Archivio storico dell'arte — 2.1889

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ERCOLE DE' ROBERTI

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Fra i disegni rimasti, meraviglioso per sicurezza di segno si è (inolio nella galleria degli Uffizi
rappresentante il trailo della predella ov'è figurato il bacio di Giuda (fig. 4). Fu scoperto dall'Hardt,
che lo giudicò così magistrale e di un carattere così veneziano, da potersi ascrivere a Giambellino,
se un confronto con la predella di Dresda non avesse dimostrato esser quello l'abbozzo di un
gruppo principale di essa. L'Harck ritrovò nella stessa collezione degli Uffizi un altro disegno per
la predella, ma di minore importanza, rappresentante una delle donne che segue il Cristo nella
ria Crucis, con un bambino per mano. Un terzo disegno, che, se non è opera genuina del maestro,
pure fu tratt ) in antico da un disegno originale, si è quello citato della galleria Estense riprodu-
cente con molte varianti il tratto della predella, ove sono dipinti i ladroni, il Cireneo ei manigoldi
che trascinano il Cristo. 1 Altri disegni, ma non originali, si trovano in Sassonia, nella collezione
del principe Giorgio, e rappresentano Gesù nell'orto e il tradimento di Giuda. Infine un disegno
del Cristo morto, quale si vede sulle ginocchia della Vergine, nella Pietà di Livorpool, è conser-
vato dal Sig. von Beckerath di Berlino (fig. 5): è uno studio preso dal vero, da un cadavere.

Racconta il Vasari che Domenico Garganelli, padrone della cappella di San Piero, «per l'amore
<;he portò a Eccole e per le lodi che sentì dare a quell'opera, finita che ella fu, gli donò mille lire
di bolognini.» E dicono, soggiunge, «che Ercole mise nel lavoro di quest'opera dodici anni; sofie
in condurla a fresco, e cinque in ritoccarla a secco.» Ma il Vasari grandemente esagerò, fratto
forse in errore dall'estrema diligenza del pittore; poiché nel 1486 questi aveva già fatto ritorno a
Ferrara, donde più non si dipartì. Tuttavia, supposto anche che il Roberti lasciasse Ferrara sin dal
1180, non si può ritenere che nel frattempo che corre dall'una all'altra data, egli avesse potuto dedi-
carsi ad altre opere. Ed è quindi difficile il determinare in quale anno Ercole Roberti si recasse
in Ungheria, secondo afferma un contemporaneo suo, Raffaele Maffei di Volterra, detto il Volterrano,
che stampò la sua Anthropologin nel 1500, anno assai prossimo alla morte dell'artista. Ercole Ro-
berti, dice il Volterrano, lasciò in Pannonia, ove fu trattenuto, qualche saggio dell'arte sua. 2 Forse
Mattia Corvino, che schiuse i battenti delle porte del suo regno all'arte del Rinascimento italico,
accolse il Roberti alla sua corte. E là fra le miniature dell'Àttavante, le sculture di Benedetto da
Maiano, i busti del Verrocchio, le favole di Filippo Lippi fecero forse mostra di sè le animate figure
di Ercole de' Roberti. Secondo quanto asserì il Thausing, a Pest si ritrova un disegno dalla tra-
dizione attribuito ad Ercole, rappresentante un cavaliere veduto a tergo, e avente nel rovescio
questa scritta: 1562. Diz soli gemali hàben erchol de ferrar, ist vor 100 etllich Jaren Ein hósl-
licher mailer gewest, hat die Capello in San Piero gemacht so gestifft haben das geschledt der
Gangan;3 e cioè: questa dicesi dipinta da Ercole di Ferrara: fu cento anni fa un valente pittore, fece
la cappella in San Piero fondata dalla famiglia Garganelli. Così l'esistenza in antico del disegno a
Budapest, ove risiedette Mattia Corvino, potrebbe anche sembrare una conferma dell'informazione
del Volterrano. Ma per la mancanza di notizie più positive non è dato di risolvere la questiono
circa al tempo in cui il pittóre soggiornò in Ungheria. È verosimile però che da Ferrara, più che
da Bologna, al seguito di Ippolito I d'Este, arcivescovo di Strigonia, si recasse per breve tempo colà.

Nel I486, come abbiamo detto, Ercole de' Roberti si condusse di nuovo a Ferrara, insieme con i
suoi fratelli Pompeo e Polidoro, i quali, se si avesse a prestar fede a un documento, 1 orano

1 A. VENTURI, La li. Galleria Estense in Modena.
Modena, Toschi, 1883.

a II tratto dell'Anthropoloffia di Raffaele Maffei,
rotativo a pittori, fu riprodotto nell'opera del Muntz,
Les arls à la cour des Papcs.

3 Cfr. op. cit. doli'Harck.

' Archivio di Stato iu Modena. — Memoriale, 1487-
1507, segnato LLL, a e. C:

« Marti adj Vii de febraro 1487.
« 111."° n.'° S- por Conto de intra et a sposa al Capitolo
do li denari dona e Remisi do lo pn prie Intrade do
dare adj Sopraseripto.L. Gentovintoeto de m. a quatriui,
che per Sua S. se fino buoni a m"° horcule pompeio et

Polidoro fratelli di ruborti depincturi il quale il prefato
n." S. li dona, Et por li dicti horculo e fratellj so fano
boni ad Àmbroso orlando ot Antonio fran." di Sardi
Compagni Superiurj ale gabello grande do piaza poi-
conto do lanno 1480 proximo passato per nomo do
Romano palmiero nodaro al R."° de diete gabello por
Ritritanti ohe doto Romano li ha facto buonj ali dicti
fratellj per una sua gabella do acquisto comò a libro
do R.'" do (lieto gabello 1480 a c. 141 et 142. Et questo
por vigoro de uno M.'° del prelibato nro. S. signor do
man proprio de la Ex."* de M." R.'° in Registro do La
camera de lanno presento a c. 0. Et come et appresso
boli, dot dicto Romano S .ttoscripto in bone formo posto
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