Archivio storico dell'arte — 2.1889

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ADOLFO VENTURI

Ferrari, ma non ha alcun carattere che dia valore all'attribuzione (Tav. Ili, 2). È un'opera probabile
del primo tempo del Garofalo, Vedonsi traccie dell'influsso su lui esercitato dal Boccaccino di
Cremona, nella testa tondeggiante della Vergine e negli occhi circolari; e alcuno qualità dal

Garofalo serbate anche in seguito, quali il
disegno di fanciulli con la fronte enorme,
il lumeggiare de' capelli con sprizzi di luce

0 tratteggini di un giallo dorato. Così nel
paesaggio vedesi in embrione e con una
sincerità primitiva quello adottato dal Ga-
rofolo in seguito, col monte azzurro conico
nel lontano, le case illuminate di bianco
ne' profili e i piani erbosi giallicci.

Il senatore Morelli additò fra le opere
primitive del Garofolo altri due quadri della
galleria capitolina, e cioè il S. Niccolò da
Bari (n. 87) e il S. Sebastiano (n. 92) che
gli fa riscontro, entrambi frammenti di'una
stessa ancona d'altare, entrambi a torto
ascritti a Giambellino. San Niccolò tiene un
pastorale con la destra e il libro con le
tre palle sovrapposte nella sinistra. Calza
guanti camosciati ornali di ricami, con
anelli gemmati. Un ricco piviale color ru-
bino copre il bianco camice, ricade in lun-
ghe pieghe a terra, ed è trattenuto da un
fermaglio, ov'è rappresentato Cristo risorto
come in ismalto. L'orlo del piviale è ornato
di figure di santi in varii scompartimenti.
Il paesaggio mostra una città a' piedi di
un monte verdastro seghettato; le mac-
chiette del fondo, lunghe, con turbanti bian-
chi, sembrano birilli di un bigliardo; gli al-
beri hanno foglie rade e grosse (Tav. nel
testo, il. 1). Il san Sebastiano guarda con
occhio supplichevole in allo: dietro alle
carni rossiccie ricade un manto di un bel
verde: il fondo ha case biancheggianti e
monti verdastri. Non possiamo sottoscriverci
all'opinione del senatore Morelli che ascrisse

1 due quadri alla prima maniera del Garo-
folo. Questo maestro in tutti i suoi quadri
autentici, di data certa, meritò che il Va-
sari lo accusasse di affettazione. Sempre
ripetè tipi similissimi, col suo abituale color
cereo, cenericcio, livido nelle carni, con
le capigliature bionde lumeggiate di giallo
con una grazia convenzionale; sempre egli
drappeggiò le sue figure, determinando
larghi partiti di pieghe e pingendovi per
entro finissime piegoline, arrotolandoi manti

1. _ SAN NICOLÒ DA RARI e le tuniche intorno alle cinture de'suoi

(dipinto di scuola ferrarese nella galleria del Campidoglio) personaggi, facendo Cadere dalle ginocchia
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