Archivio storico dell'arte — 2.1889

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LE OPERE DI MINO DA FIESOLE IN ROMA

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fondato nell'arte». Ma nel ritratto, quando ha avanti agli occhi il modello, egli sa talora cogliere
a volo la vita e colla sua strana padronanza della materia, esprimere il secreto della fisionomia.

Di tutta questa arte, di questi effetti pittorici, di questi secreti della tecnica, Paolo Romano e
la sua scuola non ne sapevano nulla. Essi facevano la statua, facevano il bassorilievo a figure semplici,

LA CENA DI ERODIADE
(bassorilievo di Mino da Fiesole per il pergamo di Prato)

per lo più a un solo piano, senza artifici di sorta, senza uscire dai criteri e dalla tecnica de' mo-
numenti antichi. Quegli orli, quei veli, quelle stoffe fiorate, quegli artiflcii por simular la distanza
e il rilievo, dovevano sembrar loro una degenerazione dell'arte, un'effemminatezza. La narrazione
vasariana delle rivalità Ira Paolo Romano e l'introvabile Mino del Reame, che all'ultimo diventa
Dino, ha probabilmente avuto origine da una rivalità reale, svisata e confusa dalla tradizione,
fra l'artista romano e quello di Fiesole. Non convien dimenticare che, secondo il Vasari sfesso,
o meglio la persona a cui si deve il racconto di quella gara, il Mino rivale di Paolo è l'autore

Archivio storico dell'Arte - Anno li. Fase. XI-XII.

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