Archivio storico dell'arte — 2.1889

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guaci di Raffaello e di Michelangelo ornarono stanze e
sale splendidamente.

L'A., esposte le vicende politiche, storiche e arti-
stiche del castello da Alessandro VI a Paolo IV, di-
scorre delle rappresentazioni di esso nel periodo che
corre tra l'uno e l'altro pontefice, di G. Bellini, del
Carpaccio ecc., e ad esse aggiungeremo quella a tarsia
nel coro di S. Sisto a Piacenza.

In seguito FA. a passo a passo racconta le succes-
sivo vicende dell'edificio, da Paolo IV in poi divenuto
esclusivamente fortezza e prigione, sino ad oggi in cui
il Piano Regolatore di Roma e la sistemazione del Te-
vere « assalgono, stringono il Castello da ogni parte. »
L'A., a difendere il castello da quegli assalti, ha pub-
blicato il suo libro, compiendo un'opera buona e civile.
E gliene rendiamo grazie sincere, perchè egli ci insegna
come non si possano impunemente cancellare pagine
della storia di Roma e del mondo scolpite nella mole
torreggiante sull'alma città. L'A., che è capitano del
Genio, e che ha studiato con grande competenza il ca-
stello dal punto di vista della difesa, ha dimostrato ad
un tempo di tener conto delle esigenze dell'arte e della
storia, e che si può essere soldati ed artisti ad un tempo.
Alcuno potrebbe desiderare un più forte sintetico le-
game delle notizie storiche, un esame critico delle
fonti storiche più rigoroso ; ma ninno potrà discono-
scere l'eccellenza dei risultati positivi a cui è giunto
l'A., sollevandosi spesso sulle fantastiche asserzioni di
archeologi e di storici, che non interrogarono, come
egli ha interrogato, le pietre del monumento.

0. Maruti

F. Akgxam, Le ceramiche e maioliche faentine dalla
loro origine fino al principio del secolo xvi. Appunti
storici. — Faenza, Giuseppe Montanari editore, 1889.

Il prof. Federigo Argnani, conservatore del museo
di Faenza, noto già pe' suoi Cenni storici sulla Zecca,
sulle Monete e- Medaglie dei Manfredi (1886), per il
Catalogo della Pinacoteca comunale di Faenza (1881),
per la Illustrazione d'ima scultura donatellcsca esi-
stente a Solarolo (1886), aggiungo ora a' suoi lavori,
questa pubblicazione, splendida per tipi e per le tavole
cromolitografiche dall'A. stesso disegnate e colorite a
perfezione. Dopo avere raccolto con grande amore fram-
menti di antiche ceramiche faentine, aggiunge argo-
menti por rivendicare alla famiglia Bettini di Faenza
il pavimento della cappella Marsili in San Petronio,
discorre con competenza tecnica dell'origine e del pro-
gresso delle ceramiche faentine, fornisce documenti sto-
rici ed autentici a prova che non vi fu mai una fab-
brica di ceramica in CafFagiolo di Toscana, e mette -a
confronto diversi frammenti di stoviglie rinvenute nel
castello di Caffagiolo con altri dello stesso genere di
fabbrica faentina, gli uni agli altri identici. L'amore
del natio luogo ha ispirato l'Argnani, e si vede come

egli abbia scritto il suo lavoro per demolire le opinioni
dello Jacquemart riguardo alla fabbrica di Faenza, che
ne menomavano la gloria. E certo ai documenti che
già il Malagola pubblicò tornano di utile corredo le
osservazioni di un artista, di un tecnico quale è l'Ar-
gnani. E la sua perizia artistica e tecnica è dimostrata
dalle splendide tavole a colori del libro, ove l'A. è pe-
netrato finamente nei caratteri dell'arte, dello stile, del
colore delle maioliche faentine. Noi ci auguriamo che
le ricerche dell'A. si estendano a tutto le produzioni
faentine del secolo xv qua e là sparse per l'Italia e
fuori, e che possa metterle a confronto con gli incuna-
buli delle altre fabbriche italiane. E cosi ci auguriamo
ch'egli possa trar prò di lavori più recenti di quello
dello Jacquemart, che egli confuta con ardore, cioè
delle pubblicazioni del lànnicke, del Molinier ecc. Da
chi mostra di poter trattare profondamente i problemi
della storia della ceramica, conviene pel bene degli
■studii esiger molto, anche il troppo.

0. Maruti.

A. Rubbiani e A. Tartarini, I Restauri alla « Mercan-
zia ». — Bologna, Zanichelli, 1889.

Gli AA. restano incerti sull'epoca in cui sorse la
Mercanzia, accanto al gruppo informe di edifici doga-
nali in Bologna, ma inclinano a prestar fede all'opi-
nione ch'essa fosse costrutta da mastro Fioravante, pa-
dre del famoso Aristotile, nella prima metà del secolo xv.
Esaminano poi le decorazioni dell'edificio di terra cotta,
intagliate a scalpello sopra mattoni speciali, come si
scolpisce il marmo ; e che formano le più perfette opero
di quell'arte locale fiorente nell'Emilia. Poi discorrono
delle statue nelle nicchie circolari, tra gli archi della
loggia, recanti le lettere F. C, che nascondono proba-
bilmente il nome non ancora interpretato del loro autore.

Dopo ciò, gli AA. si trattengono sul restauro ope-
rato nel 1490, regnante Giovanni li Bentivoglio, e sui
posteriori restauri della ringhiera e della facciata nel 1615,
della ringhierola nel 1736 e in fine del malauguratissimo
restauro del 1837. Scorrendo le carte relative a restauri
e a progetti e procedendo ad assaggi, gli AA. ebbero
notizia della condizione antica di alcuni particolari del-
l'edificio, degli stemmi delle arti nel fregio, delle an-
tiche dorature della facciata, dei fondi azzurri nelle
nicchie, di tinte rosse e nere noi capitelli, ecc. E vera-
mente è degna di ogni encomio la ricerca paziente, di-
ligentissima che gli AA. praticarono; ma mentre ogni
lode può darsi al loro studio, di altrettanta non si può
esser larghi por l'opera loro, che doveva limitarsi a
levare superfetazioni, non a farne di nuove, quantunque
potessero sembrare logiche. La logica più scrupolosa e

10 studio più diligente dell'antico non hanno mai fatto

11 miracolo della risurrezione di un' arte che fu. Con-
viene ricordare che le moderne imitazioni dell'antico o
falsificazioni dell'antico sono sempre da sfuggirsi, perché
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