Archivio storico dell'arte — 2.1889

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MISCELLANEA

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sola sia in marmo, e d'un diametro sì piccolo in con-
fronto delle altre tutte in cotto, non v'ha che la sup-
posizione, che la si ponesse in opera come materiale
di fabbrica a risparmio di maggior spesa, e la si rive-
stisse con mattoni per ingrossarla e pareggiarla alle
altre. Infatti anche su alcuni pilastrelli lungo i muri
perimetrali si scopersero capitelli in marmo foggiati a
rozzo fogliame.

Nò fece meraviglia tate dissonanza che sogna la nota
caratteristica dell'epoca, sapendosi che i nostri profughi
nel fervore di procurarsi le loro abitazioni e chiese,
non dubitarono di porre in opera, sia per amore alle
antiche cose, sia a risparmio di spesa in quella penuria
di tempi, marmi e materiali della distrutta patria.

Cosi ne procurarono come un prezioso museo di
antichità, di cui la chiesa in parola può offrire non
piccolo saggio. È di fatto che con tanti ingombri di
meno, le sue navate sembrano più spaziose, e l'occhio
vi prende meglio la rincorsa sulle schiette forme ar-
chitettoniche del particolare suo stile.

Se si avranno mezzi si continueranno, coll'approva-
zione superiore, i restauri per scoprire il finestrone
sulla porta maggiore coperto dall'organo, e per coordi-
nare nella navata laterale le deformi aperture a mez-
zaluna, più proprie d'una scuderia o d'un arsenale che
d'una chiesa.

Bassano Martani

Di una tavola di Paolo, figlio di maestro
Serafino do' Serafini modenese. — Nella chiesa
metropolitana di Barletta, trovasi una tavola rappresen-
tante su fondo dorato la Vergine col bambino fra le
braccia. La sacra immagine è in grande venerazione,
perchè, secondo la tradizione, il clero barlottano la
portò processionalmente incontro ai tredici valorosi ita-
liani, quando ritornarono la sera delli 13 febbraio 1503
in Barletta, reduci dal campo e lieti della vittoria ri-
portata sui tredici cavalieri francesi. In un foglietto a
stampa distribuito ai fedeli del luogo, vedesi riprodotto
il quadro e la seguente iscrizione latina appostavi in
gotici caratteri :

vlrginis intactae cum veneris ante figuram
praetereunte cave ne sileatur ave gratia plena.
Paulus filius magistri Seraphini de Serafini
pictoris de mutina pinxit.

Di un Fra Paolo da Modena si conosce un quadro
trecentistico nella R. Galleria Estense di Modena, illu-
strato dal Bortolotti negli Atti della Deputazione mode-

nese di Storia Patria e da N. Baldoria nella Rassegna
Emiliana. Di un Paolo da Modena pittore del secolo xiv
si ha puro notizia per le ricerche del Milanesi. Ma è la
prima volta che si ha notizia di un Paolo pittore, fi-
gliuolo di Serafino Serafini, che lasciò opere e memoria
di sè nelle cattedrali di Modena e Ferrara.

0. M.

Di Lorenzo da Matetica, soprannominato
Giuda, pittore. — Nella Nuova rivista misena (Set-
tembre 1889, n. 12) l'avv. Pietro Gianuizzi pubblica una
serie di documenti intorno a Lorenzo di Matelica da
non confondersi con Lorenzo di M. Alessandro detto il
Soverinate, morto tra il 1502 e il 1503. Forse è quel
Lorenzo, che prima dal Civalli e poi dal Colucci, dal
Lanzi o dal Ricci fu detto da Macerata, come si può
supporre por essere indicato ne' documenti così : magi-
stro Laurentio alias Juda pictore de Mathelica habita-
tore Macerate oppure Magistri Laurentii de Mathelica
pictoris in Civitate Macerate. I documenti lo mostrano
intento nel 1492 ad eseguire stemmi del Protonotario
governatore di Macerata, nel 1494 e nel 1495 a dipin-
gere nel gran Palazzo delle Udienze di quel luogo,
nel 1516 a colorire un arco nella piazza ed altre cose
per le feste fatte in occasiono dell'entrata che fece colà
Luigi Tasso da Bergamo, nuovo vescovo; e infine nel-
l'anno 1520, a frescare l'immagine della Vergine col
bambino e due santi in logia inferiori palatii residentie
Presidis Provincie.

O. M.

Un arcivescovo scultore e medaglista. —

Interessante è la comunicazione dell'ab. Bernardo Mor-
solin intorno all' arcivescovo Lodovico Chiericati (1482-
1573), che si leggo nell'Arte e Storia (6 Die. 1889, n. 31).

Chiericati, arcivescovo d'Antivari e Primato della
Serbia, nato a Vicenza, fu stretto d'amicizia col celebro
maestro Valerio Belli, che lo ritrasse in busto, e, seguen-
done l'esempio, s'esercitò nell'arte. In una descrizione
di Girolamo Gualdo (Ms. nel cod. CXXVII, classe IV
della Marciana) dicesi che « non ostante che egli (il
Chiericati) fosse Arcivescovo.... sempre disegnò, scolpì,
intagliò et improntete pulitamente. » Morendo, lasciò a'
suoi parenti omnes medaleas auri et argenti cum aliis
stampis ipsius Rmi. Dni. Del suo valore nell'arte del
modellare, il Morsolin cita a saggio un tondo in gesso
dorato, rappresentante la Passione di Gesù Cristo, esi-
stente presso gli eredi del conte Andrea Piovene.

O. M.
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