Archivio storico dell'arte — 2.1889

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é perduto; e lutti i ritratti del maestro lo mostrano in età avanzala. Che questo del Cam-
pidoglio, riconosciuto da Otto Miindler per opera del Velasquez, sia il perduto ritratto, non si
può affermare con sicurezza ; più probabilmente, come il .Insti opina, fu l'abbozzo originale da
cui il maestro cavò il ritratto donato allo suocero suo. Lo stile, così osserva il Justi, 1 cor-
risponde con quello usato dal Velasquez ne' suoi trentanni, e la identità del ritratto si può
determinare col confronto di quello autentico di lui nel quadro del museo di Madrid, cono-
sciuto sotto il titolo di Las Meninosi, quantunque in questo abbia aspetto più senile: la fronte,
il naso e il labbro superiore coincidono esattamente, ed anche la posa è de] tutto somigliante.
A noi sembra probabile che il ritratto provenga alla galleria capitolina dalla famiglia Sac-
chetti, essendo noto che il Velasquez ebbe relazione col cardinal Giulio Sacchetti, da cui ri-
cevette le migliori accoglienze quando da Venezia si recò a Ferrara.

Resta a dire dei quadri italiani del Seicento, e fra essi primo annoveriamo uno del Ca-
ravaggio, della sua prima e più piacevole maniera, rappresentante la Zingara che dà la ven-
Iwo (n. 28) Il quadro è in cattiva luce, ma meriterebbe d'esser posto in evidenza, perchè
è uno dei migliori quadri del capo della scuola naturalista che si contrappose al manierismo
degli eclettici Carnicci. Esso è certo quello stesso descritto dal Bellori, raccontando che Mi-
chelangelo da Caravaggio a chi mostravagli le statue più famose di Fidia e elicone, accioc-
ché le studiasse, « non diede altra risposta se non che dislese la mano verso una moltitudine
d'uomini, accennando che la natura l'aveva a sufficienza provveduto di maestri. E per dare
autorità alle sue parole, chiamò una Zingara, che passava a caso per istrada, e condottala
all'albergo la ritrasse in atto di predire l'avventure, come sogliono quelle donne di razza egi-
ziana: fecevi un giovine, il quale posa la mano col guanto su la spada, e porge l'altra sco-
perta a costei, che la tiene e la riguarda, e in queste due mezze figure tradusse Mi-
chele sì puramente il vero che venne a confermare i suoi detti ». Fra le cose di seguaci o
di pittori che subirono l'influsso del Caravaggio, la galleria ha un Cristo fra i dottori di
Valentin (n. 19), in cui i dottori sono figure di popolani volgari; e la Santa Petronilla del
tenebroso Guercino (n. 143), ove però si dimostra come in un termine medio fra i Carracci
e il Caravaggio. La pittura fu eseguita per la basilica vaticana d'ordine di Gregorio XV: è di
una gran forza di rilievo, di una modellatura scultoria, ma pesante, greve. Le due figure co-
lossali che sotterrano la santa stanno nel dinanzi del quadro, ed uno ha le gambe spalan-
cate in modo poco piacevole. L'impressione che fa la morta vestita di bianco e coronata di
fiori è disturbata dalle due manacce che escono di sotterra a sostenerne il capo. Tuttavia la
grande robustezza del pittore, quel «tuono terribile del colorito» (parole del Calvi), che ancora
si rivede nel S. Matteo Evangelista (n. 108), non si riscontra più nella Cleopatra ginocchioni
innanzi ad Ottavio (n. 117) dipinta pel cardinale Giulio Sacchetti. Il Guercino per seguire
l'arte di Guido perdette la sua vigoria; e le sue donne giallognole, floscie, maremmane, non
attraggono più. Ma negli ultimi suoi tempi abbandonò anche le sue tele agli scolari, special-
mente ai Gennari, insipidi e deboli suoi imitatori, che misero mano anche con tutta probabilità
alle Iole della galleria attribuite al Guercino, al S. Giovanni (n. 13), alla Sibilla Persica (a. 34).

I Carracci hanno diversi quadri nella collezione, non tali però da essere contrapposti agli
altri sopra descritti. Di Annibale vi son diversi frammenti di affreschi rappresentanti la favola di
Psiche, che dimostrano lo studio da lui fatto delle pitture della Farnesina (n. 1-5); di Ludo-
vico un piccolo quadretto, una delle cose più graziose del maestro, rappresentante la Vergine
col Bambino (n. 35), ispirata alla grazia e al colore del Correggio. È una scenetta affettuosa
questa del bambino che circonda con le braccia le spalle della madre, la quale lo stringe a
sè. Il cielo è azzurro con vivo chiarore nel fondo, il paesaggio è pieno di freschezza.

Fra i quadri degli imitatori de' Carracci notiamo la Nascita della Vergine (n. 142) di
Francesco Albani, una delle prime sue opere, falla in concorrenza con Guido Reni a Bologna
per l'Oratorio di S. Maria del Piombo, e dove già si manifesta il pittore arcade, il pittore

i C. Justi, Diego Yelasquez und sein Jahrhundert. Bonn, 1888.
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