Archivio storico dell'arte — 2.1889

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no otto, una scuffia d'oro doi colletti ciò ò uno di
ortichino con lavori d' oro, ot 1' altro di velo d'argento,
anelli d' oro, in man di esso inastro Guido ciò è una
plasma, una torchina, una corgnola, una coltrice da cuna,
spalliere per la camera dove sta dotto mastro Guido di
coloro rancie bianche e verde, et in talamo ubi stat
dictus magister Horatius dixorunt ostare infrascripta
vid. Un matarazo doi coperte bianche di lana, una
coperta azurra imbutita, un padiglion d' accia col tor-
naletto legati con mappe di bambagie», spaliere verde
per tutta la camera, tre quadri a paesi, un ritratto di
donna, quattro candelieri d' ottone con lo lucernine, un
candeliere a vite, doi casse grande dorato, una valigo,

un panno da tavola fatto in leone di colore verde.......

et rosso e bianco di braccia quattro. Voluto negro braccia
doi e mezo. Un padiglion di tela ditta de 18, con rete
lavorate. Un scorcino dorato, una spada dorata, una
rotella dorata, e coralli per manigli per la Virginia, una
infilza di perle por la Domittilla. Coralli por mainili
con 19 bottoni d'argento ot otto cannelli d' argento. Un
vezzo di perle con otto bottoni d' argento. Una gioia
falsa, una caroga. Et in talamo ubi stat Camillus frator
dicti magistri Horatii, doi tapeti, una verdura, doi
casini laòrati da tener su lo sedie, una coltrice di penna
con un cavezal longo, doi cavezaletti, una coltrice di
lana, un' altra coltrice grande con un cavezal longo.
Una coperta di lana, una coperta azurra imbottita ot
coperta bianca imbotita, un padiglion d'accia con le
frangie di tela rado, doi torchino ligate in oro, un anello
con una pietra verde, un' infilza do porle, doe casse
grande depinto de cinaprio, doi forzieri, una segiola,
una carega, una Madonna dorata et ut vulgo dicitur
nella cucina, un par de capitoni con palletta e mogliette,
doi catene da fuoco, una scaldaletta, una cassa vechia,
una panara, un tre piedi, una gradella, una salarola, tre
spidi, un caldai" picolo, una caldara grande, un altro
caldaro picolo, una grattacascio, una padella da torte,
una padella da frigere, un secchiello d'ottono, una
matcra grande con tre banchetti, et ut vulgo dicitur
nella camera delle mamolo una letiera di noce, una
coltrice di penna, un cavozaletto, una schiavina, uno
cassone, un tornaletto, un padiglion vergato tanè e
bianco, doi forzieri, una caroga di corame, una caroga
di legno. Et ut vulgo dicitur nel salotto tre casse bianche,
tre bancate, una tavola grande con li tre piedi, una
caroga di corame alla romanesca, doi quadri grandi a
paesi, doi quadri picoli con una Madalena di Rafaelle
d' Urbino, due toste di gesso, sopra lo porte un arche-
buso con la coperta di corame, un par do capi fuochi
con ottone alla bresciana, con palletta mogliette, forcina
o rampino, et un legno da tener le cappe, et ut vulgo
dicitur nelle stanze di sopra un casson da far il pano,
quindici pezzi do legni d' aboto grossi, più vasoli, un
tolaro da tener fiori, forme de diverse sorti per l'eser-
cltio de vassari, et ut vulgo dicitur nella botega banconi
per tener colori n° quatro, doi roncetti, doi casse bianche
una piletta, un mortai di metallo qual sta in casa por

grossi X, il pistollo di ferro, una tavola con li trespoli
et ut vulgo dicitur nella stanza di mezo doi cassoni
di noce, una cassa d' abeto grande, doi casse da tenero
la rena et la feccia stangato, et ut vulgo dicitur nella
stanza doi torni, una cassa, cinque stanghette, cento
vint' otto lavoretti da mettere lavori alla loggia, un
stangone con un par di trespidi grandi, tre cannali, un
banco grande nella stanza della Lena, un pai di ferro,
uno tinaccio, cinque mastelle aquale, a doi cioè li cierchi
di rame, tre mastelle picolo, doi ruolini finiti, una rocca
col pistol di ferro sopra la fornace, doi stangalo, doi
diagoli di ferro, una forcina di ferro, una vedetta, un
stangaro, un par de trespidi grandi, ot ut vulgo dicitur
nella cantina dicci botto con li loro sedimi, un par
de barili, una potriola da botto, una fiaseha di legno, un
bar-lotto di legno, tre para de bigonzi, un casson grande
da grano, un crivello da biada, ot un casson di noce
grande. Et ut vulgo dicitur nella camera di Flaminio
una letiera di noce, un matarazzo con un cavezal longo
una schiavina, un for/iero, una stadiora grossa od una pi-
cola, et ut vulgo dicitur robbe ha in mano mastro Horatio
XIIII castagnuoli de più longhezzo, quatro para do tre-
spidi, legnami per fare doi credenze in piazza, doi para di
ceste, et ut vulgo dicitur robbe alla possessione un
tinaccio grande, una tinella, et una sappa, una vanga,
un picone, una letiera, doi tavole, una cassa, una scura,
un scorciollo. Et la casa nel borgo di San Polo pel-
iate gli heredi di Vincenzetto, Don Cesare di Piermaria
Lutio Asinaro, et Pavolo di Simone. La possessione del
remocte, la possessione comprata da Federigo Paleologo,
il campo dai meli compro dal Caldai-ino, il campo con
la vigna compro dalla Spagnuola, la possessione compra
dalle Sore di S.*-t Chiara, una casa ot una vigna compra
dalla Giulia di Pierone, una coppia a vigna ot a campo
con una casa compra dalla Brardina ot da suo figliuolo,
una coppia e mezo di terreno compro da Gallo spadaro,
un cannetto, e tutti li dotti beni della detta possessione
dalle remocte ha per lati la strada da tre il fosso, da
doi M.a Genevera Alberta, detto Gallo Spadaro, Cristofaro
e Piero dalle busche, li heredi di Mat.° Cecho d'An-
tonio della Brarda di Barthoccio, e Dotalovo Biancalana
ot altri lati se vi fussero. Dieta autem debita ad quao
ut supra dictus magister Horatius tenotur confecta
usquo in presentem diem, ot quae ut supra dictus
Horatius promisit solvere sunt infrascripta vid. E prima
vulgariter loquendo alla Ciarlina a Censo scudi cinquanta,
a sor Gabriello del Bene fiorini cinquanta a parto d'ufficio,
a Giovanni Farina spetialo in Urbino scudi quaranta doi,
a Zacaria Urselli scudi undici, a Baldantonio Losso scudi
sedici, a Federigo Paleolago scudi dicisotte, a Jacomo
di Argenta scudi vintiquattro, al signor Leonardo scudi
vinti, a Battistino Bergamasco in Pesaro scudi dodici,
a Guglielmo hebreo scudi sette, al Bergamo in Urbino
scudi dicidotto, a Francesco Baldo scudi doi, alli figlioli
di mastro Baldo da Gubbio scudi quattro, a Cencio da
Gubbio scudi doi, al monte della pietà por li pegni
scudi dicinove, al Preposto scudo uno et boi. XI, la
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