Archivio storico dell'arte — 2.1889

Seite: 458
DOI Heft: 10.11588/diglit.17348.76
DOI Artikel: 10.11588/diglit.17348.78
DOI Seite: 10.11588/diglit.17348#0505
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1889/0505
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
0.5
1 cm
facsimile
458

DOMENICO GNOLI

congiungeva la Benedizione al palazzo Vaticano, e cho nei registri è detto fabrica andiius usque
ad benedictionem palata sancii Pel ri. 1 Da tutto ciò mi .sembra risultare evidentemente che
Paolo II abbia ripreso la fabbrica della Benedizione incominciata da Pio II, mutandone il concetto:
non è più un pulpito, isolato probabilmente da ogni parte, ricco di bassorilievi e di statue, ma è
un'opera architettonica, una loggia, come in seguito vien chiamata, che egli con un nuovo edificio,
andiius, congiunse ai palazzi vaticani.

Morto poco appresso Paolo II, nel 1471. anch'egli lasciò incompiuta la Benedizione, ma non-
dimeno in tale stato che il successore Sisto IV potesse servirsene per benedire da essa il popolo
all'oliato sulla piazza. ~ Non pare ch'egli rimettesse mano a quell'opera, che fu. poi continuata e
ingrandita, aggiungendovi logge superiori, da Alessandro VI e da Giulio II. :ì La loggia per la
benedizione, moenianum ad benedici'iones, è rimasta in piedi sino a Paolo V, e la conosciamo per
parecchie riproduzioni a pènna, a stampa, a colore, una delle quali, quella del Grimaldi, può ve-
dersi nell'opera del Muntz: essa è un portico o loggia a tre ordini, un'opera puramente architet-
tonica in cui non è luogo a bassorilievi, nò a statue; e infatti gli scrittori che han veduto ancora
in piedi la loggia della Benedizione, non ne fanno parola. Dove dunque sono andato le sculture di
Mino, di Paolo e d'Isaia, che non furono messe in opera nell'edificio della Benedizione ? Le pitture
si distruggono facilmente; ma di grandi e numerose sculture, quali dovevano certamente esser quelle
pel pulpito, deve ritrovarsi la traccia.

Fra i numerosi frammenti conservati nelle Grotte Vaticane, ci sono le dodici statue degli apo-
stoli, che già decoravano il cosi detto Ciborio di Sisto IV. Osservando queste statue,-fui colpito dal
trovarne quattro che indubbiamente sono opera di Mino da Fiesole (vedi l'avola fuori testo). Non
c'è memoria alcuna che Mino lavorasse in quel Ciborio e nessuno ha mai avvertito quelle quattro
statue ; il che si spiega facilmente pel luogo dove sono, direi quasi, sepolte. Le statue son collocate
entro nicchie scavate nel muro, in un corridoio perfettamente oscuro, e angustissimo; e le quattro
appartenenti a Mino portano il nome, dato forse arbitrariamente, di S. Matteo (fig. i), S. Andrea
(fìg. 2), S. Giacomo Maggiore (fig. 3), S. Mattia (fig. 4). Mino ha qualità di pregi e difetti cosi
caratteristiche, una individualità così spiccata da non esser possibile, quando si abbia qualche pratica
delle sue opere, di confonderlo con altri. Quei tipi di facce un po' grotteschi, che ritroveremo in
altri suoi lavori, le bocche grandi e semiaperte in atto di chi parli, le spalle strette, la posa non
ben sicura, la piega a linee recise e taglienti, con tendenza a formare angoli acuti, danno alle
figure di Mino una fisionomia tutta propria. Mino è un verista nell'esecuzione degli accessori, che
la prima volta copia minuziosamente dal vero; ma poi, trovato un motivo, un partito di pieghe,
non lo lascia più ; si guardi, per esempio, nelle quattro statue la gamba sporgente: una piega prin-
cipale, scendendo dai fianchi, gira intorno al ginocchio, sotto al quale s'incontrano ad angolo acuto
altre pieghe minori, e finalmente il manto rigira appoggiandosi sul collo del piede, in pieghe minute,
varie, d'una verità e finezza magistrale. Avvicinate alle statue di Mino altre dei migliori scultori,
si troveranno forse in questi le pieghe più artisticamente accomodate, ma di marmo : quelle di
Mino, benché alquanto angolose, sono di stoffa e si muovono, fi si noti che queste statue eran
destinate ad esser vedute di lontano e perciò non vi ha messo quello studio di finezza maravi-
gliosa che troveremo in altre sue opere.

L'arte di Mino è talmente individuale che se egli lavora in compagnia d'un altro, si può
determinare il punto dove il suo scalpello s'arresta. La quarta delle statue che presento, S. Mattia,
è certamente opera di Mino dalla cintola in giù : lo attestano indubbiamente le solite pieghe del
ginocchio sporgente, quel lembo di manto che gli scende dal braccio e tien sollevato colla mano,
che si ripete in altre sue opere, la modellatura delle mani, nelle quali è caratteristico che ordi-
nariamente sono rialzati il pollice e il mignolo ; ma la parte superiore non credo che sia cosa sua.

1 « Proxima illi (moenianum ad bonodietiones) orat
pars palatii apostolici frontoni facions ad viam Aloxandri
nani, aPaulo II excitata». Bonanni: V.Muntz, P. II, p. 34,
o noi Muntz stesso le noto di pagamento a pag. 40, 41.

2 Mììntz, P. Ili, p. 139.

;i « Apud gradua marmoreos platoae sancti Potri est
porticus pulchorrima a Pio II fundata, vulgo benedictio
pontificis dicitur, posteo vero ab' Alexandr. (VI), po-
stremo autem a tua Beatitudine (Giulio II) ampliata».
Ai.bertini.
loading ...