Archivio storico dell'arte — 2.1889

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ADOLFO VENTURI

artisti ferraresi del quattrocento, senza supporre che a lui si riferissero molte cose, dette a riguardo
d'Ercole Grandi; 1 e nel secolo nostro, nò il Laderchi, 2 nè gli annotatori del Baruffaldi3 si trat-
tennero sulla questione, mentre il Gualandi, ripetendo le parole del Barotti, le additava degne delle
ricerche degli studiosi. 1

Bastava leggere il Viri&ario, poemetto pubblicato da Giovan Piloteo Achillini nel 1513 a Bologna,
per essere persuasi che due furono gli artisti da lui detti il doppio Ercole; e così bastava scorrere il libro
Minervalia del Bumaldo, per trovare entrambi i pittori indicati quali cittadini bolognesi.5 Le parole del
Bumaldo furono riprodotte dal Malvasia, 6 ma gli storici ferraresi sdegnati dello scrittore, il quale
metteva in dubbio che uno dei due fosse quello stesso conosciuto volgarmente sotto il nome di Ercole
da Ferrara, non attesero ad altro che a vociare dietro al rapitore della loro gloria municipale.
Finalmente Luigi Napoleone Cittadella produsse documenti da cui apparve chiaramente che Ercole
seniore aveva il cognome di Roberti, e tuttavia egli non seppe applicare la sua scoperta, 7 e lo
chiamò Ercole de' Roberti Grandi, mentre l'artista si firmava nelle sue lettere semplicemente her-
cules de Robertìs, e ne' documenti del tempo il suo cognome non ò associato a quello dell'artista
omonimo.8 Gli storici della pittura videro più chiara la distinzione: il Growe e il Cavalcasene col fon-
damento dello studio dello siile avvicinarono il Roberti alla scuola del Mantegna e il Grandi a
quella del Costa; !) e il Morelli avvertì certa affinità de' caratteri di Ercole Roberti con le opere
primitive di Giambellino, quali ad esempio la tavola del museo di Napoli, la Pietà di Brera e par-
ticolarmente i due quadri del museo Correr a Venezia.10 Fritz Harck, nel darci un ampio catalogo
delle opere del Roberti, accennò anche a certe attinenze di lui con Iacopo Bellini, quali emergono
dalle opere dell'artista ferrarese col famoso libro di schizzi che di Iacopo si conserva a Londra
nel museo nazionale.11 E certo è che Iacopo Bellini, come abbiamo potuto dimostrare,12 ebbe rela-
zioni con gli Estensi, e lavorò a Ferrara. Prima che in questa città si facesse sentire l'influsso della
scuola dello Squarcione, il padre dei fondatori della scuola veneta precorse a quella nello studio
dell'antico e nella varietà della composizione. Se anche Ercole Roberti non trovò più Iacopo Bellini

1 C. Cittadella, Catalogo istorico de' Pittori e Scultori
ferraresi e delle opere loro. Tomo I, Ferrara, Pomatolli,
1782. Nel tomo IV, a pag. 310, lo stesso autore scrisse
d'aver ottenuta una notizia da un amico erudito, tratta
da luoghi autentici, in cui era parola di Ercole figlio
di Antonio Roberti della contrada di S. Croce, vissuto
nel secolo xv.

'" Appendice alle memorie ferraresi del Frizzi.

3 Essi riprodussero soltanto la notizia data da Cesare
Cittadella, ma con data orronoa.

' Gualandi, Memorie originali di Bìlie Arti. SerioV,
p. 204. Bologna, 184 1.

5 Io. Ant. Bumaldo, MinervùMa Bono». Bononiao,
164!. In osso loggesi: « 1470. Hercules unus, et alter
pictores ambo Bononicnsos Cives, et in arto admirandi,
cum à duriori antiquitato non panini recossorint, delicata
effigiabant. corpora, non agrostia, duravo, veluti Iapheto
Sata, undo Achillinus in Viridario : Il doppio Ercole,
e seguon più gentili; videatur Leandor Alb. in doscr.
Ital. p. 186. et an Hercules dictus communiter de Fer-
rarla fuerit unus ex istis duobus, nec ne, de qua re
valdo ambigo, etc. »

0 Malvasia, Felsina pittrice. P. I, p. 23.

7 L.N. Cittadella, Noti zie relative a Ferrara. Ferrara
1864. — Id., Documenti ed illustrazioni. Ferrara, 1868.

s Fra i molti documenti che noi qui produrremo, si
trova sempre il pittore indicato Ercule de Ruberti, ed
egli stesso si firma hercules de robertis. Il solo docu-

mento in cui al nome del Roberti si trovi associato
l'altro di Grandi è del 1530, ed è citato da L. Napoleone
Cittadella, nello sue Notizie, a p. 589. In esso è parola
di Girolamo filius quondam magislri Erculis de ruberlis
alias de Grandis pictor et civis Ferrariae. A questo
documento, elio abbiamo verificato, c che è autentico,
possiamo contrapporle almeno cinquanta del tempo del
pittore, in cui il nome di Grandi non si ritrova mai.
Un'altra volta si ha notizia di Girolamo Grandi, dal
libro di Francesco Alunno della Fabbrica del Mondo
(Venezia, MDO, p. 121), ma non si trova aggiunto al
suo cognome quello dol Roberti. Dico l'Alunno : « a
Ferrara visitai li duo Girolamo pittori, l'uno il Capri
(Carpi) singularissimo et tanto imitatore del vero, quanto
l'arto può essere della natura istossa, et l'altro de Grandi
tanto eccellentissimo. » Il Passavant cita incisioni fatte
su disegni di Girolamo Grandi.

o Cjrowb e Cavalcaseli^, History of Painting in
North Italy. London, Murray, 1864.

10 Leemolieff, Le opere dei maestri italiani nelle
gallerie di Monaco, Dresda e Berlino. Bologna, Zani-
chelli, 1886.

11 F. Harck, Die Freshen im Palazzo Schifanoia in
Ferrara (« Jahrbuch der koniglich preuss. Kunstsamm-
lungen.» 1884, Heft II).

12 A. Venturi, Iprimordi del Rinascimento artistico
a Ferrara (« Rivista storica italiana. » Anno I, fase. 4,
Torino, Bocca, 1884).
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