Archivio storico dell'arte — 2.1889

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ERCOLE DE' ROBERTI

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a Ferrara, vi dovette trovare le opere, e può supporsi che tra l'antico e il nuovo pittore della corto
estense corressero relazioni, anche considerando come strettissime fossero a quel tempo le atti-
nenze di Ferrara e Venezia. Quivi i familiari dei principi d'Este accedevano di continuo per acqui-
stare vetri, droghe, profumi e merci levantine; i pittori per provvedersi di oro in foglie, di azzurro
oltremare e di lacche. Ercole Roberti stesso, come diremo in seguito, si portò colà per ordine di
Eleonora d'Aragona, duchessa di Ferrara. Gli indussi però che si ritengono esercitati su Ercole
Roberti, o dal sovrano Mantegna che a Mantova teneva il campo dell'arte, o da Iacopo Bellini,
furono, a nostro avviso, inferiori e men diretti di quelli che produsse il primo degli artisti ferra-
resi, uscito dalla schiera volgare de' pittori del luogo con un piglio sicuro di caposcuola, Gosmè
Tura. Ma proviamoci intanto ad esaminare l'opera di Ercole Roberti e ad esporne le notizie bio-
grafiche in gran parte nuove ed inedite, che abbiam potuto raccogliere, per meglio determinarne
la personalità artistica.

Ercole de' Roberti nacque probabilmente tra il 1450 e il 1460, poiché nel 1491 egli stesso
scrisse che il mezzo degli anni suoi se ne andava, ed appartiene quindi alla generazione pittorica
che sussegue a quella dei pittori di Schifanoia. La prima memoria che si ha dall'artista è delli 3 feb-
braio 1479. 1 Si trovava in quel giorno col fratello Polidoro legnaiuolo a Ferrara, e allora i due
fratelli fecero società con Giovanni di Giuliano di Piacenza orefice, il quale si obbligava a ridurre
in foglie l'oro e l'argento per uso dei pittori, mentre essi davano a lui l'uso di metà della bottega,
somministravano gli utensili necessari, fornivano per metà il capitale di metalli preziosi, e s'obbli-
gavano a dividere poi per metà i guadagni loro col compagno. Nel documento, Ercole veniva detto
figlio di mastro Antonio, il quale era portinaio del castello estense, non un pittore come altri ha
supposto per eqiiivoco. Ma la società non dovette durare gran fatto, poiché nel 1482 Ercole si
trova a Bologna, e fa da compare a un Garganelli, nome che ci ricorda il proprietario d'un'antica
cappella in S. Pietro, ove Ercole fresco con magistero le colossali pitture, ricordate anche da Leandro
Alberti, 2 che rappresentavano la Passione di Cristo. Segate dal muro, nel tempo in cui si eresse la
novella chiesa (1005), passarono nella casa del marchese Tanari, ove alcune di esse rimasero sino
al principio del nostro secolo. E quattro furono donale circa nel 1820 all'accademia bolognese di
belle arti, che le vide, per la incapacità di chi doveva trasporle su tela, distrutte e fra le macerie
confuse. 3 II Vasari, nel descriverle, adopera i migliori colori della sua tavolozza, rappresentandoci
U tumulto de' Giudei venuti a vedere il Messia in croce, e pietose figure intorno alla croce che
scoppiano di dolore nel pianto. E delicatamente ci addita « lo svenimento della Madonna, ch'ò
pietosissimo: ma molto più sono le Marie verso di lei, perchè si veggono tutte compassionevoli e
nell'aspetto tanto piene di dolore, quanto appena è possibile immaginarsi, nel vedersi morte innanzi
le più care cose che altri abbia. » E bone determina il Vasari la espressione drammatica della figura
di Longino «a cavallo sopra una bestia secca, in iscorto, che ha rilievo grandissimo; e in lui si
conosce la impietà nell'avere aperto il costato di Cristo, e la penitenza e conversione nel trovarsi
ralluminato. » Il Vasari evidentemente fu sorpreso dalla varietà dei tipi che riscontrava nelle com-
posizioni di Ercole, tanto che dopo avere accennato alla diversità di teste meravigliosa, aggiunge
«nel che si vede che Ercole con grandissimo studio cercò di farle tanto differenti l'una dall'altra,
che non somigliassino in cosa alcuna. »

Considerata la grande varietà, il biografo aretino ammira la potenza dell'artista nell'imitare il
vero e gli effetti che ne trae. « Egli fece, » scrivo, « in quell'opera un soldato a cavallo che, levate
le gambe dinanzi in alto, viene in fuori di maniera che pare di rilievo: e perchè il vento fa pie-
gare una bandiera che egli tiene in mano, per sostenerla fa una forza bellissima. » Al Vasari le
pitture parvero non avere riscontro al suo tempo, per i bene intesi scorci, e per le movenze « le
più naturali e proprie che altre figure che insino allora fussono state vedute. »

Dalla descrizione vasariana e da quella del Lamo 4 si comprende che in una parete laterale
della cappella, quella di destra, si vedeva la Crocifissione; nell'altra dirimpetto, la Morte di Maria,
e il ritratto del pittore stesso e del committente Domenico Garganelli. Nella volta slavano, entro

Cfr. Cittadella, Notizie. 3 Cf'r. Gualandi, op. cit.

Descr. Ita!., p. 186. i Lamo, Graticola, p. 30 e segg.

Arc/iioio Storico dell'Arie. - Anno II, Fase. VIII-IX.

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