Archivio storico dell'arte — 2.1889

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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la folta barba nera vellosi il collare della bianca camicia.
Indossa una vesto con rivolti di pelliccia e il giustacuore
di colore scuro ».

Il Luzio però riportando un sonetto dell'Aretino tolto
dal Cod. Marc. CI. XI it. n. LXVI a c. 435 r. con questa
didascalia « P. Aretino pel suo ritratto dipinto che zetta
la laurea girlanda», che certamente si riferisce al ritratto
mandato a Mantova, fa osservare corno l'identità di quella
tela posseduta dal Giustiniani sembra sparirò.

Noi però potremmo osservare elio il Cavalcasene e
il Crowe parlano di un primo studio ; quindi ci po-
tremmo trovare presenti ad un'altra tela, che fosse servita
di preparazione al quadro da spedirsi al Gonzaga. Ma
d'altra parto, i sigg. Cavalcasene e Crowe ci descrivono
il quadro molto danneggiato, abbrunito dal tempo, o molto
cambiato dai restauri. Ora perchè l'atto del gettar la
ghirlanda non potrebbe essersi perduto nelle parti dete-
riorate del quadro?

In fine poi si dice anche nell'opera citata cho non è
senza importanza il notare che un'incisione dell'HoIlar,
d'un ritratto attribuito a Tiziano, mostra molta rasso-
miglianza con la stessa tosta coperta d'un pittoresco cap-
pello.

Più innanzi l'A. ci narra che fra gli artisti dispersi
dal sacco di Roma, Sebastiano del Piombo ora riparato
a Venezia, o cho l'Aretino che gli ora amicissimo ado-
però anche per lui i suoi buoni uffici di mediatore presso
il marchese di Mantova. L'Aretino, il Tiziano o il San-
sovino avevano già costituito quel triumvirato che li rese
inseparabili per la vita.

Noi documenti VI e Vili troviamo che l'Aretino si
mostrava grato della protezione alla corte di Mantova
col presente di vetri di Venezia « bellissimi e di foggia
nuova» o prometteva di procurare al Gonzaga una Venero
tanto bella «si vera e sì viva» che avrebbe empito di
desiderio ogni riguardante. Sebastiano del Piombo pro-
metteva un quadro di bolla invenzione, fuori dei consueti
soggetti sacri, senza cioè che vi l'ossero, come dicono
le primo edizioni dello Lettere «hipocrisie, nè stigmati nè
chiodi ».

A pag. 25 si hanno interessanti notizie sui l'apporti
del Tiziano e del Sansovino col Gonzaga. In fatto, in una
importante lettera del Tiziano al marchese di Mantova,
lettera sfuggita al Braghirolli nella sua memoria su Ti-
ziano alla Corte dei Gonzaga pubblicata negli Atti del-
l'Accademia Virgiliana, 1881, il gran pittore veneziano
l'il marzo 1528 ringrazia con sincere parole di gradi-
mento la munificenza della corte di Mantova per ricchi
doni antichi. Dal documento XV pare che il Gonzaga
stosso li li per ricevere finalmente la Venere promossa-
gli e tanto desiderata.

In un'appendice al lavoro, il Luzio ci parla dell'A-
retino conio pittore. Interessa seguirne le ricerche.

Il D'Ancona, accennando agli strambotti dell'Aretino,
sfuggiti alle suo ricerche (La poesia popol. ìtal.), scri-
veva d'aver rinvenuto nella Marciana una stampa di
poesie popolari d'un Pietro Aretino pittore. Chi è costui ?

Null'altri, risponde il Luzio, che Pietro Aretino; ed il
Luzio ha buono ragioni per dir ciò cosi recisamente.

Agli strambotti seguono i sonetti, a' quali è premossa
questa avvertenza « Alquante cose do uno adolescente
Arotino Pietro, studioso in questa facilità et in pictura ».

E segue il primo sonetto in cui l'autore dichiara di
perigliarsi timidamente col suo piccolo legno noi maro
della poesia, mosso a cantare, non già da speranza d'al-
l'oro

Ma sol iier satisfar quel che più deggio

Francisco de Bonteinpi pefusinb

Clie pei* altri occhi al mondo più non veggio.
E lui Ha scorta col [suo] terso latino

E tìdti tramontana al piccol seggio

Del rude socio suo Pietro Aretino.

Recisamente nel 1512 l'Aretino ora a Perugia in gio-
vanissima età. Chi altri cho lui, domanda il Luzio, do-
vrebbe essere questo adolescente Pietro Arotino Pletore
che dediea le sue primo fatiche ad un perugino e si
dichiara studioso in quella università? Si aggiunga cho
nel primo libro delle Lettere dell'Aretino ve n' è una
del 28 gennaio 1530 (pag. 48) diretta ad un m. Fran-
cesco Buoncambi, che può facilmente supporsi essere lo
stesso Buontempi del sonetto, e non è raro, come dico il
Luzio, cho avvengano simili errori nelle intestazioni dello
lettere dell'Aretino.

Ma un altro documento che precisa maggiormente
l'identità del pittore con l'Aretino, è un'invettiva contro
osso, conservataci dal Sanudo nel cod. mare. CI IX it.
n. 369, a c. 214 v. intitolata Capitolo contro. Pietro Are-
tino posto sopra una colonna a Rialto di novembre
1532. In essa si parla dell'Aretino pieno di debiti, e
costretto non solo a rintanarsi a casa per isfuggire a'
creditori, ma a star sempre in pericolo di esser messo
sul lastrico dal padrone di casa a cui non pagava il fitto.
Tutti gli sono addosso, l'autore della diatriba lo sfida
a venir fuori : « Esci, Aretin, di la solinga tana » invoca
la tua Mar/isa (l'eroina del poema incompiuto) perchè
ti difenda dai creditori. Ma presto ti accadrà di poggio,
elio sarai cacciato dal padrone di casa; e il capitolo con-
cludo :

0 quanto ti sai-ia più frutto e lodo
Non havessi lassato il tuo pennello,.
Se pyntor fustu un tempo, come io odo.

Che voler diventar, o meschlnello,
di maestro poeta....
Iter morire di faine sopra un ponte.

Questo secondo documento pare anche a noi che non
lasci più alcun dubbio, o non è da stupirsi so l'Aretino
non parla di quel suo fallito tentativo artistico. Avrebbe
avuto genio e slancio per quella nobilissima arte, e lo
provano le sue lettere artistiche, ammirate anche oggi
da critici d'arte insigni, e l'amicizia e la deferenza cho
per lui aveva il Tiziano. Ma il suo spirito irrequieto
ed errabondo, insofferente di una paziente applicazione,
di un continuo lavoro e di uno studio accurato del ma-
gistero dell'arto, gl'impedi di progredire.

Queste sono le notizie raccolto dal Luzio cho si ri-
feriscono alla storia dell'arte, e di cui noi dobbiamo sa-
pergli grado. I. P.
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