Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LA SEPOLTURA D'AGOSTINO CHIGI

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decadenza, che non permetteva di pensare alla cappella e alle sepolture. Il Vasari incolpa anche
la poca pietà degli eredi di Agostino. Nel 1541 moriva Lorenzetto; ma solo undici anni appresso,
cioè nel 1552, Lorenzo 1 e gli altri eredi d'Agostino pensarono ad aggiustare i conti cogli eredi di
Lorenzetto, e a portare nella cappella le statue e i marmi rimasti presso di loro.

Fino a questo punto, nò il Vasari, nè altri scrittori, nò i documenti fin qui citati, ci danno
alcun cenno della forma nè degli ornamenti di questa meravigliosa sepoltura, di cui la prima
notizia ci viene dal documento seguente. Non essendo d'accordo gli eredi di Agostino Chigi e quelli
di Lorenzetto sul prezzo dei lavori fatti da quest'ultimo, elessero un arbitro per parte. Gli eredi di
Lorenzetto si affidarono a Raffaello da Montelupo, che aveva lavorato alla sua bottega, ed anzi
aveva finito la statua d'Elia 2 ; i Chigi nominarono lo scultore Tommaso del Bosco, i quali cosi
giudicarono :

« Esondo stato chiamato dalli eredi di messer Agostino Chigi, e per loro da messer Marcantonio
Borgesi, maestro tomaso dal boscho schultore, e dalli eredi di maestro Lorenzo io Rafaello da Moni e
lupo schultore, a vedere e stimare e finire tutte le diferentie che sono fra loro delle sepolture e
statue che haveva a (are dicfo mastro Lorenzo nella Capei la di Santa Maria del populo, e chosi
avendo noi veduto e bene esaminato le ragioni de l'ima e de l'altra parte, e se bene pare che il
dicto maestro Lorenzo abi inanellato in quanto era obligato di fare circha al tempo, a inperò
suplito con l'avere servilo bene e pulitamente, e se s'avessi a giudicare quello che vale l'opera
che a facta Faremo stimata molto più che non sono le chonventioni loro, e diciamo che delle
quattro statue che era obligato di fare, ne sono fatte dua, cioè .Iona e Elia, apresso delle dna
piramide di che era obligato di fare troviamo esserne facta una, e se bene li mancha quelle piastre
dorate in la testa de la colonna diciamo suplire per questo li tre termini che sono facti di più,
e la testa di messer Agostino che sta in casa di quello che tiene la scrittura di messer Lorenzo
Chigi. Cosi diciamo esserne facta una interamente finita de le diete piramide o vero sepolture.

« Appresso ci sono nella capella di Santa Maria del popolo tutte le pietre che faranno l'altra
incrostatura e certe altre tavole, e l'imbasamento dell'altra piramide che sta in casa la donna del
sopra detto maestro Lorenzo e altri pezzi di mistio, giudichiamo con tutte queste cose, secondo
le chonventioni avevano tra loro, ascendono a ducati mille ducento trentatre e un terzo, di
Camera.

« E troviamo il sopra dicto maestro Lorenzo avere avuto ducali mille e cento quarant'uno,
di Camera, e non so che giuli.

« Si che avendo noi visto li denari hanno avuti e l'opera hanno facta, diciamo e giudichiamo
che dicti eredi di dicto mastro Lorenzo sieno obligati dare le dua statue hanno in casa e il basa-
mento che vi è, con li detti termini e non so che altri pezzi di misti che vi sono, a ditto messer
Lorenzo Chigi o a chi farà per lui. E lui sia obligato dare a detti eredi ducati novanta dua di
camera, che tanto di più monta l'opera facta.

« E in fede del vero io mastro Rafaello sopradicto o facto la presente scritta di mia propria
mano oggi questo di 8 di marzo 1552 in Roma e il sopra ditto maestro Tomaso l'ha sottoscritta
di sua mano.

« Io Tomaso sopra nominato affermo quanto in drieto abbiamo giudicato mastro Rafaello
sopra ditto e io mastro Tomaso dal Bosco oggi questo di sopra detto e ogni restante di lavoro sia
consegnato in sopra ditta capella come in drieto è ditto.

« Io Tomaso ho sotto sciatto di mia mano propria questo di 8 di marzo 1552 » 3.

Le due sepolture erano dunque composte d'un basamento e di una piramide, appunto come
quelle esistenti. Una, quella d'Agostino, era compiuta, benché non tutto fosse ancora A posto; del-
l'altra era fatto il basamento, e c'erano nella cappella stessa tutte le pietre per l'incrostatura della
piramide. La sentenza fu accettata dalle parti, poiché infatti le statue furono collocate nelle due
nicchie dal lato dell'ingresso, e le due piramidi furono messe in opera; il pittore Salviati fu chiamato

1 II Vasai-i (V, 572) scrive; Luigi figliuolo d'Agostino.
E un errore, invece di Lorenzo.

2 Autobiografia citata.

3 Da un libro di copie o transunti d' atti notarili
estratti dagli Archivi dell'Auditore, posseduto dal principe
B. Boncompagni. Non vi è indicato il nome del notaio.
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