Archivio storico dell'arte — 2.1889

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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18 ottobre 1447 in S. Maria del Fioro fosso lui, o
non un altro personaggio qualsivoglia, portante questa
combinazione di nomi molto visitata, — i duo anni
che scorrono dalla nomina dell'Allosio fin alla morte
del Masolino sarebbero bastati per l'esecuzione degli
affreschi. Ma ò più verosimile, che questi abbia vis-
suto inolio più oltre quel termine, o che perciò lo
pitture di S. Clemente sieno da riguardare come la
sua ultima opera di maggior estensione. Che fin
adesso fosso loro assegnata una data anteriore, que-
sto proviene da un errore solito nella storia dell'arte
moderna. Perchè in molti riguardi rivelano uno stilo
anteriore agli affreschi di Masaccio nel Carmine, si ri-
tenevano ancho di origine anteriore. Ma con ciò si di-
menticò, che sebbene una simile argomentazione sia giu-
sta riguardo alle opere di maestri giovani che aprono
nuove vie all'arte (quale era Masaccio), non regge di-
rimpetto alle produzioni di artisti invecchiatiti, presso
i quali di solito accade appunto il contrario.

C. de F.

1 Vasari, Vile, ed. Milanesi, t. ii p, 266,

Commissione storico-archeologica comunale. — Studi
storici su! centro di Firenze. — Firenze, 1889.

In occasione del quarto Congresso storico italiano
tenutosi in Firenze il mese di settembre u. s., il mu-
nicipio di questa città, con gentile pensiero donò a
ciascun membro del congresso un elegante volume in
cui sono contenute cinque memorie storico-artistiche
e topografiche, relative al centro di Firenze.

Diede argomento alle mentovate memorie la tanto
nota e dibattuta questione sul riordinamento od il ri-
sanamento di quella parte della vecchia città, compresa
tra le vie Tornabueni, Calzaioli, Cerretani e Porta Rossa.

Lo ragioni per lo quali il municipio di Firenze de-
liberò l'abbattimento di tanta e cosi nobile parto di Fi-
renze medievale, sacrificando — convien dirlo — una
quantità di edifizi interessanti l'arte e la storia, sono
chiaramente dimostrate dall'egregio cav. prof. Antonino
A riunirli, membro della giunta municipale, noi primo
articolo con cui il volume comincia e che servo anzi
di prefazione.

« Ma facendosi omaggio — scrivo l'Artimini a pag. 11
e segg. — alle disposizioni che regolano la tutela delle
opere d'arte, al diritto ed al dovere che il R. Governo
e lo speciali autorità da esso nominate hanno di vi-
gilare su tutto quanto si riferisco alla conservazione
del patrimonio artistico nazionale, il municipio non po-
teva a meno di riconoscere la ragionevolezza e la con-
venienza di associarsi l'opera della Commissiono pro-
vinciale per la conservazione doi monumenti e delle
opere d'arte ». Inoltre, a fine di provvedere che rima-
nesso memoria di quanto si demolisce, si trasforma e
si distruggo, fu nominata un'apposita commissiono, in-

titolata storico-archeologica-comunalo, il cui precipuo
incarico è quello di « faro le ricerche e studi necessari
su tutto ciò che esista negli stabili da espropriarsi, o
che si scoprirà nelle demolizioni, che si creda possa
interessare l'arte o la storia della città; e di eseguirò
inoltre al R. Archivio di Stato le ricerche storiche per
tutti gli stabili compresi noi riordinamento, affinchè per
ciascuno di essi si abbia la storia della sua prove-
nienza... ».

E la commissiono si mise all'opera, e quanto abbia
sin qui fatto lo insegna il volume in discorso.

Il prof. Giuseppe Conti ha dato un Saggio di storia
di alcuni edifizi del centro di Firenze (pag. 77), frutto
di lunghe e non facili ricerche od investigazioni negli
archivi pubblici e privati della città. Queste illustra-
zioni storiche, oltre al servire a mostrarci le fasi subito
dalla proprietà degli edifizi del contro ed i passaggi
d'una in altra famiglia, servono altresì a mostrarci gli
usi diversi ai quali quegli edifici hanno servito. Il saggio
dato dal Conti è diligente, minuzioso e completo in
ogni suo particolare, e per la conoscenza intima della
storia edilizia fiorentina do' secoli passati sarebbe ol-
tremodo desiderabile, che l'autore estendesse i suoi studii
e lo sue ricerche a varie altre parti non meno impor-
tanti della città e nelle quali, per la maggiore o minor
distanza dal cosidotto contro, non arriva il piccono de-
molitore.

Il eh. prof. Iodoco del Badia rivolse le sue osser-
vazioni sopra un piccolo tabernacolo incastrato in un
muro che dà sulla lurida via dei Cavalieri e precisa-
mente in faccia alla via oggi detta di S. Miniato tra le
Torri. Il tabernacolo, di corretto disogno, componesi
di un archivolto sormontato da specie di antefisse, sor-
rotto da due eleganti pilastrini adorni di bassorilievi
esprimenti candeliere con foglio ed ornati di squisita
fattura. Al disotto, nello zoccolo, è semplicemente in-
cisa la data MCCCCLXXXVII. Ora, tra i libri dello de-
cime Granducali, il chiarissimo Iodoco del Badia trovò
la notizia che Bernardo di Vieri di Dante, appigio-
nando nell'anno 1549, per uso di arte di lana, alcuno
stanze dello stabile di via Cavalieri, le dice situate « so-
pra alla Vergine Maria dell'Arto degli Speziali ». Rivolto
quindi le ricerche ai documenti relativi a questa Arte,
l'autore rinvenne che il 14 ottobre 1419 essa comperò
un fondaco, la cui ubicazione è chiaramente indicata e
che il Del Badia ha provato corrispondere esattamente al
punto della via dei Cavalieri ovo trovasi il tabornaco-
letto di cui ci occupiamo, il quale fu dunque collocato
in un muro dì proprietà dell'Arto doi medici o speziali,
la quale, corno è noto, aveva la Vergine Maria por suo
stemma.

Non posso però convenire col eh. professore, che la
peitinenza del tabernacolo all'Arte dei medici o spe-
ziali, la si possa anche provare mercè attente os-
servazioni sullo forme e qualità dello singole parti che
compongono i fregi, composiziono cioè fatta mettendo
insieme figuro di foglie o fiori e di semi usati nella
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