Archivio storico dell'arte — 2.1889

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ADOLFO VENTURI

degli amorini, dei prati fioriti e delle collinette apriche. Di Guido Reni può notarsi un ab-
bozzo biaccoso rappresentante VAnima beala (n. 2) in figura di Orante, che apre le braccia verso
l'alto, da cui scende un'onda di luce bianca su di essa.

Più ricca è la collezione de' quadri di Pietro Berrettini da Cortona, famigliare della casa
Sacchetti. Vi è il suo Trionfo di Bacco (n. 7), notevole per l'effetto di paese, col cielo co-
perto da nubi, mentre di lontano s'avanza plumbea la pioggia che cade formando raggio,
come se illuminata dietro dal sole. Vi è pure il suo ritratto d'Urbano Vili (n, 40), eseguito
con la furia del frescante, grossolano e senza carattere. E cosi vi sono i quadri, il Ratto delle
Sabine (n. 47), tema prediletto dell'artista, da lui svolto in altri due quadri, l'uno a Vienna
nella galleria Lichtenstein e nella galleria Marlborough a Blenhoim; e così Polissena, che si
offre in sacrificio al sepolcro di Achille (n. 58), detto dal Bellori « di maniera molto gagliarda
e bene impostata, » e la Disfalla di Dario (n. 190), imitalo da Le Bruii nel dipingere la bat-
taglia di Arbela.

Questi quadri, provenienti in gran parte dalla collezione Sacchetti, sono saggi dell'arte do-
minante nel tempo in cui questa collezione si compose, e attestano del contrasto dei caravag-
geschi coi seguaci dei Garracci e del predominio di Pietro da Cortona al tempo di Urbano Vili.
Ma di quest'arte, di cui la galleria capitolina possiede altri saggi, abbiamo già detto a sufficienza,
forse troppo. I frulli molto maturi spiacciono talora più degli acerbi.

Adolfo Venturi
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