Archivio storico dell'arte — 2.1889

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MISCELLANEA

avendosi a riconoscerò che in onta ai pregi inerenti a
quel dipinto, esso non si accorda né nel concetto nè
nella esecuzione con alcuna delle opere indubitate di
lui, rivelando invece un autore di capacità limitato, di
una esecuzione timida e minuta, quale non si può pre-
sumerò so non in umile gregario. Che questi poi in
lealtà non sia altri che il miniatore e ritrattista mila-
nese Ambrogio de Predi», come pel primo avvertì il
sonatore Morelli, è cosa di cui non dubito riusciranno
sempre più a persuadersi gl'intelligenti i quali vogliono
darsi la briga ed abbiano la capacità di addentrarsi
senza idee preconcette in uno studio comparativo di
buon numero di altri ritratti venuti alla luco da una
serio di anni a questa parte, massime in Italia. Il dott.
Bodo, nell'intento di vieppiù legittimare l'origino del
ritratto dell'Ambrosiana, alloga nel suo Cicerone(5'-' odi/..)
l'affinità di detto dipinto con quello noto come ritratto
della Belle Féronnière al Louvre (n. 461). A questo
proposito mi sia lecito di proporre qui semplicemente
i duo quesiti seguenti: 1.° Di fronte al celebro quadro
della (jioconda nel Salon carré, il ritratto della Belle
Féronnière porge propriamente lo caratteristiche di
un'opera di Leonardo?-2.° Merita realmente conforma
rispetto al medesimo l'attribuzione all'autore del profilo
doli'Ambrosiana?

Più palpabile, diremo così, è il problema della per-
sona rappresentata. Ch'essa non si accordi con quella
di Bianca Maria, mediante opportuni confronti stabilita
dal sig. Bodo, no convengo appieno; ma che si possa
dubitare anche da lontano che vi s'abbia a ravvisare la
effigie di Beatrice d'Esto non riosco a persuadermi
affatto, neanche colla spiegazione addotta della tendenza
artistica di idealizzare il vero. Crederei anzi far torto
al sig. Coceva so dubitassi ch'egli avrebbe giudicato
diversamente, quando avesse avuto a disposizione un
facsimile più fedele di quello fornitogli dal disogno del
sig. Gaillard da contrapporre alle effigi genuine di
Beatrice d'Este. Quando infatti uno si ponga ad osser-
vare il profilo nell'originale all'Ambrosiana, di leggeri
avvertirà le notevoli differenze con quello ben conosciuto
di detta principessa. Nel primo fa senso non solo la
forma dell'occipite tanto acuminata da fai' pensare
assai più ad una spiccata anormalità che ad una idea-
lizzazione dell'artista, ma anche il profilo del naso, clic
porgo un leggero rialzo alla punta mancante all'atto
in Beatrice e ch'è pur certamente un tratto caratteristico
della persona rappresentata; in fine, par essere breve,
il mento acuto e scarno, laddove quello della Estense
è tondeggiante e pieno. 1

1 Questi ed altri particolari si vedono fedelmente riprodotti
nella fotografia cavata dall'originale per opera del sig. Giac. Brogi
di Firenze c anco più nitidamente nella riproduzione lattane ante-
riormente dal defunto fotografo Pompeo Pozzi 'li Milano, le cui
negative sono ora in possesso dcll'ing. G. Bàtti Ri-usa in Venezia.
— Nel disegno del sig. Gaillard il profilo del cranio è sensibil-
mente modificato.

Ma chi è dunque la simpatica giovane nobildonna
dell'Ambrosiana '! Qui confesso mi casca l'asino.

Il pensiero si volge naturalmente a qualche altro
membro della casa sforzesca. Comunque sia, rimane un
bel quesito da sciogliere por l'iconografo. Mi sia solo
concesso di soggiungere in questo luogo ch'io vidi re-
centemente presso il sig. Giulio Carotti, segretario
dell'Accademia di Brera, una tavoletta, di quelle conte-
nenti ritratti storici, già impiegate nel Quattrocento e
sui primi del Cinquecento a decorazione di soffitti, nella
quale è riprodotto alla buona il profilo dell'Ambrosiana
con qualche variante nell' acconciatura, e che fra queste
varianti notai quella di una striscia lungo la veste sotto
l'incollatura, recante il motto Amor et, Fides. Non
sarebbe por avventura un motto da servire a determi-
nare maggiormente la persona rappresentata ?

Altra copia dello stesso profilo è quella già in pos-
sesso del sig. Salting di Londra. Dalla inferiorità della
medesima in confronto dell'esemplare ambrosiano il
dott. Bode credo vedere conformato il suo assunto, che
l'originalo sia di Leonardo, la copia di Ambrogio do
Predis. Se non clic io saprei tanto meno sentirmi vinto
da questa argomentazione, in quanto vedo il sig. Bode
poco stante prendere un deplorevole abbaglio nella
classificazione di un altro ritratto che il signor Coceva
dà fqcsimilato in piccolo unitamente al suo testo. E
uno di quelli che rappresentano lo sembianze di Bea-
trice d'Este e elio sta appeso nella sala toscana di
galleria Pitti (n. 371), quivi indicato genericamente
conio ritratto muliebre e attribuito proprio a casaccio
a Pier della Francesca \ Il sig. Bode, senza addurre
ragiono di sorta, si erode autorizzato ad aggiudicarlo al
ferrarese Lorenzo Costa. Confosso che mi riuscì affatto
inaspettata simile attribuzione, laddove mi pare chiaro
che (pici dipinto, eseguito alquanto macchinalmente e-
senza spirito, accenna alla origine lombarda e più
precisamente ad essere nuli'altro che una mediocre
copia da un esemplare di mano di un ritrattista mila-
nese contemporaneo.

Nò minoro meraviglia mi recò il sentire dal sig
Coceva che il giudizio del direttore della galleria di
Boriino sia oggidi da molti confermato: asserzione ch'io
non vedo giustificata in vomii modo. E tanto meno in
quanto nella stessa sala si osserva un ritratto autentico
di Lorenzo Costa (fattura evidentemente di ben altra
mano), cho rappresenta Giovanni II Bontivoglio, men-
zionato anche recentemente dal sig. Adolfo Venturi in
una sua monografia del Costa inserita in questo Ar-
chivio, mentre non vi troviamo punto rammentato come
pittura di lui il profilo suindicato di Beatrice d'Este,
come che il Venturi non abbia trascurato di tener
conto delle risultanze della moderna critica.

In fino so il sig. Cocova non ha seguito una ispi-
razione felice ponendo nel novero dello effigie da luì

1 figura ili profilo eolla treccia strettamente legata, scendente
lungo la schiena.
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