Archivio storico dell'arte — 2.1889

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DOMENICO GNOLI

ritana si avanza colle forme e l'atteggiamento d' una divinità greca, e Gesù Cristo, lasciata la testa
e i panni tradizionali, ha preso la figura d' un greco filosofo. Se Raffaello avesse avuto tempo di
fare il quadro per l'altare, che solo dopo la morte di lui e del Chigi fu allogato a fra Sebastiano,
egli avrebbe trovato modo di esporre alla venerazione dei fedeli qualche cosa di simile alla sua
Galatea.

Da ultimo, come corollario, noterò che, per le cose dette, non può reggersi l'affermazione dei
signori Growe e Cavalcasene, seguita poi da altri, che quelle piramidi abbiano cacciato di luogo
un nobile, sebbene non compiuto affresco, di Sebastiano del Piombo. Essendo quello il loro posto fin
dall'origine della cappella, è evidente che non han cacciato nessuno. Oltredichè, nella metà del
Seicento è difficile concepire che sì staccassero dalle pareti pitture di fra Sebastiano: e il Vasari
afferma che nella cappella dei Chigi, fra Sebastiano « per quello che si vede, vi fece poco lavoro»;
e questi affreschi sarebbero stati, mezzo finiti, nel coro, mentre la cappella Chigi non ha coro.
Essi rappresentano la Visitazione e la Natività (si noti che il quadro dell'altare incominciato da
fra Sebastiano e terminato dal Salviati rappresenta appunto la Natività, nò è credibile che nella
stessa cappella lo stesso autore rappresentasse due volte lo stesso soggetto) e dalla galleria del
cardinal Fesch sono passati nel castello d'Almvich in Inghilterra. Io non so se tali affreschi
provengano dalla chiesa di San Silvestro, o da quale altra parte; certo è però che dalla cappella
Chigi non provengono.

Domenico Gnoli
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