Archivio storico dell'arte — 2.1889

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FRANCESCO PORBUS IL GIOVANE A PARIGI

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tutto questo non lascerò di solleccitarlo quanto sarà possibile e quando ci sarà qualcosa di fatto
l'invierò a V. S. ». (F. 4871, 11 dicembre 1611).

Il ritardo, per cause che i documenti non ci dicono, fu assai lungo, tantoché un anno dopo i
ritratti non erano ancora finiti; e il Botti ne scriveva al cav. Francesco Medici:

« I suoi libri verranno con le mie robe, ma non spero già che possin venir le pitture, tanto
si è portato bene quel nostro Purbis; non lascerò di sollecitarlo quanto potrò. (F. 4871, 7 no-
vembre 1612).

« Con quel pittore non si può venire a conclusione: hora si scusa col humido et hor col
freddo, ed io non lo posso riscaldare tanto che basti. Pur mi ha promesso di darmene due molto
presto; se sarà vero, V. S. lo vedrà et io lo procurerò con ogni industria. » (F. 4871, 21 gen-
naio 1613).

« Il pittore va tirando innanzi i due ritratti maggiori e di già ne ha havuto tutti i denari e
sono a buon termine; come saranno finiti gli manderò a V. S. con la prima occasione, e solleci-
terò gli altri a tutte 1' hore » (F. 4871, 31 gennaio 1613).

Pochi giorni dopo i due dipinti erano realmente ultimali e il Botti si affrettava a comunicarlo
al Medici; dal quale sembra avesse avuto commissione di far eseguire anche altri ritratti di per-
sonaggi della- corte francese, perchè gli scriveva :

« I ritratti del Re e Regina in habito reale per la Galleria son finiti e hiersera gli feci
[portare] qua in casa, ma non son secchi et il maestro non vuol che si mettino nella cassa se
non fra otto o 10 giorni, et io li manderò poi con la prima comodità e gli indrizzerò a V. S. —
Per gì' altri ritratti il maestro ha presi denari a buon conto e mi ha promesso di soleccitargii,
ma dice che i giorni son corti, che i colori non seccano e che ha da fare assai e che patisce
freddo alle mani. » (F. 4871, 15 febbraio 1613).

Ai primi di marzo i quadri erano inviati a Firenze e il marchese Botti ne dava avviso al
segretario granducale Belisario Vinta:

« Il sig. cav. Francesco Medici mi scrisse d'ordine di Madama Ser.ma che io facessi fare alcuni
ritratti; ne mando hora due di essi per la Galleria e gì' indirizzo a detto cavaliere per haver-
mene pregato molte volte come di cosa di grand'importanza: ho fatto la tratta della spesa al
S.r Depositario e mi piglerò sicurtà di far fare i ritratti interi di questi quattro sposi per il nostro
Ser.m0 Padrone, parendomi che sia bene che S. A. gì' habbia in qualche luogo come per trofeo di
questa grand'opera » (F. 4624, 3 marzo 1613).

Al Medici poi scriveva più minutamente:

« Mi dispiace infinitamente di vedere destinato che il servizio di quelle pitture passi dal prin-
cipio al fine con poca sodisfazione di V. S. Mi consolo solamente in considerare che questa non
sia cosa che importi tanto a V. S. quanto il suo buon zelo gii fa stimare e che tutta la colpa
della tardanza si debba attribuire o al pittore o a me. — Quello Iacopino corriere parti di qui
in poste per portar l'ordinario piccolo e fu pagato per portare i quadri a Lione, sicome fece et
per portargli o mandargli da Lione a Firenze con detto ordinario piccolo; e perchè non gli potette
riuscire di portar detto ordinario, volle aspettar di portargli da se con l'ordinario seguente. Et se
ben sapeva che i quadri venivano a V. S. e ne fece la soprascritta di sua mano, nondimeno nel
fare scusa con me, di Lione, di non gl'haver mandati o portati come haveva promesso per quel
primo ordinario piccolo, gli chiama i ritratti del S.r don Francesco e dio voglia che non habbia
fatto questa pazzia sicome la scrive, ma in ogni caso la soprascritta doverrà haver corretto l'er-
rore. — Quanto al ha vere fatto il ritratto del Re vecchio in luogo del giovane, il pittore ritrovò
la memoria che io gli havevo data, confessò il mancamento et l'harebbe ripreso volentieri, ma a
me parve meglio che i Ser.mi Padroni havessino quel bel ritratto di quel gran Re tanto lor con-
giunto di mano di questo valent'huomo et gli altri si sollicitano quanto si può, ma con questo
huomo diligenze servono a poco ». (F. 4871, 4 marzo 1613).

E nello stesso giorno replicava:

« Mando a V. S. due ritratti per la Galleria e si bene a me et a questi di casa pare che V. S.
domandasse il Re giovane, nondimeno il pittore ha fatto il Re vecchio : caso che si sia preso errore,
si potrà fare il giovane ancora col medesimo abito et della medesima grandezza e V. S. potrà dar
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