Archivio storico dell'arte — 2.1889

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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ferraresi, è confermata da una lettera di Galeazzo Maria,
mandata il giorno 25 febbraio 1469 a Pavia, ove Bal-
dassare d'Este stava dipingendo noi Castello. Nella
lettera il duca si mostra contento dell'opera dell'artista
e gli ordina che nella camera nella quale sta dipingendo
ponga dal lato diritto lui e la sua consorte, sicché abbia
avvertenza che la camera sia eseguita, per ciò che ri-
guarda questi due ritratti, secondo la sua volontà.

Il duca Galeazzo Maria teneva il pittore in grande
considerazione; la quale è appunto dimostrata da una
lettera inviata a Borso d'Este il dì 5 giugno 1469,
pochi giorni prima della partenza di Baldassare per
Ferrara, affine di raccomandarglielo. Ivi son fatte le
lodi del pittore come di acconcia persona e dabbene,
molto valente nell'arte sua, nella quale in molte cose
seppe sodisfare il duca e riportarne il plauso. Perciò
egli lo raccomanda, come colui che è degno della
grazia e benevolenza sua, e merita d'essere amato da
qualunque principe per i suoi onesti e lodevoli costumi,
e prega il duca Borso a farne quella stima ohe meri-
tamente si deve avere d'una simile persona, perchè lo
troverà sempre ben disposto alla fede e devozione sua.
Conclude poi ch'egli avrà accetta ogni dimostrazione
che sarà fatta al pittore.

Il duca Borso corrisponde a queste raccomandazioni,
e tanto, che induce il pittore a recarsi al suo servizio,
e ne fa domanda al duca di Milano, il quale il di
7 ottobre 1469, — dopo che già (ai 20 settembre 1469)
Borso d'Este avea fatto disporre d'una nave atta a con-
durre da Pavia a Ferrara il nostro pittore colla fami-
glia e le sue masserizie — concede da Pavia, e pare anche
a malincuore, la richiesta licenza. Egli dice che, quan-
tunque la dimora di Baldassare d'Este a Milano gli fosse
grata, perchè spesso l'adoperava ne' suoi servizi per ciò che
riguarda l'arte del pittore, nondimeno, affine di sodisfare
alla richiesta del duca di Ferrara, ha dato di buona
voglia a Baldassare la licenza di trasferirsi a lui, perchè
il duca ne possa similmente usufruire; domanda però
di potersene valore ad ogni suo piacimento, come se
fosse presso di sè. Finisce raccomandandolo di nuovo
cordialmente, dichiarando che ogni bene che il pittore
riceverà dal duca Borso, lo avrà gratissimo ed accet-
tissimo.

Ai 24 maggio 1471 muore Borso d'Este, e il duca
Galeazzo Maria Sforza domanda al duca Ercole I di
Ferrara il ritratto del defunto Borso eseguito da Bal-
dassare. Nella lettera, che porta la data del 19 set-
tembre 1471, e fu scritta a Galliate, il duca di Milano,
dopo essersi scusato di dar noia al duca Ercole, esprime
il desiderio di avere il ritratto al naturale del fu signor
duca Borso, che maestro Baldassare aveva dipinto e che
esisteva nel Castello nuovo. Prega quindi che la detta
pittura gli sia mandata sopra d'una barca fino a Pavia,
ordinando al messo che la farà condurre, che disponga
in modo che la pittura nè per pioggia nè per umido
si possa guastare, e che la consegni in mano del suo
castellano di Pavia.

Il di 5 novembre dello stesso anno 1471 Galeazzo
Maria ringrazia da Milano il duca Ercole, per avergli
mandato l'imagine del fu duca Borso, insieme col
pittore Baldassare. Afferma che tanto più quoll'imagino
gli è cara, perchè fatta degnissimamente, sicché guar-
dando Borso cosi dipinto, gli paro di vederlo vivo, quasi
non gli manchi altro che l'anima. Terrà la pittura
continuamente presso di sè, e por la memoria del detto
signore, e per ricordarsi del donatore; e poiché il
maestro Baldassare merita in ciò somma lode, lo rac-
comanda caldamente al duca Ercole I, avvisandolo che
aveva ritenuto il pittore presso di sè fino a quel di perchè
lo ritraesse e dipingesse. Il che l'artista non ha potuto
finire per quello che è sopraggiunto (il duca Galeazzo
Maria ora stato colpito dal vaiuolo), onde avrebbe caro
che ritornasse.

Il eh. autore termina il suo interessante studio con-
chiudendo giustamente col Venturi che l'educazione
artistica di Baldassare d'Este deve essersi svolta a
Milano, perchè andato egli nel 1469 a Ferrara con la
f imiglia, non poteva essere più un giovanetto esordiente
nell'arte. Poscia lavorando a Ferrara, risentì forse
anche l'influsso dell'arte locale.

N. B.

Franz Wickhoff. — Die Fresken in der Capelle der
heil. Katharina in S. Clemente zìi Rom (Nella «Zoit-
schrift fùr bildende Kunst» xsiv, fase. 12).

Della questione dell'autore e della data di questo,
che è uno de' più antichi monumenti che la pittura del
Rinascimento abbia lasciato a Roma, si occupa il prof.
Wickhoff dì Vienna in questo suo interessantissimo
saggio, testé pubblicato. Per quanto riguarda la prima,
l'attribuzione che il Vasari ne fa a Masaccio, attribuzione,
accettata per ragioni intrinseche dai sigg. Crowe e Ca-
valcasene, venne messa in dubbio, già molto tempo fa,
per le indagini dello Zahn, Reumont e Lùbko e ultima-
mente per quello del Peluso 1 il quale, benché non
conoscesse i lavori dei suoi predecessori, fu indotto
alla loro opinione dalle stesso ragioni intrinseche ed
estrinseche. D'accordo quasi unanime si è dunque con-
venuto di assegnar i freschi di S. Clemente a Masolino.
Ma nel fissar la data della loro esecuzione gli autori
testò nominati si discostarono fra loro, poiché, allegando
ragioni storiche e di stile, alcuni la mettevano sul co-
minciamento, altri sulla fine della carriera dell'artista,
cioè quelli nel 1411, questi nel 1437. Ora il prof. Wickhoff
dimostra che le composizioni di cui si tratta, differiscono
in parecchie cose da quello che si usava in quei tempi
nella pittura fiorentina, sia riguardo alla concezione, sia
alla maniera di raffigurare il paesaggio, il costume, l'in-
terno delle abitazioni ecc. A prova di ciò l'autore adduce

1 La chiesa di Castiglione e le opere d'arte che contiene.
Milano, 1874.

Arcliwio storico dell'Arte. - Anno II, Fasc.VIII-IX.

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