Archivio storico dell'arte — 2.1889

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ERCOLE DE' ROBERTI

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gava, e ritornava al posto, come, un diligente discepolo. Non cavalcava, non giocava a scacchi,
e solo di notte leggeva un libro volgare Iosepho, die fa mentione de cosse et historie del testamento
vecchio, probabilmente l'opera di Giuseppe Flavio sulla storia degli ebrei. Ninno doveva disturbare
quel ritiro del duca in onore e gloria dell'arte, quell'intimo colloquio del duca col suo artista,
quasi che ogni altro affare profanasse quel silenzio, quello studio diligente della genesi delle crea-
zioni del pittore. Il cancelliere ducale Siverio de' Siveri mostravasi annoiato di ciò con la duchessa
Eleonora: non vedere il duca che se ne stava serrato nella sua stanza e non occupato che di storia
da dipingersi, era, a parer suo, «una historia molto longa et fastidiosa».

La protezione di cui godeva Ercole de' Roberti dovette rendergli meno affannosa la vita, far
cessare le lamentanze che nel 1491 esprimeva con la lettera che abbiamo riprodotta. I crediti che
teneva con la corte gli furono certo pagati per intero, perchè verso la line del 1495 egli non
parlò più della vistosa somma di cui in quella lettera si diceva creditore, ma soltanto di lire 50
marchesine e 4 soldi, denaro a lui dovuto fin dal 1487 K II credito non gli era stato pagato, e a
quanto pare, il duca aveva dato ordine contrario al pagamento, onde il pittore ricorse a Sua Ec-
cellenza, affinchè si degnasse commettere ai fattori generali di riportare quelle somme in conto
nuovo; e il duca, cancellando il suo ordino precedente, fece soddisfare il desiderio del suo artista
con un rescritto delli 10 dicembre 1495.

Del tempo ch'egli visse alla corte di Ferrara forse non più rimane che il quadretto della gal-
leria Estense, rappresentante la Morte di Lucrezia (fig. 8). Lucrezia è rappresentata coi capelli biondi
e sciolti dietro al capo, vestita di un corpetto a liste nere e rosso e da veste nera. È in alto di
ferirsi; e Bruto e Colla tino, in veste di antichi guerrieri, stanno accanto a lei pensosi e turbati.

Il quadro è dipinto in tavola, e portava il nome del Mantegna; ma ragionevolmente il Crowe e
il Cavalcasene, ne' minutissimi particolari, nel tono rosso scuro delle carni e vivo ed abbagliante delle
vesti, nel finissimo disegno, nello scarso drappeggio, nelle molteplici pieghe, nelle figure metalliche,
vi riscontrarono chiaramente il carattere e lo stile di Ercole de' Roberti. Noi aggiungeremo ancora
un riscontro particolare: la figura del guerriero a destra è per tipo e per costume uguale a quella
veduta a tergo che trascina il Cristo nella predella di Dresda. Ad avvalorare la prova desunta
dallo stile potrebbesi aggiungere il richiamo di un passo del Baruffaldi, il quale, nel fare l'elepco
delle cose di Ercole di Ferrara, citò come esistenti nel palazzo di Sassuolo storie romane di Er-
cole. Forse erano esse frammenti decorativi di casse, di mobili; e invero in quella piccola tavoletta
sopra descritta, e che con tutta probabilità era parte di una serie di simili storie tratto da rac-
conti romani, lo spirito del Roberti non si rivela con tutta la sua artistica forza; quelle figure di
Lucrezia, Bruto e Collatino, rigide, impacciate, dimostrano che l'artista si sentiva trattenuto da
esigenze decorative. Però dobbiamo notare che, negli ultimi lavori, il Roberti manca di quella
furia di composizione rivelatasi ne' primi dipinti di lui. Già nella pala d'altare che si trova a Mi-
lano, egli si mostra obbediente a leggi di simmetria, e in altri lavori di cui daremo conto in seguito,
egli mostra anche di ricercare la plastica forza delle sue figure e di precorrere, nella larghezza
delle loro forme, il cinquecento.

11 pittore non ebbe tempo di lasciare alla corte numerosi saggi dell'arte sua, nè di farsi
la dote per la vecchiaia, poiché la morte ne troncò la vita verso la fine di giugno 1496.
Gli storici gli avevano allungata di venti anni la vita, ma una lettera di Antonio Gostabili,
oratore estense in Milano, scritta nel 1497, veniva a mettere in dubbio la data assegnata del
1515 alla morte dell'artista 2. Quell'oratore avvisava il duca Ercole di aver tratto di carcere

1 Arch. sudd. — Mandati, 1495 (35), a. c. 138: « ala
Illu.'"* ot Ex.'"" due." Sig." v. humilmente expone il
devoto servo de quella m° Hercole di ruborti dopintore
Como elio il so ritrova creditore do L. cinquanta soldi
quatro in. o li circa, ali libri do la B." do lamio 1487
a c. 58 Et essondo desideroso ohe docto suo credito sia
portato in compto novo, dove sono tutti li. altri soi
compti. Per tanto Ricorro a v.™ ]).'" Ex." quella so digni

comettere ali soi mastri del compto generalo dola Ca-
mera che habiano a portare dicto suo credito in Compto
novo non ostante alcuno altro ordino facto in Contrario
por vra col.'" in gratia do la quale sempre so raco-
manda:

« Et sic conceditur ut petitur ordine non obstanto.

«N. Rondeus Scripsit XVI Dee. 1495 »
a Cittadella, op. cit.
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