Archivio storico dell'arte — 2.1889

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RAFFAELE CATTANEO E LA SUA OPERA

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dell'arte: quella della architettura latino-bizantina durante la dominazione longobarda, quella del-
l'architettura bizantino-barbara, e infine quella dell'architettura italo-bizantina.

Nello studio dell'epoca longobarda l'autore ricerca innanzi tutto le cause della grande deca-
denza dell'arte nella seconda metà del vi secolo : accenna alla Aera pestilenza che spopolò l'Italia
nel 566: alla conseguente carestia del 568, cui tenne dietro T'infierire del vajuolo nel 570: come
ciò non bastasse a togliere all'arte ogni occasione per estrinsecarsi,, venne ad aggiungersi la me-
moranda alluvione del 589 che sconvolse molti territorii con grande sterminio di gente, cagio-
nando grandi rovine specialmente a Roma ed a Verona. Dai pochi avanzi autentici della fine del
vi secolo e del secolo seguente, il Cattaneo desume quindi le condizioni miserrime in cui era
caduta ogni tradizione d'arte, cominciando dall'ambone di S. Giovanni e Paolo in Ravenna, lavoro
rozzo e stentato del 597 — ch'egli considera come l'ultimo lavoro scultorio dell'età longobardica;
di mano italiana e di certa data in cui apparisca la figura umana — venendo ai sarcofagi di'
S. Apollinare a Ravenna del principio del secolo vm. 1

Passando alla seconda epoca dello stile bizantino barbaro, il Cattaneo constata le condizioni
infelici dell'arte locale coll'attribuire ogni lavoro scultorio di buona fattura ad artisti greci, asse-
rendo come, non solamente nelle più considerevoli città d'allora si trovino indubbie traccie degli
scalpelli greci, ma anche in paesi e borgate, il che, a suo avviso, dimostra come gli artisti greci
fossero utilizzati dai longobardi. Così egli arriva al periodo dello stile italo-bizantino nel quale
comincia a ravvisare un principio di abilità negli artisti indigeni. « Questi, egli osservarsi stu-
diarono d'imitare le sculture greche, ma non così servilmente che tra l'una e l'altra scuola non
esistano spiccate dissomiglianze. E vero che essi, ben lontani dal gareggiare coi greci nella fecon-
dissima fantasia, non seppero aumentare per nulla il largo corredo di motivi ornamentali da questi
ereditato, ed anzi lo restrinsero ad un numero così limitato da incorrere in certa monotonia: ma -
coli tutto ciò i loro lavori si distinguono per una certa larghezza di composizione e di scalpello,
che potè anche derivare dalla ruvidezza loro, ma che agli occhi di molti può forse rispondere
all'indole e al pensiero architettonico più che le minuterie greche. Furono prudenti, evitando quasi
sempre le rappresentazioni umane, ed usando con somma parsimonia anche le figure di animali,
le quali dai loro bambini scalpelli, non potevano uscire che mostruosissime ». . , M-

Esposte così le linee generali del libro, esaminiamo il metodo critico seguito dall'autore , per
arrivare alle sue conclusioni. La parte più originale dell'opera sta nello studio analitico di ,finoltii
frammenti architettonici e decorativi per ricavarne le caratteristiche dell'arte nei varii- secoli •
prima del Mille: questo studio però, sebbene informato all'indirizzo moderno della critica d'arte,
non risponde a tutte le esigenze di questa, come cercheremo di dimostrare. Innanzi tutto si■,nota
nel complesso degli esempii addotti ed illustrati, una spiccata prevalenza di motivi decorativi an-
ziché architettonici, di modo che le deduzioni ricavate da questi frammenti .non possono sempre,
a.vere quella importanza e quell'applicazione generale che l'autore vi vuole- jassegnane : infatti le
condizioni dello sviluppo dell'architettura prima del Mille, se possono^per qualche particolare
ornamentale essere chiarite dai frammenti di quelle epoche che ci pervennero, debbono però essere
determinate mediante uno studio più complesso, fondato sulle caratteristiche delle disposizioni
icnografiche nelle chiese, sui metodi costruttivi varianti secondo le epoche e le regioni, sulla
natura dei materiali impiegati, elementi i quali, nella assegnazione dell' epoca di un monumento,
hanno certo un peso maggiore di quello che possa attribuirsi ad un frammento decorativo di cui
non sempre è dato conoscere con sicurezza la origine, e la cui tecnica di esecuzione può risentire
troppo facilmente la influenza di circostanze dipendenti dall'artefice che lo ha eseguito. Per questo,

. i II Cattaneo ha ragione quando insiste sulla deca-
denza dell'arte noi secolo vii ; pure non è esatto l'af-
fermare recisamente che a quell'epoca gli artefici non
sapessero neppure rendere i, contorni di nessuna figura
umana: i mosaici in S. Agnese, S. Stefano rotorido e
nell'oratorio di S. Venanzio a Roma provano che le
tradizioni dell'arte classica unite al nuovo stilo così

detto bizantino non erano affatto scomparse: così da
un passò del ven.: Boda (Migne, Patrol. latina^ toni. 94
V, pag. 720) si ha che nel vii secolo Benedetto Piscopìo
portava da Roma in Brettagna « imagines quoque ad
ornandum monasterium occlesiamque Boati Panli A pò-1
stoli, de Concordia veterisl:et' novi testamenti, sirmma
ratìone compositas ...... >4
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