Archivio storico dell'arte — 2.1889

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ADOLFO VENTURI

Otto scompartimenti, ritratti in iscoroio, i quattro Evangelisti e i quattro Dottori della chiesa; in
altri campi minori, figure di Profeti; sulla porta della cappella, e dalla parte interna, forse nei
pennacchi dell'arco, a grandezza metà del vero, VAnnunciazione, Il Lamo fa pensare anche che
Francesco del Gossa avesse parte nel lavoro della cappella, e particolarmente nel dipinger la volta,
poiché dopo avere accennato all'opera «tuia dipinta di man del M." derco ila frara* soggiunge
« Ebbe nome frane" Cossa da frara la invencione. E questa un ottofacio dove gli e li 4 Evan-
gelista e li 4 dolori dela giesia acomodate a sedere.....». Queste parole di colore oscuro trovano uno

schiarimento in quel passo del Vasari, in cui, discorrendo di Lorenzo Costa, lo indica quale autore
di alcune figure eseguite nel cielo della cappella bellissima del gentiluomo Domenico Garganelli in
San Piero a Bologna. Evidentemente da ciò si desume che la volta era stata dipinta da altro pit-
tore, non da Ercole Roberti.

Oltre che dalle descrizioni del Vasari e del Lamo, possiamo farci una qualche idea dell'opera
del nostro artista osservando un disegno di una parte di essa, conservato nel gabinetto delle stampe
a Berlino e una copia antica in tela di un tratto della scena della Crocifissione posseduto dal signor
J. P. Richter a Firenze. 1 II disegno, di cui diamo qui una riproduzione (tìg. 1), rappresenta la scena
dello svenimento della Vergine, l'idea primitiva che in parte si ritrova sviluppata e determinata
nella tela del Richter. L'Harck che indicò il disegno, come uno studio dell'affresco distrutto della
cappella Garganelli, lo stimò ripassato da altra mano; ma è probabile che fosse invece tutto d'Er-
cole, e che questi si fosse provato e riprovato, forse con penne e con inchiostro diverso, a disegnare
la scena dello svenimento della Vergine e i varii gruppi de' soldati attorno.

Un'altra opera lasciata da Ercole Roberti a Bologna è la predella d'altare, che vedevasi in San
Giovanni in Monte, e che fu già ricordata dal Lamo e dal Vasari. La predella di Dresda è certa-
mente una parte dell'opera stessa indicata da quegli scrittori. Il soggetto corrisponde appieno alle
antiche descrizioni, e si sa da lettera del canonico Luigi Crespi che la predella, mercè sua, fu tolta
dalla sagrestia di S. Giovanni in Monte e venduta nel 1749 ad Augusto III, elettore di Sassonia e
re di Polonia. 2 La provenienza è perciò assai chiara, e se rimanesse ancora ad alcuno il dubbio
sulla identificazione, potrebbesi citare l'antica scritta Ercole da Ferrara, che si legge nel rovescio
del disegno della galleria di Modena, e che riproduce con varianti parte di quel dipinto.

La predella era formata da tre tavole, due delle quali sono conservate nella galleria di Dresda,
e rappresentano l'una Gesù Cristo tradotto al Calvario, l'altra Cristo nell'orto e la sua cattura. La
terza tavola, secondo l'opinione del Morelli e d'altri, è quella stessa che si vede a Liverpool nella
Royal Insiitution, rappresentante la Pietà, quale la descrisse il Lamo, e cioè la Madonna col Cristo
morto sulle ginocchia (fig. 12). Sono composizioni piene di vita e di movimento. Bellissimo il gruppo
del Cristo mansueto, con le mani giunte, trascinato con una corda attorcigliata al suo collo dagli armi-
geri; e tutto quell'affollarsi di ruvide teste minacciose fra le lancie, le alabarde e gli scudi; mentre
l'altro gruppo delle Marie pietose, in atto di sostenere la vecchia madre del Redentore che si muove
incerta, fra la turba di popolane e di bambini, forma un contrapposto di pietà e di amore (fig. 2).
L'altra parte della predella, con figure che si rilevano sull'albore del cielo, è pure fantasticamente
composta e fortemente animata (fig. 3). Ercole de' Roberti probabilmente nel dipingere la predella
trasse prò degli studii fatti per le grandi composizioni dipinte ad affresco in San Piero. Confrontisi
difatti l'apostolo che inseguito da un manigoldo si fugge, tanto nel disegno di Berlino come nella
predella, e propriamente nella scena della cattura del Redentore; e così la donna che si trae dietro
il fanciullo tanto nel disegno che nella predella stessa. E nel leggere la descrizione delle pitture
della cappella Garganelli nel Vasari, là ove è detto del soldato, cui il vento fa piegare una bandiera
che tiene in mano, e che per sostenerla fa una forza bellissima, ricorre subito alla mente il mani-
goldo, che con ambe le mani tiene il fusto della bandiera agitata al vento nella predella.

Tuttavia, se anche Ercole Roberti trasse partito di alcuni de' motivi meditati per le sue grandi
composizioni, prima di dipingere la predella fece nuovi disegni e studii, mostrando, come dice il
Vasari, che egli « si affaticava nelle cose dell'arte. »

1 II Gualandi parla di antiche copio dello pitturo
della cappella Garganelli, che furono trasportato da Bo-
logna in Inghilterra. Una di questo copie è probabil-

mente quella tenuta dal signor Richter, che l'acquistò
appunto in Inghilterra.

'" Cresit, Lettere pittoriche.
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