Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LE OPERE DI MINO DA FIESOLE IN ROMA

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Non è sua la linea retta delle sopracciglia, nò l'occhio senza pupilla, nò la bocca chiusa, nò il
collo fortemente piantato sulle spalle quadre e sul petto sporgente ; non sono sue le pieghe del
manto rappreso sulla cintura; anzi neppure la cintura stessa, che nelle altre sue statue è fermata
con un cappio ad una sola staffa in maniera sempre uniforme. Io credo pertanto che la statua,
incominciata- da Mino, sia stata terminata da altri. Non credo il contrario, poiché egli non
avrebbe dimenticato di bucar l'occhio.

Poco curante della forma, Mino si dà pensiero soprattutto dell'espressione, che spinge lino al grot-
tesco. Le sue figure ordinariamente non posano, ma parlano, si muovono, sorridono, si maravigliano.
Le statue di S. Matteo e di S. Andrea, bizzarra figura con quella barba stranamente divisa e attor-
cigliata, sono in atto di predicare il Vangelo alle moltitudini; S. Giacomo Maggiore pare assorto
e intenerito in contemplazioni celesti.

Nelle altre statuo degli apostoli e ne' grandi bassorilievi che adornavano il Ciborio, non c'è
null'altro di Mino.

Durò il pontificato di Sisto IV dal 1471 al 1484, del qual periodo Mino passò in Roma la mag-
gior park; : ma non sappiamo che egli vi lavorasse al Ciborio. Abbiamo perciò questi fatti : da
una parte risulta per documenti che Pio II facesse eseguire da Mino e da altri grandi lavori di
scultura poi pulpito, e di questi lavori non ce n' è traccia ; d'altra parte troviamo grandi lavori
di scultura di Mino e d'altri nel Ciborio di Sisto IV, e non risulta da documenti nò da notizie di
scrittori ch'egli li facesse eseguire. L'Albertini dice che Sisto IV restaurò, restituii, e ornò d'oro
il tabernacolo, dov'erano i dodici apostoli e il martirio di S. Pietro e S. Paolo, opera di Matteo
Pollaiolo. 1 II Pollaiolo, fratello del Cronaca, nato nel 1452, sarebbe morto, secondo il Vasari,
in età di 19 anni, cioè nell'anno stesso in cui Sisto IV fu assunto al pontificato, senza lasciare
alcuna oliera compiuta. Anche se non si voglia prendere alla lettera l'affermazione del Vasari, è
però da credere che realmente morisse giovine, non trovandosi memoria di lui dopo il 1469 ; nò
egli, dato pure che lavorasse nel Ciborio e lo erigesse, avrebbe certo potuto compiere da sò così
grande opera, nella quale del resto è facile scorgere, oltre quella di Mino, la mano di scultori
diversi. Io credo pertanto, e mi pare ipotesi assai probabile, che le sculture di Mino, di Paolo e
d'Isaia fatte pel pulpito di Pio II, mutato il concetto del pulpito in loggia, fossero adoperate da
Sisto IV pel suo Ciborio. Gli avanzi di esso che si conservano nelle Grotte Vaticane, si prestano
perfettamente a ricomporne un pulpito non molto diverso da quello di Siena. A confermar questa
ipotesi converrebbe, oltre quelle di Mino, ricercare nelle sculture del Ciborio le opere di Paolo e
d'Isaia ; ma ciò mi condurrebbe ora troppo lontano da Mino da Fiesole. Del Ciborio di Sisto IV
laro argomento d'uno studio speciale ; nel quale offrirò ai lettori, oltre al suo disegno, quelle grandi
composizioni di rilievo che si possono dire sconosciute, e che hanno una speciale importanza per
la storia della scultura del Quattrocento in Roma.

Abbiam veduto che Mino ebbe a compagni nel lavoro del pulpito, oltre Pagnp da Settignano
che par fosse scultore d'ornato, Paolo Romano e Isaia da Pisa. Sappiamo che Paolo Taccone era
scultore di Palazzo, dove era ammesso a mangiare nella prima sala, in primo tinello, e aveva
diritto ad un famigliare. 2 II Vasari incomincia dal confondere in una sola persona il nostro
scultore coll'autore del monumento di Pietro Annibaldi Stefaneschi (>J< 1417) a S. Maria in Tra-
stevere ; ma non occorre fare il calcolo delle date per distinguere il rozzo marmoraro dei primi
anni del Quattrocento dallo scultore prediletto di Pio II. Lo stesso Vasari intreccia la vita di Paolo
con quella di Mino del Reame, valente e modesto il primo, presuntuoso e ignorante il secondo, e
ci narra la guerra da quest'ultimo latta a Paolo. Ma nella stessa sua storia è la confutazione delle

1 « la basilica sancti Petri in Vaticano est taberna-
eulum marmoreum un porphirois suffultum columnis,
in quo sunt xn apostoli sculpti, cum passione martini
apostolorum Petri et Pauli, manu Mathei Pullarii ilo.
sculptoris praeclarissimi, quod quidem opus mirandum
Syxtus 1111 rostituit, auroque exornavit». Albertini presso
il Muntz, P. Ili, p. 148. Il Grimaldi asserisco che Sisto

lo edificò, extruxìt, per cura del cardinal Mollini, ma
non parla delle sculture.

2 Muntz, I'. 1, p. 247. Per Paolo Romano vedi pure
A. Bertoi.otti nell'Archivio storico, artistico, ecc. della
città e provincia di Roma. Spoleto, 1880. An. IV. p. 291

e segg.
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