Archivio storico dell'arte — 2.1889

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minus Nicolas promisit solvere ducatos vigiliti infra
festum Pentecostes venture.... usque ad integralem so-
lucionom premissorum, promisit solvere idem dominus
Nicolas.... dicto magistro Martino perfecto et laudato
et extimato ut supra opero ...» (Ivi, G. PeUipari, not.
19, f. 17). — La tavola per questo atto commessa allo
Spanzotti doveva adunque contenere nove figure, o dieci
se si conta pure il Bambino che certamente sarà stato
rappresentato nelle braccia di Maria. Invito caldamente
gli studiosi a farne ricerca, poiché la scoperta di essa
o di un'altra opera di Martino servirà non solo a farci
conoscere la maniera di questo pittore, ma anche da
quali principii movesse il celebre suo discepolo, il So-
doma.

1491, 11 agosto. — Gio. Bartolomeo de Gonflontia af-
fitta a maestro Martino da Spanzottis pittore una casa
con bottega, sala, due camere e canova, nella vicinanza
di S. Maria Maggiore, por quattro anni, od anche per
cinque se piacerà al predetto Martino, al prezzo di 20
fiorini di Milano annui. (Ivi, G. PeUipari, not. 13, f. 346).

1492, 11 gennaio. — « Clini ita sit quod magister Mar-
tinus do Spanzotis civis Casalensis pictor convenerit ot
promiserit spectabili domino Nicolao do Agaciis doctori
facere et depingore quamdam anchonam super quam do-
minus Nicolaus oidem magistro Martino tradoro pro-
miserit nonnullam pecuniarum quantitatem », il pittore
dichiara d'avere già ricevuto da lui in quattro volte 30
ducati. (Ivi, A. de Pessihis, not. 3, f. 3).

1492, 15 maggio. — La tavola commessa dall'Ajazza
allo Spanzotti non dovette esser stata collocata al suo
posto se non dopo il 15 maggio 1492, poiché Giovanni
Trissino da Lodi si obbligò in tal giorno a dipingere
a fresco la nuova cappella e darla compiuta « ad ordi-
nationem magistri Martini », cioè quando questi avrebbe
finita la tavola da porsi sull'altare. (Ivi, A. de Pessinis,
not. 3, f. 66).

1494, 7 maggio. — « Nobilis Constautina Alia quondam
domini Antonii Piante ex nobilibus Labriani et uxor
magistri Martini de Spanzotis do Casali pinctoris habi-
tatoris Vercellarum, cum consensu dicti Martini presenti »
elegge quattro procuratori, fra cui « dietimi magistrum
maritimi dicto constituentis nec non et Franciscum do
Spanzotis diete constituentis cognatum », per rappresen-
tarla «in causa vertonto intor ipsam ex una otnobilem
Nicholaum Plantam de Clavaxio (Chivasso) parte ex al-
tera ». (Ivi, Aff. Ghislarengo, pr. 5, f. 155). — Forse la
causa verteva sul legato di 100 fiorini fatto a Costan-
tina da suo zio Spagnolio Pianta, del qual legato è ri-
cordo in altri atti.

1498, 21 dicembre. — Lo Spanzotti elegge quattro pro-
curatori per esigere dal nobile Gio, Ant. di Marino.
(Ivi, Gu. Lonate, not. 10, f. 673).

1511, 3luglio; o]1512, 4 febbraio e 12 agosto. — «No-
bilis magister Martinus pictor» é padrino in Chivasso.
(Dai libri parrocchiali). — Si noti che verso questo
tempo il pittore Defendonte Deferrari da Chivasso do-
veva appunto essere nei suoi anni di disciplina artistica,

ed io sono affatto disposto a credere ch'egli abbia avuto
a maestro appunto lo Spanzotti, al quale, se ciò fosse,
spetterebbe la gloria d'aver ammaestrato nella pittura
due dei più illustri artisti piemontesi, il Deferrari o il
Sodoma.

1524, 13 giugno. — Martino Spanzotti ricevo 65 scudi
d'oro del sole da Dorotea, vedova di Sigismondo Asi-
nari di Camerano, por aver dipinto un quadro ad oro,
azzurro od altri preziosi colori, rappresentante S. Fran-
cesco colle stimmate, por la chiesa dei Francescani in
Casale. (Notizia scoperta dall'illustre Vernazza nell'ar-
chivio del conto Asinari di Camerano; Vernazza ag-
giungo che l'atto originalo fu da lui donato alla biblio-
teca dell'Università di Torino).

1528, 11 giugno.— « Magister Johannes Maria do Ster-
chino pictor filius Johannis de Fontanelli ultra Tanarum
in dominio marchionali (Monferrato) », abitante in Ver-
celli nella casa del pittore Gerolamo Giovenone, essondo
ammalato, fa testamento, presenti, fra gli altri testi-
monii, Gerolamo e Giuseppe Giovenoni, o «magistro
Francisco pietoro do Spanzotis de Casali Sancti F.vasii ».
(Arch. Civ. di Vorc, G. A. Bulgaro, not. 11, f. 210).
Como risulta dal documento dol 7 maggio 1494, Fran-
cesco Spanzotti era fratello di Martino. — Si é veduto che
il Bruzza parla eziandio di un figlio di questo Fran-
cesco, il quale avrebbe avuto nome Pietro Francesco, od
a prova del suo diro egli cita appunto l'istrumente dell'I 1
giugno 1528 dol quale qui ho dato un sunto. Ma io che
mi procurai una copia integralo di quell'atto non vi
rinvenni menziono d'altri Spanzotti che di Francesco,
onde convien conchiudero che il Bruzza abbia errato
nella lettura dol documento oppure nell'indicazione della
fonte.

1528, 2 novembre. — « Nobilis Constantina do Span-
zotis relieta magistri Martini Spanzotis pictoris.... consi-
gnat omnia bona sua immobilia quo habot et tenot in loco
et finibus Clavaxii. Primo domurn in burj-o Sancti Petri...
Item aliam domimi apud bonam....» (Arch. commi, di
Chivasso, Rute, 1526, f. 80). — Ora si conosce dunque
che Martino Spanzotti cessò di vivere tra il giugno
del 1524 od il novembre del 1528. I Pianta alla cui
famiglia apparteneva Costantina, erano chiamati anche
Spagnoli ed erano consignori di Lavriano ed una dello
prime famiglie di Chivasso.

Data incerta. — In Chieri, dapprima nella chiesa della
Madonna delle grazie e dopo il 1536 in quella di S. Ago-
stino, stata distrutta nei primi anni del corrente secolo,
esisteva un trittico, in uno dei cui scompartì laterali
orano rappresentati Ludovico Tana e sua moglie
Anna Orsini di Rivalta, inginocchiati ed in atto di pre-
gare S. Bernardo dipinto nella tavola centrale. Nell'al-
tro scomparto erano effigiati i tre fratelli di Ludovico,
cioè Tomaso, Giovanni Amedeo e Tomeno. Quattro esa-
metri sotto ciascuno dei due scompartì laterali palesa-
vano i nomi dei personaggi. Non è espresso quante e
quali figure, oltre S. Bernardo, contenesse la parto
centrale, ove si leggeva una lunga iscrizione dalla
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