Archivio storico dell'arte — 2.1889

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

medicina, specialmente ne' secoli passati. Lo mele-
granate, le spighe di orzo o di grano, i papaveri, tro-
vatisi comunemente riprodotti tra gli ornati dei passati
secoli, e Fidea è antichissima e risale all'arte romana.

Il lavoro più interessante, contenuto nel volume, è
senza dubbio la pianta del quartiere del centro della
città, quale questo era nel 1427. La pianta è tutt'altro
che completa, e ciò anche riconosco l'autore, il eh.
Guido Carocci, r. ispettore degli scavi e monumenti,
il quale intese presentare solo uno « studio prepara-
torio ed un saggio di ciò, che ricercando negli archivi
può ottenersi ».

« Nel 1427, il periodo più fiero dello fazioni, dei tor-
bidi, dello guerre, era tramontato, lasciando lo tracce
del suo lungo o penoso passaggio ». In detto anno fu
istituita la decima o catasto, per cui ogni cittadino era
chiamato a denunciare, dinanzi agli ufficiali proposti a
quell'ufficio, quali beni possedesse, quali fossero le sue
rendite... E sfogliando quelle carte — scrive il Ca-
rocci — dove la maggior parte do' cittadini di quei
tempi hanno di mano propria, e spesso con esuberante
diffusione, descritto l'essere loro, che abbiamo trovato
gli elementi per ricostruire alla meglio la pianta di
quei tempi così lontani.

La pianta del Contro o di Mercato vecchio, ripro-
dotta litograficamente, è divisa in 21 parti rappresen-
tanti i gruppi principali di edifici, quali ad esempio le
case do' Medici, degli Strozzi, degli Adimari, le resi-
denze dello Arti, etc. Con differenti colori sono distinto
le loggie, le torri, le chiese e cappelle, infino le strade,
distinguendo per queste, so rinchiuso oggi tra lo mo-
derne fabbriche, se esistenti o di denominazione can-
giata. Ogni gruppo, controdistinto nella pianta da grande
cifra romana, è corredato dal rispettivo testo esplicativo,
nel quale è esuberante dovizia di memorie, di notizie
storiche, artistiche, dichiarato con chiarezza e con buon
metodo storico-critico.

Il lavoro, come saggio, fa onore all'autore ed al muni-
cipio che l'approvò e ne sostenne le sposo.

Il sig. Carocci è pure l'autore della penultima me-
moria sopra il Palagio dell' Arte della Lana, una dello
più antiche e più importanti fabbriche di Firenze me-
diovaio, che, por buona sorto, non è compresa tra
le vecchie costruzioni destinato ad essere distrutte.
« E poiché rimarrà in piedi come ricordo della forma
e del tipo che avevano i palagi dell'antica e possente
nobiltà fiorentina, è ragionevole (opina il Carocci) che
si pensi a restituirlo, in tutto e por tutto, alla pura
bellezza delle sue linee eleganti e corrette ».

L'idea è eccellente, ma mi pare che non si pensi
proprio cosi; poiché oggi vorrebbesi faro del torrione
dell'Arto della Lana un monumento di ricordo o di
omaggio alla memoria di quei grandi e benemeriti ar-
tefici che fecero la patria loro bella, forte e temuta.
« I molti ricordi delle arti, delle loro residenze, i fram-
menti e le parti, artisticamente importanti, degli edifici
o dei monumenti da esse edificati, non andranno di-

spersi fra le macerie dolio fabbriche che si rovinano
per creare su di esse un nuovo quartiere, ed accurata-
mente raccolti ed artisticamente addossati e murati alla
nuda parete del palazzo della Lana, volta a tramontana,
costituiranno un monumento, un ricordo preziosissimo,
un documento parlante del più glorioso periodo di storia
cittadina ». In detta facciata nord del palazzo della La na
sarebbesi quindi progettato di collocare: la fronte esterna
dell'oratorio di S. Maria della Tromba, la porta del-
l'Arto dei rigattieri e linajoli o quella dell'Arto degli
albergatori, il tabernacolo dell'Arto dei medici e spe-
ziali di via dei Cavalieri; lo stemma dell'arte stessa
che era sulla torre do' Caponsacchi, ed una infinità di
stemmi o formelle di Arti, di corporazioni, di famiglie
nobili. Avremmo così una insipiente e strana unione
di tanti e tanti monumenti che non hanno tra loro rap-
porto di sorta; un ridicolo mosaico, a danno dello stesso
monumento del torrione della Lana.

A chi debbasi attribuire questa poco felice e stramba
idea, non saprei davvero dire, e non per fermo al Ca-
rocci, quantunque egli l'approvi e l'esalti. Por convin-
cersi della impossibilità e della stranezza della cosa,
basta volgere lo sguardo al disegno allegato alla men-
tovata memoria, uscito dallo studio di E. Sampaolo.

Il lato nord del palazzo della Lana, secondo é ivi
riprodotto, con tutto quel miscuglio di ornati e di mo-
numenti appiccicativi sopra, fa l'effetto di un grande
spaccato o sezione di un'ampia e disordinata sala di
museo.

E da augurarsi che il buon senso trionfi e che
sìeno invece devoluti ad un museo, magari da istituirsi
appositamente, tutti quegli interessanti e pregevoli mo-
numenti, dai quali sono letteralmente ricoperti tanti e
tanti edifici del vecchio quartiere fiorentino.

Chiude il volume un elenco, compilato dal prelo-
dato prof. Conti, di tutte le Magistrature ed uffici pub-
blici che risiedevano nel centro di Firenze, quali ad
esempio il Monte di Pietà, gli Offiziali di Grascia, la
Guardia del Fuoco, i custodi e guardie di città, gli Of-
fiziali di pesco e carne, ecc. ecc.

B. M.

Il Palazzo di S. Giorgio in Genova. Demolizione o con-
servazione. Relazione del deputato Francesco Ge-
nala in nome della Commissione nominata dal Mi-
nistro della Pubblica Istruzione Boselli. Firenze, S.
Landi, MDCCCLXXXIX.

Il Ministro della Pubblica Istruzione, con decreto
28 maggio 1889, istituiva una commissione coli'inca-
rico di studiare la questiono della conservazione del
monumentalo palazzo delle comporo di S. Giorgio in
Genova, tanto dal lato artistico e storico, quanto dal
lato delle esigenze del commercio e della viabilità della
città. La questione si era fatta ardente, tanto da di-
videre gli animi della cittadinanza genovese e schie-
rare in due campi i fautori della demolizione o i
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