Archivio storico dell'arte — 2.1889

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ADOLFO VENTURI

tratto autentico quello piccolo in disegno posseduto dal duca d'Aumale, segnato dal nome di un
suo discepolo (Victor discipuluS'J e con la data 1505; ma anche da questo il ritratto della gal-
leria capitolina differenzia assai, e cosi dalla lesta in profilo del cavaliere in veste rossa del gran
quadro della galleria di Brera, avente, secondo il Morelli, col disegno del duca d'Aumale perfetta
coincidenza. Dubitiamo anche che il ritratto sia della mano di Giambellino, benché ne porti la
firma IOANNES BELLINVS. P., tenuto conto che, la maniera del dipinto non corrisponde a quella
usata dall'artista nell'età giovanile in cui sarebbe rappresentato. Ha poco rilievo, poca forza di
modellatura, il colorito debole, il fondo turchino con nuvolette, mentre il Bellini usò dipingerlo
nero ai suoi ritratti. Le labbra sono come foglie di rosa, nella guisa in cui soleva dipingerle il
Bissolo, scolaro del Bellini, a cui il quadro potrebbe essere verosimilmente attribuito.

A Giambellino è pure ascritto un altro ritratto visto quasi di faccia, con un tocco nero in
capo, con le carni di un rosso acceso, che spicca su di un fondo turchino (n. 129); ma una mano
che sporge di sotto al mantello presenta un cartellino col nome del pittore: Zuane Marescalche p.
(Tav. 1,1). Ed è infatti il ritratto di Giovanni Buonconsigli di Vicenza detto il Marescalco, seguace di
Antonello da Messina e Giovanni Bellini, che lasciò opere pregiate a Vicenza, a Venezia, a Monta-
gnana. Un altro ritratto (n. 13G), indicato come effigie del Petrarca, e come opera di Giambellino,
non è quello del cantore di Laura, ma probabilmente di Fiorentino (e fiorentino pare dal costume),
vissuto nella seconda metà del secolo xv : è dipinto finamente a tempera, ed ha sofferto ritocchi spe-
cialmente nelle guancie (Tav. I, 3). Growe e Cavalcasene lo attribuirono più ragionevolmente
a Gentile Bellini o alla sua scuola; come giustamente assegnarono alla maniera del Catena
la Santa Conversazione (n. 98) dal cartellino indicata come opera della maniera del Bellini.

A Tiziano fu attribuito il Battesimo di Cristo (n. 124) il quale è con tutta probabilità quello cosi
indicato dall'Anonimo Morelliano, sotto la data dell'anno 1531, come facente parte della collezione
di Zuane Ram in Venezia: «Latavola diS. Zuane che battezza Cristo nel Giordano, che è nel fiume
insino alle ginocchia, con el bel paese, ed esso M. Zuane Ram ritratto sino al cinto, e con la schena
contro li spettatori fu de man de Tiziano.» Ed è certo una delle opere di questo maestro, del tempo
in cui mostrò le sue attinenze con Giorgione, come anche si può rilevare dalla forma della testa
di san Giovanni simile a quella del giovine pastore nel quadro delle Tre Età di Tiziano, riccamente
adorna di ricci. Il colore, benché pieno di freschezza e di intonazione vigorosa, fu da uh nefando
restauro guasto, spoglio delle sue One velature. Crowe e Cavalcasene attribuirono il quadro a Paris
Bordone. « Se Tiziano, essi dicono, ebbe qualche cosa a fare in questa pittura, certo egli non fe'
che ordinarne l'esecuzione ad un discepolo della sua bottega; e questi fu appunto Paris Bordone. »
Riconoscono tuttavia nella fattura del Battista i modi proprii del Tiziano, ma nel resto non ritro-
vano la sua larghezza e grandiosità. La pittura, soggiungono, « è in sostanza una fresca e piace-
vole creazione del Bordone sotto forme tizianesche ». Di questo parere fu pure il Burckhardt nel
Cicerone; ma tale opinione originò forse dalla coincidenza del tempo in cui fu dipinto il quadro
e del tempo in cui Paris Bordone fu alla scuola di Tiziano. 1

Un altro quadro ascritto a Girolamo da Carpi (n. 186) mostra forme tizianesche. Rappresenta
la Santa Conversazione, la Vergine col Bambino, san Girolamo, san Paolo, san Giovanni e una santa
in un paese. Il Burckhardt accenna a questo quadro, come a dipinto che manifesta caratteri ferraresi
e veneziani ad un tempo; ma a noi sembra schiettamente veneziano, come lo dimostrano in ispe-
cial modo i tipi della Vergine e del divin Bambino. Questi anzi ricordano in qualche modo
la Madonna del Belvedere dei primi tempi del Tiziano. In tutto il quadro traluce il fare di Ti-
ziano, nelle sue forme ancora bellinesche, ancora timide; ma mascherato da ritocchi assai tardi
eseguiti. Probabilmente questo fu il quadro che il Malvasia indica come Madonna con santi ab-
bozzata da Tiziano e finita da Guido, e come esistente nella collezione Sacchetti. A Tiziano, e non
ad altri é invece assegnato il quadro rappresentante Cristo e VAdultera (n. 180) ; ma é opera di
Palma il Vecchio, della sua prima maniera, alquanto scolorita, come già riconobbe il senatore Mo-
relli, il quale anche suppose che l'opera stessa fosse da identificarsi con quella indicata, sotto la

1 Frizzoni, Notizia d'opere di disegno pubblicala e illustrata da D. -Iacopo Morelli. Bologna, Zanichelli, 1884.
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