Archivio storico dell'arte — 2.1889

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segnato a torto al Gioitone, é che al senatore Morelli 1 parve un'opera non piacevole del Dosso,
ma che ci sembra invece, per lo splendore del colorilo, una delle più forti del maestro nella sua
prima maniera (Tav. III. 1). La Vergine è rappresentata come una Sibilla in alto di reggere con la
destra una Bibbia, e di additarla al divin Figlio che san Giuseppe le reca vicino, e che le accarezza
affettuosamente il collo (n. 145). La veste della Vergine di seta rossa che le disegna le bellissime
forme del busto; il manto di un bel verde che il tempo ha alterato in azzurro, con orli a ricami
d'oro; il manto del san Giuseppe di un giallo aranciaio, sono note potenti di colore. Produce un
vivissimo effetto l'ombra del braccio destro di Maria, che si proiella sul libro, miniato nell'ini-
ziale e con lettere rosse e nere a righe, come negli antichi mossali. La animata espressione della
Vergine corrisponde a quella che ravviva le ligure della prima maniera del Dosso, quali ad esempio
l'ispirato S. Giovanni in Palmas della quadreria del principe Chigi in Roma. Per quella potenza,
per il fuoco del colore, per la'grandiosità delle immagini, il Dosso fu detto l'Ariosto della pittura :
lode non eccessiva se si considerano i suoi santi cavalieri rivestili d'armature d'acciaio scintillanti,
le sue donne con panneggiamenti di broccati a fiorami e frangio d'oro, i suoi angioli con le
chiome al vento, i suoi draghi fantastici, i suoi paesaggi inondati di luce.

<;ii altri quadri della galleria attribuiti al Dosso non gli appartengono allatto. Il quadretto
rappresentante Cristo fra i dottori nei tempio (n. 24) è di un imitatore del Mazzolino, il (piale
mostra talora un sentimento più giusto del colore di quello che ebbe il Mazzolino stesso, e talora
ne esagera i difetti, dipingendo ligure come illuminate da tizzoni ardenti e trasformando in ma-
scheroni le figure con le aggrottate sopracciglia del maestro.

Del Mazzolino la galleria del Campidoglio mostra due quadrelli: l'uno rappresenta il Presepio,
ancora intatto (n. 101), l'altro Cristo fra i dottori (n. 101), alterato, guasto. Nel Presepio è raffi-
gurata la Madonna in adorazione innanzi al divin Bambino, san Giuseppe a mani giunte e un pa-
store con un ginocchio a terra: dietro alle ligure una capanna primitiva; e i Re Magi col seguito,
nel fondo, che scendono per la china di un monte. Questo quadro non è però uno dei migliori
del maestro, curioso maestro che usò rappresentare in quadri di dimensioni assai piccole princi-
palmente i fatti del Nuovo Testamento: le sue figure senili hanno largo cranio, da cui escono
talora ciocche di capelli, simili a fasci di fibrille, e talora folte chiome svolazzanti, ora corvine,
ora con tinte verdi, generalmente rossiccie. I fanciulli hanno enormi coscie, forme muscolari
enormi e il movimento del braccio a semicerchio, caratteristico de' seguaci del Francia e del
Costa. I colori delle carni sono infocali, di rame negli uomini, mentre le teste muliebri sono tonde,
color di cera, con occhi Spésso socchiusi, occhi e guancie rosseggianfi come per pianto. Gli occhi
tondi, di gufo, come offesi da luce, nascosti sotto le sopracciglia; gli sguardi con espressione ener-
gica, ma divergenti dal centro dell'azione; le vesti spesso lumeggiate d'oro. Nel quadro del Pre-
sepio vedesi dietro alle ligure una capanna e nel fondo un monte azzurro a picco come illuminato
da luce di tramonto; ma più comunemente il Mazzolino usò chiudere le sue composizioni con un
edificio a guisa di ricco portale, recante nel frontone scritte ebraiche e con bassorilievi a mono-
cromato che ripetè costantemente in tutti i suoi quadri. Tale è all'incirca il modo usato dal
maestro nel chiudere la sua composizione rappresentante Gesù fra i dottori, quadro identico, in
ogni più piccolo particolare, all'altro di simile soggetto esistente nella galleria di Berlino, con-
servato a perfezione, mentre questo del Campidoglio ha perduto ogni precisioni? di contorni e la
succosità del colore. Un altro quadro è attribuito nella galleria capitolina al Mazzolino, ed è lo
Sposalizio detta Vergine (n. 39): ma esso è certo di un imitatore, che usò rappresentare figure
lunghe con teste piccole, con colori rossicci, non accesi vivamente come nel maestro.

Più di frequente ricorre nella galleria il nome del Garofolo, ma è di frequente nominato invano.
Però in due quadri può studiarsi il suo stile, in uno della giovinezza e in un altro dell'età matura.
Quello rappresenta la Vergine ohe regge il Bambino su un parapetto: dietro alle figure una pa-
rete verde, e a sinistra di chi guarda un paesaggio illuminato da luce crepuscolare e un monte
d'un azzurro vivissimo che spicca sul chiarore del cielo (n. 44). Il quadro è attribuito a Gaudenzio

l Ivan Lermolieff, in « Zeitschrift tur bildendo Kunst » Leipzig, 1870.
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