Archivio storico dell'arte — 2.1889

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

èsse tornano ad inganno del pubblicò e dei posteri, e
stanno sempre al vero, come il corpo illuminato sta
alla luce che lo investe.

0. Maruti

E. Ridolfi, I discendenti di Matteo Civitali. - Firenze,
1889 (Estratto dall'Archivio storico italiano, serie V,
tomo IV).

L'A. che seppe dar nuove e salde fondamenta agli
studi sul nobile scultore lucchese, aggiungo ora qual-
che notizia sulla sua famiglia e sulla sua vita, sulla
raccolta ch'egli componeva di opere antiche, sulla vil-
letta che possedeva nella ridente collina di S. Quirico,
e su alcune opere attribuitegli da Ch. Yriarto.

Notevole è la informazione ch'egli ci dà riguardo al
bassorilievo marmoreo, figurante il ritratto in profilo
di una gentildonna del secolo xv, conservato nel Museo
Nazionale di Firenze, e dall'Yriarte attribuito al Civitali;
« Nell'anno 1676, scrive FA., il Capitolo della Catte-
drale di Lucca, cui fu fatta proposta di comprare un
ritratto in pietra o altra mistura (sic) della contessa
Matilde, incaricava tre de' suoi membri di considerare
tale proposta o riferirne. Ed il parere di quei signori
Canonici fu favorevole, talché nel 21 Agosto il Capi-
tolo deliberava che i medesimi incaricati avessero au-
torità di acquistare dal magnifico Francesco Campi il
ritratto anzidetto della Contessa Matilde, pel prezzo
di scudi tre. Ora è da sapere che ad una parete del-
l'Archivio Capitolare in Lucca sta appeso un ritratto
di gentildonna in bassorilievo, che viene additato come
quello già acquistato dal Capitolo nel 1676; e che tal
ritratto non è altro che un calco in gesso del basso-
rilievo marmoreo del Museo Nazionale..... Ma più sin-
golare si è che, nell'Archivio stesso, al di sopra di
uno degli armadi ove si conservano le antiche carte,
mi venne fatto di trovare, annerita dalla polvere e
rotta alquanto da un lato, la forma di gesso tratta
dal marmo, che servi a produrre quel calco ». Così le
indagini dell'A., accertando la provenienza del basso-
rilievo marmoreo del Museo Nazionale, rendono sempre
più probabile l'attribuzione dell'Yriarte.

All'elenco delle sculture del Civitali, l'A. aggiunge
quella del sepolcro di S. Pellegrino, ancora esistente
sull'altissima vetta dell'Appennino, che dal santo prende
il nome. L'opera non fu descritta, neppure dal Raffaelli,
ma la tradizione l'assegnava al Civitali. E non è inutile
forse l'avvertire una particolarità dimonticata dall'A.,
e cioè che il sepolcro reca un monogramma (una M
ed un C intrecciate), il quale potrebbosi ritenere por
quello dello scultore.

L'A., dopo essere ritornato così sul tema che egli
degnamente svolse, ci fornisce notizie sulla vita e sulle
opere dì Nicolao, figlio di Matteo Civitali, che seguì
l'arto paterna in modo così felice, da essere probabile,
secondo l'A., che a lui e non al padre, cui è ascritta,
appartenga la Vergine genuflessa del Museo di Ken-

sington. Avremmo desiderato che l'A. alle ragioni sto-
riche da lui prodotte avesse aggiunte quelle ragioni
stilistiche che confortassero viemaggiormente il suo as-
serto, e cioè la probabile appartenenza di quella sta-
tuetta al tabernacolo dell'Annunziata nella chiesa di
S. Maria dei Servi in Lucca. E così avremmo desiderato
che l'A. designasse i caratteri di Nicolao, come archi-
tetto, tanto più che egli si segnalò nell'arte del fabbri-
care. Ma ciò potrebbe essere soggetto di altro lavoro
dell'A., che saprà da par suo trarre prò de' preziosi
elementi raccolti.-

Di Vincenzo Civitali, figlio di Nicolao, l'A., secon-
dando i desideri espressi in questo periodico da W. Bode
(Anno I, fase. II, p. 43), fornisce interessanti ragguagli.
Si diede all'arte dell'orefice da giovinetto, a quella del-
l'architettura civile e militare in seguito, alla scultura
in Roma, ove si trasferì verso il 1556. Ingegnere della
repubblica di Lucca nel 1557, nel 1559-1562, nel 1588,
attese al compimento dello fortificazioni cittadine. Eresse
il palazzo dei Guidiccioni in Lucca, seguì nel 1566 Al-
fonso Il d'Este in Ungheria. Queste ed altre operazioni
e vicende di Vincenzo, si trovano ricordato in una let-
tera apologetica, che l'A. con felice pensiero trasse dal-
l'Archivio di Stato in Lucca, e ristampò in appendice
di questo suo scritto. A tale appendice, altra fa seguito
sui tre Vincenzi della casata de' Civitali, che, per essere
vissuti contemporaneamente, diedero luogo ad equivoci.
E ringraziamo l'erudito A. di averli dissipati con chiari
e sicuri documenti.

0. Maruti

Due lettere inedite di Antonio Canova, con illustrazioni
del marchese Filippo Raffaelli. — Recanati, tipo-
grafia Simboli, 1889.

Sono importantissime perchè spargono luce intorno
a due fatti ignorati o mal noti della vita del sommo
italiano.

La prima, diretta al Sommariva — uomo di triste
fama nella Repubblica Cisalpina, che si era ritirato a
Parigi a fare il Mecenate col pubblico danaro rubato —
narra distesamente l'accidente occorso alla statua del
Palamede, caduta e infrantasi nello studio dell'artista
in seguito ad una memorabile inondazione del Tevere.
La seconda, indirizzata al generale Duroc, gran mare-
sciallo di Palazzo e aiutante di Napoleone I, spiega i
motivi per cui il maestro non potè accettare l'invito
del vincitor di Marengo, di trasferirsi, cioè, a lavorare
a Parigi.

Sarebbe assai interessante il sapere per quali vi-
cende questa lettera sia passata nelle mani del signor
Raffaelli.

L'editore premise a ciascuna lettera una diligente
prefazioncella illustrativa. Queste prefazioni sono forse
soverchiamente prolisse, e in qualche parto sentono l'ac-
cademia, come quando il Canova è designato col sopran-
nome di « Fidia italiano ». Nel sonetto poi pel ritorno
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