Archivio storico dell'arte — 2.1889

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UMBERTO ROSSI

L'altro raffigura la principessa Elisabetta con pettinatura a riccioli, gran collare di merlettò
e abito a guardinfante di raso tagliato, con ricami di perle e pietre preziose: ha nella sinistra il
ventaglio e colla destra s'appoggia a una poltrona, sul cui dossale sono ricamate le armi di
Francia e Navarra in uno scudo a losanga: nel fondo l'iscrizione AN.° SAL. 1611.

Ambedue questi ritratti sono condotti con molta cura e le teste specialmente sono una mera-
viglia di verità e di naturalezza; il colorito è assai vivace e, cosa rara a trovarsi nelle nostre
gallerie, ambedue sono conservatissimi e quasi vergini da ritocchi. Nello stesso corridore sono
esposti altri due ritratti di Luigi XIII e di sua sorella a mezzo busto, con abiti differenti, che
pure debbono attribuirsi al Porbus e che furono con molta probabilità eseguiti contemporaneamente
ai due suddescritti: anche in questi si riscontrano gli stessi pregi e tutti assieme meritano senza
dubbio gli elogi che l'ambasciatore toscano faceva al pittore. È curioso il paragone che nelle
lettere che ho riferito, si fa tra il Porbus e Scipione Gaetano, o meglio Scipione Pulzoni da Gaeta
che doveva godere a quei tempi di grande riputazione alla corte toscana e che oggi è poco men
che dimenticato: il confronto tra alcuni ritratti di quest'ultimo, conservati nella galleria Pitti, e
i lavori del Porbus, torna tutto a vantaggio del fiammingo e dà piena ragione al giudizio che dei
due artisti si faceva allora a Parigi. 1

Le lodi fatte dal marchese Botti al Porbus avevano invogliato il granduca Cosimo ad avere
qualche lavoro suo da collocare in Galleria: e la madre di lui, Cristina di Lorena, granduchessa
vedova, che molto si occupava di cose d'arte, pensò di commettergli i ritratti del re e della regina
di Francia da collocarsi nella serie dei ritratti medicei. Il Botti scriveva in proposito al cav. Fran-
cesco Medici:

« Quanto alle pitture, dovendo servir per la Galleria, sarà necessario havere le misure e sapere
se i ritratti hanno a essere interi o mezzi et in ogni modo non si perderà tempo, perchè d'altra
mano che del pittor fiammingo non gli manderei, e di sua mano non si posson cominciar se non
per qualche settimana, e però sarà ben sapere ancora se i vestiti si debbon fare di man sua e
ben finiti che sarebbon cosa rara, ma costarebbono interi intorno a 100 scudi l'uno. Per 50 si
harebbono con i vestiti di mano di un suo lavorante, che sarebbon ragionevoli, et harebbono le
teste e le mani di man sua e tutta la persona disegnata e ritocca da lui. Per compiacer V. S. con
la prestezza havevo pensato di mandarle due ritratti interi che io comessi a questo pittore doppo
i primi quattro che io hebbi e che eron quasi finiti, ma il galant'huomo ha fatto a me il mede-
simo tiro che mi ha detto la Regina ch'egli ha fatto più volte a S. M. cioè di dar le pitture fatte
a posta plus offerenti, e l'altra sera che io andai alla sui bottegha per veder questi ritratti con il
s.r Filippo Gondi e con altri, fece dir di non v'essere per la vergogna e por havere tempo a re-
cominciarne due altri e dir che sien i medesimi cominciati per me. — Se V. S. vorrà sapere i
soprascritti particolari dalla bocca propria di Madama Ser.ma con comodo di S. A. et suo, lo potrà
far meglio che in altro tempo doppo la messa di S. A. con dirne prima una parola al s.r Ugolino
del Monte che è cortesissimo et io non ne scrivo niente a nessuno per dar più occasione a V. S.
di poterne trattare, poiché in quanto al poter presentare i ritratti, sarà cosa più lunga che io
non vorrei». (F. 4871, 6 luglio 1611).

Sembra però che l'artista non si mostrasse molto sollecito ad eseguire i comandi, poiché di
lì a qualche mese il marchese Botti scriveva:

« Di vecchio ci è il mio desiderio di poter servire a V. S. conforme all'obbligo e la solita
pigritia di quel pittore; pure ha cominciato et va facendo qualcosa. Madama Ser.ma mi fece solle-
citar questi ritratti anche dal cav.'' Pesciolini, ma con questo huomo non si può far altro; con

1 A proposito del ritratto di Luigi XIII riferirò un
curioso particolare che il Botti scriveva al conte d'Elei a
Madrid, richiedendogli i ritratti dei principi di Spagna:

« Ho pregato ancora S. Ecc.» che faccia havere a
V. S. 111.3 quei ritratti al ritorno di Bisso e ho dotto
a S. E. che la Regina me gì' ha ricordati e mi ha mosso
alle mani col Re, dicendo a S. Maestà che a me tocca

a farli venire, havendo hauto licenza di mandare il suo
ritratto e quel della sorella et io non posso hora difen-
dermi e mi ha saputo infin rimproverare che io fui
causa che egli stossi fermo più di 3 hore per farsi
ritrare e la Regina quando mi detto licenza, mi rispose:
Come faremo noi a fare stare tanto fermo il Re ? ».
(F. 4871, 20 dicembre 1611).
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