Archivio storico dell'arte — 2.1889

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MISCELLANEA

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alzata in atto di benedire e protendo la sinistra verso
il fraticello ; la santa è vestita da monaca ed ha in
mano il giglio. 11 fondo del dipinto è per due terzi do-
rato ; l'altro terzo, 1' inferiore, è colorito in rosso a
quadrettini ; in alto vedonsi dipinte alcune stello.

La tavoletta fu probabilmente eseguita verso
il 1460, prima elio Vincenzo Foppa dipingesse i suoi
affreschi nel chiostro della Certosa. Quanto all'autore i
del dipinto, è opinione del Morelli che possa essere il
cremonese Cristoforo do'Morotti, di cui, eccettuati pochi
frammenti, si conosco soltanto la tavoletta già posse-
duta dalla galloria Poldi-Pezzoli di Milano.

X.

Il San Giusto di Trieste. — La smania dei
restauri agli antichi monumenti è diventala pur troppo
assai perniciosa. I moderni architetti, non potendo far
nulla di nuovo in fatto di edifizi grandiosi, si volgono
agli antichi collo scopo di abbellirli o di adattarli ai
nuovi bisogni della società, e sempre col preconcetto di
seguirò quello che essi chiamano lo stile dell'epoca, in-
consapevoli però di commettere in tale maniera atti van-
dalici, distruggendo quanto il tempo e la storia e lo
spirito artistico di ciascun popolo hanno consacrato.

La sorte che pur troppo è toccata a parecchi tra i
più splendi li monumenti in Italia e fuori, paro che
voglia toccare anche al San Giusto di Trieste, a quel
tempio originalissimo che accoglie in sè più edifizii ed
il lavoro diverso di parecchie età, incominciando dal-
l'epoca romana o dalla cristiana primitiva fino quasi ai
giorni nostri, ne'qua'i finalmente sarebbe necessario diesi
desistesse dalle opere di sovrapposizione e di rinnovamento
(molto più che di nostro, di caratteristicamente nostro
non saliremmo che cos i aggiungervi), e che si pensasse
invece a mantenere ben conservato quello che rimano,
soltanto imbustandone le parti minaccianti e togliendovi
quelle che, eseguito inconsultamente negli ultimi tempi,
lo deturpassero. Si vorrebbe ridurre il S. Giusto alla
semplicità secondo un determinato stile o di basilica
primitiva cristiana, o di tempio bizantino, o di edilìzio
romanico, o di cattedrale gotica, e via via; si vorrebbe
distruggerò la sua nuda ma grandiosa facciata, rimaneg-
giare il suo massiccio campanile, ridurre più vasta e sim-
metrica tuttalachiesa e modificarne le parti. E fu a questo
scopo indetto Un concorso, e vi piovvero progetti d'ogni
fatta, i meschini progetti di chi non si periterebbe di
opporre sacrilegamente la propria opera a quella che è
l'espressione spontanea di tutto un popolo nello vario
fasi del suo svolgimento; di chi non avendo più un con-
cetto d'arte cho emani direttamente dalla coscienza
comune e dal proprio gonio, crede di poter faro òpera
bolla imitando ciecamente e freddamente le produzioni
di altri tempi.

Meno malo che autorevoli voci sono sorte affine di
impedire cho avvenga sì grave vandalismo in un'epoca
cho si chiama ed ò veramente per molte ragioni tanto

civile;1 onde speriamo che l'opera distruggitrico non
abbia esito alcuno.

N. B.

Riparazione alla cornice della pala del
Pensaben nella chiosa di S. Nicolò a Tre-
viso. — E una bellissima opera di scultura in legno,
la quale incornicia magnificamente la celebre pala di
Marco Pensaben, terminata da Girolamo il Giovano di
Treviso nel 1520.

Talo cornice, che può veramente dirsi monumentalo,
consta di un arco sostenuto da due pilastri composti
d'una colonna scanalata sporgente o di duo piedritti con
capitelli corinzii; sopra alla cornice do' duo pilastri s'al-
zano altro duo elegantissimo colonnino, i cui capitelli
sostengono duo leggiadre mensole che stan sotto alla
cornice sovrapposta all'arco. E nello stilo fiorito od ele-
gantissimo dei Lombardi nel principio dol secolo xvi. La
baso de' pilastri, i piedritti, i fregi dello cornici, i tim-
pani dell'arco, le mensole, ecc. sono tutti adorni di fio-
rami finemente intagliati e dorati, i quali spiccano sul
fondo dipinto in celeste chiaro.

Il tempo o l'incuria han fatto si che molti do' dotti
fregi dorati cadessero, cho tutto lo parti del boi monu-
mento si sconnettessero, e che un denso strato di polvere
tutto lo opacasse. Ora si damano allo riparazioni, lo quali
ben giudiziosamente, a quanto ci consta, dovranno sol-
tanto consistere nel dar connessione ai pezzi della bella
cornice; nel rimetterò i fregi caduti, ancora esistenti;
nel ripulire semplicemente la superficie sonza aggiun-
gere nuovo oro e colore su quello antico cho s'è man-
tenuto.

E. A.

Stacco e riattacco dell'affresco dol Pizzolo
nella cappella detta del Mantcgna negli
Eremitani a Padova. — L'affresco è cortamente,
dopo quelli del Mantogna, il miglioro cho adorni la ce-
lebre cappella; ha tutto il carattere mantognosco o rap-
presenta la Vergine Assunta, con sotto gli apostoli in
atti di meraviglia. Esso sta nella parete dell'abside,
dietro un altare decorato di un pregevole bassorilievo
in terra cotta, fattura di Giovanni da Pisa, discepolo di
Dona tei'o.

Essondo gravemente insidiato dalla umidità da cui
è invasa la parete, si sta provvedendo coll'opera dell'a-
bile riparatore di dipinti, Antonio Bertelli, alla sua conser-
vazione, distaccandone l'intonaco per porlo in un appo-
sito telaio di legno o poi ricollocarlo al suo posto, così
come fu fatto dal medesimo artista con ottimo risultato
per gli affreschi del Mantegna nella stessa cappella.

E. A.

1 V. Pro Patria - Anno I, febbraio 1889, fase. X. o naW'Ar-
cheonrn/o Triestino, nuova serie, voi. XV, fase I, Gennaio-
Giugno 188!), la Relazione della Commissione delegata d'Ingegneri
ed Architetti, Circolo artistico e Gabinetto Minerva.
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