Archivio storico dell'arte — 2.1889

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FRANCESCO PORBUS IL GIOVANE A PARIGI

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qualità degli sposi non diminuirà punto la soddisfattone come V. S. Ill.a potrà in parte stimare da
i ritratti che io le mando fatti con licenza della Regina da un pittor fiammingo che è stato assai
in Italia e si stima molto più di Scipione Gaetano: ne mando ancor due per il S.r Duca di Lerma
e prego V. S. WL.W che vadin subito in mano di S. Ecc.za per la via che le parrà meglio. — I
ritratti di V. S. Ill.ma sono nello staggnone dove sono alcune tacche intorno al coperchio e di
sotto nella tela tre sigilli senza scritto. Nell'altro staggnone sono quelli del S.r Duca, non vi è
tacche nel coperchio e nella tela vi è scritto il nome di S. E. e assicuro V. S. HLma che son tutti
della medesima mano, senza nessuna sorte di differenza, fuorché nel vestito; nel resto, se ci è
vantaggio nessuno, l'hanno piuttosto quelli di V. S. Ill.ma, se ben son vestiti a bruno, perchè son
fatti' prima». (F. 4871, 29 maggio 1611).

Anche il granduca di Toscana, Cosimo II, veniva informato dal Botti intorno a questi ritratti:
«Intanto ho havuto licenza di far ritrarre questo re et madama sua sorella et li ho fatti
fare ad un pittore che si slima più di Scipione Gaetano et mi è bisognato pagarli cinquanta scudi
l'uno, ma son belli et n'ho mandati due al conte Orso, et li ha portati Biss corriero che io ho
spedito hora a quella Corte con la soprascritta risolutione, et non dubiti V. A. che questi siano
ritratti da guastar parentadi, perchè per dir che siano belli, basta dire che somigliano ». (F. 4624,
3 giugno 1611).

Sembra poi che i ritratti fossero realmente assai belli, se dobbiam credere a quanto tornava
a scrivere il Botti al granduca di Toscana:

« Sono stato di poi all'udienza di S. Maestà solennemente et n'ho ritratto quel che V. A. in-
tenderà per un'altra lettera: vi sono stato ancor privatamente da sera, et gli ho presentato i
vestiti per il re, et mi son stupito dell'allegrezza che n'ha fatto S. Maestà pubblicamente, essendo
due volte uscita del piccol gabinetto dove ero con lei per mostrar questi lavori e farne festa con
molte principesse che erano nel gabinetto grande, et gli lodavano assai, et perchè la Duchessa
di Guisa disse a S. Maestà che sarebbe stato bene accomodare un di questi vestiti per il giorno
del Corpus Domini, rispose che non l'harebbe fatto se fosse dovuta essere a Parigi, che voleva
che il Re. serbasse questi vestiti a qualche occasione, et insomma non poteva mostrarne più
gusto, et mi comandò che io ne. ringraziasse assai V. A. in suo nome et me lo disse più
d'una volta, et si conosceva che lo diceva molto di cuore et con allegrezza molto estraordinaria.
Tornando nel piccol gabinetto, S. Maestà chiamò tutte le principesse a vedere i ritratti che ho
detto in un'altra lettera d'haver fatto fare con sua licenza per mandare in Spagna, due del re
et due di Madama sua sorella, che piacquono assaissimo et fumo causa che si desse ordine di
guastarne alcun'altri che haveva fatto tare S. Maestà, et che io gli havevo detto che non erano
da lasciar vedere». (F. 4624, 4 giugno 1611).

I quattro quadri giunsero presto a destinazione e piacquero moltissimo alla corte spagnuola,
scrivendone così il Botti al granduca:

« Ho inteso dall'Ambasciatore di Spagna che è passato per Alemagna un corriere con una
lettera per lui del segretario Antonio di Arostichi, nella quale gli scrive che mi dica che era
arrivato Bisso corriere con i miei ritratti, che il Duca gli haveva subito mostrati al Re et alla
Regina e se n'era fatto gran festa et allegrezza, essendo riusciti questi principi più belli che non
credevano et il Re più grande due dita ». (F. 4624, 21 giugno 1611).

E anche al segretario Braccio Michelozzi il marchese Botti esprimeva la sua soddisfazione:

«Io ho tanto gran gusto.....che le pitture che io mandai per Fino corriere habbin dato

gusto extraordinario». (F. 4871, 21 giugno 1611).

I ritratti mandati in Spagna saranno probabilmente oggi perduti; credo tuttavia che debbano
considerarsene come ripetizioni di mano del Porbus i due quadri della galleria degli Uffizi esposti
nel corridore di Ponte Vecchio, segnati coi numeri 97 e 91. Il primo ci rappresenta il giovanetto
Luigi XIII in piedi, colla destra appoggiata all'anca e la sinistra sull'elsa della spada; veste un
abito di raso rosso tagliato, a ricami d'oro ed ha a tracolla una sciarpa azzurra da cui pende la
croce dello Spirito Santo: a sinistra v'è un tavolino, coperto di velluto verde ricamato a L
coronate, su cui è posalo il cappello di feltro grigio, con tesa rialzata e fermata da un ricco
gioiello: nel fondo si legge l'iscrizione AN.° SAL. 1611. /ETÀ. SVM. AN.° 10.
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