorge l'influenza del Sodoma. Il colorito chiaro e il tono vitreo
delle carni fanno pensare a prima vista a Baldassarre Peruzzi; però tosto ci accorgiamo esser
meglio attenerci alla denominazione più generale di « scuola del Sodoma ». La seconda è un lavoro
eccellente di scuola lombarda (n. 50), un quadro di grandi dimensioni, in cui è raffigurato Gesù
crosto al tempio e che mostra uno stile influenzato soltanto poco da Leonardo, quale ad esempio
si vede nelle, ultime opere del Bramàntirio o nelle prime di Gaudenzio Ferrari. Le carni hanno un
colore giallo debole con ombre grigie; le figure sono lunghe; le leste con nasi acuti e ben pro-
porzionati, bocca piena e mento breve. L'epoca in cui il quadro fu eseguito dovrebbe essere nei
primi anni del secolo xvi, e quanto all'autore, è mia opinione che sia realmente il Bramantino,
di cui esso sarebbe una delle ultime opere. Ai ricercatori che verranno rimane il confermare questo
mio giudizio o il ribatterlo.

Henry Thode
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