Archivio storico dell'arte — 2.1889

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che può dirsi comune a tutte le fabbriche del Sangallo (palazzo Farnese, palazzo Baldassini, di mon-
signor della Cervia, Banco di S. Spirito ecc.) si trovi in quelle d'altro architetto. L'andito decoralo di
pilastri e di nicchie ricorda quello dei palazzi Farnese e Baldassini ; le proporzioni del dorico, alquanto
pesanti, sono appunto le stesse di quei due palazzi,
e le modanature si degli ordini architettonici del
pianterreno e del cortile, come delle finestre e
d'ogni altra parte, corrispondono appunto a quelle
del Sangallo. Il disegno delle loggie nel cortile,
imitato poi da altri, lo si ritrova in un'altra fab-
brica del Sangallo, di cui tolgo il disegno che qui
riproduco (fìg. 4) dal Létarouilly. La cura e fini-
tezza dell'esecuzione è appunto quale si conviene
ad un'opera giovanile; e se dovesse credersi che
l'opinione volgare ch'esso fosse il modello del pa-
lazzo Farnese, avesse pure un qualche fondamento
in lettere o relazioni a noi ignote, potrebbe pensarsi
che il cardinale Alessandro Farnese, veduto il pa- ^ g _ mSEGN0 w ANT0NI0 DA SANGALL0
lazzetto Regis, ordinasse al Sangallo di costruirne (GaUoria degli uffizi in Firenze)

a lui uno simile in proporzioni maggiori. 1

Fra i molti disegni del Sangallo conservali nella galleria degli
~~ . Uffizi, c'è al n. 1092 uno schizzo parziale di loggia (fig. 5) dove

1SJJ t^i"' specialmente è notevole il riquadro vuoto, lume, simile a quello del

yi. Piazzetta Regis; e nel disegno 960 trovo due schizzi di piante,
ir/*/'*' 7 pianterreno e primo piano (fig. (i), corrispondenti a quella del no-

stro palazzetto (come può rilevarsi dal confronto della pianta ripor-
tata dal Létarouilly e dal Navona), salvo piccole diUerenze, quale
ad esempio, la scala passata da destra a sinistra, ben naturali da
una prima idea all'esecuzione. Non essendovi alcuna indicazione
scritta, nè misure, nè particolarità caratteristiche, non oserei dare
per certo che esse si riferiscano al palazzo di cui discorriamo;
ma, quando pure riguardassero altra fabbrica, resterebbe però ad
esse un . valore di analogia. Nessun dubbio però può aversi pel
disegno n. 1720, di Aristotile da Sangallo (fig. 7), che anche nel
catalogo è indicato come parte di pianta del palazzo Linotle.
La scrittura è certamente di Aristotile, e quantunque non si tratti
che di pochi segni su d'un brandello di carta, la corrispondenza
perfetta delle linee, e specialmente l'aggruppamento caratteristico
delle tre colonne, che inutilmente si cercherebbe in altra fab-
brica, non lasciano dubbio che si tratti' del nostro palazzo. Che

Aristotile lavorasse in Roma con Antonio
da Sangallo e lo aiutasse in parecchio
sue fabbriche, se non fosse già noto pel
Vasari 2 basterebbero a dimostrarlo i di-
segni della galleria degli Uffizi, dove più
Fig. 7. - DISEGNO DI ARISTOTILE DA SANGALLO volte nello stesso foglio s'incontra la

(Galleria degli Uffizi in Firenze) mailO de' due Cugini. 3

1 II palazzo Farnese, ingrandito poi o ridotto alla forma dopo averlo ricevuto e veduto ben volentieri, lo mise
prosente quando il cardinale Alessandro salì al pontifi- a sollecitare alcune fahriche con provisione di scudi dicci
cato, nel 1519 era già in tale stato che Leone X si recò a al mese. » Vasari, VI, 446.

visitarlo, ammirandone la bellezza e la magnificenza. 3 V. nel Commentario alla vita di Antonio ila Rem-

2 « Aristotile... so n'andò a Roma a trovarvi Antonio gallo di Gaet. Milanesi, in più luoghi. (Vasari, V,
da Sangallo suo cugino; il quale, subito che fu arrivato, 475 e segg.).
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