Archivio storico dell'arte — 2.1889

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.MISCELLANEA

E. Muntz. — Guide d° l'École nationale des Beaux-
Arts. — Paris, Maison Quantin, 1889.

Mancava finora ai visitatori dello importanti collezioni
dell' Ecole nationale des Beaux-Arts di Parigi un cata-
logo completo delle opere originali o dello copie che vi
sono contenute; perciò sarà certo bene accolta questa
guida del sig. Muntz, che nulla ommette di quanto può
interessare gli studiosi o gli amatori dell'arte. Il libro
comincia con una introduzione, in cui è brevemente
riassunta la storia della celebro scuola; segue una no-

tizia storica sugli edifici che la compongono, quindi
la descrizione dello singole corti, sale, ecc. e degli og-
getti che vi si trovano. Fra gli altri pregi del volume
notiamo, come una vera novità, il catalogo dei disegni
d'artisti donati alla scuola dallo His de la Salle, dal Gat-
teaux, da Jean Gigoux e da altri collezionisti.

La guida, ornata di parecchie illustrazioni, è pubbli-
cata in bella edizione dalla casa Quantin di Parigi.

C.

MISCELLANEA

La data del fonte battesimale in San
Giovanni di Firenze. — 11 fonte battesimale del
tempio di S. Giovanni a Firenze consiste in un pozzetto
esagono di marmo storiato nei Iati, che posa sopra un
basamento di tre scalini. Inferiormente alle storie della
parto di dietro, cioè verso la nicchia nel muro che con-
tiene la statua del Precursore, si legge un'iscrizione,
che questo fonte fu fatto per l'arte Kalimala nell'anno
1371. E fidandosi di questa iscrizione, originale ed indu-
bitabile, si credo che il tutto, qual'è, sia opera dell'epoca
indicata. Anche il « Cicerone » di Burckhardt e Bode, ac-
cettando la data, pone il fonte tra i lavori diligenti ma
poco gradevoli di qualche trecentista fiorentino privo
di sentimento individuale e di studio originale della
natura, il quale in un modo più o mono corrotto pro-
fittava degli esempi di Andrea Pisano e di Giotto
(ediz. V, p. 330).

Debbo confessare che una tale definizione del carat-
tere artistico dei rilievi del pozzo mi pare affatto erronea,
perchè nè lo stile dello figure nò la composiziono delle
storie, e nè anche la parte tecnica del rilievo somigliano
allo porto di bronzo di Andrea Pis.mo o allo sculture
di marmo del Campanile, l'invenzione delle quali si ascri-
vo a Giotto. Ma un fatto più curioso è questo, che la
critica moderna non si è accorta della diversità di stile,
che spicca tra una parte e l'altra del medesimo monu-
mento.

Nelle faccie, o specchi del pozzetto si vedono sei
storie « di basso, alto e tondo rilievo », rappresentanti
vari battesimi. Più volto, guardando il battesimo di
Cristo ed i compagni qua o là, elio stanno in fronte
abbastanza visibili, mi sono rivoltato contro l'iscrizione
porgente la data 1371. Un alto rilievo con tante figu-
rine perfettamente tonde, cavate dal marmo come so

fosse alabastro o avorio, lavorato e perforato ad uso
bizantino; — composizioni cosi bislunghe, piene di
balze ed alberetti, di nuvole ed angioletti, di tanti ter-
restri e celesti oggetti, soltanto per supplire alla pro-
spettiva; — figure poi d'una sveltezza ricercata, sciolte
di membra ed allungate di proporzioni, come se fossero
imitate dal tipo proprio bizantino, lassù nei mosaici
della cupola del Battistero; e tutto ciò all'epoca di
Andrea Pisano ed Andrea Orcagna, in mezzo alla tra-
dizione giottesca ! Parrebbe impossibile, se non ci fosso
quel millesimo.

Di certo, è una bella cosa il trovar la data scritta

i nel monumento stesso ! Ma una tale iscrizione di parole
e numeri in un'opera d'arto non dovrebbe accecare
l'occhio dello storico di quest'arto nè sospendere l'esame
critico del carattere artistico del monumento in tutto
lo sue parti. Per noi altri il documento più importante
resta il lavoro di scultura attorno a questo fonte, e
quando poi si legge l'iscrizione, bisogna prima di tutto
domandarci, so lo stile dell'opera sia compatibile colla
data incisa. E supposto elio la esperienza dello storico
risponda negativamente, che diremo allora? Senza dubbio,

j lo scrittore può mentirò, l'artista no : il lapicida inci-
dendo quei numeri può aver commesso uno sbaglio; lo
scultore — eccetto, s'intendo, il falsificatore professio-
nale — non maneggia da bugiardo lo scarpello.

Tal dubbio mi tormentava, quando finalmente mi
riusci di far aprire il cancello e procurarmi una can-
dela, per far lume nel bujo dove stanno gli altri tro
rilievi, ed esaminare anche la parte di dietro. Allora
vidi subito la diversità tra i quattro primi ed il resto.
E adesso parla da so anche la serie dei soggetti rap-
presentati nello sei faccio dell'esagono, conformo si
rileva dallo seguenti iscrizioni, che loggonsi nell'orlo
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