Archivio storico dell'arte — 2.1889

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MISCELLANEA

condotta felicemente a termine dal bravo meccanico
Ravelli, il quale, coadiuvato dall'egregio architetto conte
Adolfo Cozza Luzi, e seguendo le istruzioni ricevute,
fece un lavoro tanto lodevole da superare ogni aspet-
tazione. Saldò i frammenti di bronzo su una intelaia-
tura di rame formata da cerchi concatenati fra loro in
modo da dare un solo sistema unito e rigido; da chie-
sta intelaiatura diramò le sbarre di sostegno che di-
scendono nella cavità delle gambe del toro, le sbarre
di guida che seguono il giro della testa e fasciano la
iinpernatura delle ali, e due altre forti sbarre di z'ite-
nuta che dalla groppa dell'animale salgono obliquamente
e finiscono con madroni da piombarsi nel pilastro della
facciata al quale il toro stesso sarà addossato. Altri
frammenti minori sono collegati reciprocamente me-
diante lamine e borchie, e le sezioni di rottura e le
commettiture de'tasselli furono tutte avvivate e saldato.
Mancavano parte della groppa e piccoli pezzi delle
gambe, della testa, delle orecchie, dello penne dell'ali ;
ed anche tutto questo porzioni furono modellate, fuso
e messe al loro posto dallo stosso Ravelli, il quale
segui l'andamento dello superfici antiche circonvicine,
senza però voler dare l'illusione che l'opera sua appa-
risse come antica, ma facendo anzi a bolla posta di-
stinguere il nuovo dall'originale. Onde anche di ciò si
deve tributare all'artista pienissima lode.

Cosi vedremo presto riposto nella facciata del duomo
d'Orvieto il toro autentico, fuso nella prima metà del
secolo xiv ; il toro imaginato e molto probabilmente
modellato da Lorenzo Maitani, e non una copia mo-
derna di osso, come era stata dapprima intenzione di
sostituirvi.

E. A.

Mosaico rappresentante la Nascita della
Verdine proveniente dalla facciata del
duomo d'Orvieto. — Il signor Marinangeli, anti-
quario in Roma, è venuto in possesso d'un grande mo-
saico rappresentante la Nascita della Vergine, con
figure maggiori del vero, di stile prettamente giottesco
e collo scritte su due cartello, le quali indicano il nomo
dell'autore, Andrea di Cione (l'Orcagna), e la data 1360.
Tali iscrizioni non presentano tutti i dati di perfetta
autenticità e potrebbero osser rifatte; ma d'altra parte
è noto che Andrea di Cione era stato eletto, nella met'i
del secolo xiv, quale capo dei mosaicisti del duomo
d'Orvieto, e che egli stesso lavorò insiomo col fratello
Matteo intorno ai mosaici della facciata ; che anzi le
opero sue non furono giudicate troppo bone condotte
da chi ebbe nel 1302 l'incarico di consigliare intorno
ad esso, perché per cattivo commessure di vetri le
figuro non bene spianavano, l

Ci comunica poi il cav. Luigi Fumi che nei libri
dell'Opera del duomo d'Orvieto si fa menzione d'un mo-

' Cavalcaseli.!! k Crowe, Storia della pittura in Italia,
VOI, lì,

saico daU'Orcagna messo insieme nel 1360, il quale fu
! finito di pagare ai 15 di settembre dello stesso anno
j Non potrebbe con ogni probabilità esser questo il mo-
j saico ora ritrovato ? Dai resoconti intorno ai restauri
subiti in varie epoche dai mosaici del duomo d'Orvieto,
non apparisce mai nominato quello rappresentante la
i Natività di Maria: è bensi ricordata dal 1713 al 1710
la rinnovazione intera del quadro nel timpano superiore
della facciata. Dal 1788 al 1810 mancano i libri delle
deliberazioni, ma si sa che sulla fine del secolo passato
la fabbrica ebbe a soffrirò forti guasti per la caduta
d'un fulmine, e che dai mosaicisti del Vaticano fu re-
staurato il mosaico del timpano superiore. In questa
occasiono fu rifatto sull'antico disegno anche il quadro
della Natività della Vergine entro il timpano della
: porta a destra; od esso è veramente una copia di quello
ora trovato, mono forse qualche particolarità, come quella
dogli animali che sono sul terreno.

L'antico mosaico ora stato depositato in molti pezzi nel
laboratorio di mosaici in Vaticano, e di là venne in pos-
sesso del signor Pio Marinangeli ; il quale foco connettere
i vari frammenti, rifaro le parti mancanti, e ridurlo qua-
drangolare da triangolare ch'esso ora per adattarsi ad
un timpano, ponendo ai fianchi di esso lo due mezzo
figure di profeti con cartello in mano aventi lo scritto:
Sol ortus est, e lux orta est, i quali dovevano star sotto
della composiziono principa'e.

Benché molto restaurato ed in varie parti rinnovato,
il mosaico presenta, come dicemmo, tutti i caratteri
dolla scuola giottesca nella metà del secolo xiv, e par-
tico'armente dell'Orcagna: grandiosità di figuro; modo
largo e naturale di panneggiamenti ; bella e nobile
composizione. Nelle parti antiche si mostra puro una
certa trascuratezza nella disposiziono dei tasselli musivi,
la quale però io credo sia stata voluta dal grande mae-
stro, dovendo il mosaico restar molto in alto.

Sarobbo ora ottima cosa che il Governo provvedesse
all'acquisto di opera si preziosa, e la ricollocasse al suo
posto, cosi come sta facendo pel grande toro di bronzo
di cui abbiamo sopra discorso.

E. A.

Scoperta di una tavoletta yià apparte-
nente alla Certosa di Pavia. — Il comm. C. Ma-
genta ha recentemente trovato ed acquistato in un
paesello poco discosto da Pavia una tavoletta benissimo
conservata, (oentim. 68X38) che, per l'epoca a-lla quale
va attribuita, dovrebbe essere la più antica di (piante

! si conoscono della celebre chiesa. Da una fotografia e
da alcuni cenni gentilmente fornitici dallo scopritore
ne diamo qui la descrizione : rappresenta la Madonna

i seduta che tiene fra le braccia il bambino, al quale
santa Caterina da Siena raccomanda un certosino ingi-
nocchiato innanzi a lui con lo mani giunto. La Ma-
donna ha in capo la corona a punte di rilievo e indossa
una vesto rossa ed un manto azzurro; Il bambino, col
capo circondato dall'aureola d'oro, tiene la mano destra
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