Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LA SCULTURA EMILIANA NEL RINASCIMENTO

I.

MODENA.

odena, nelle prime decadi della seconda metà del Quattrocento, non
sembra animata dall'attività letteraria e artistica d'altre città ita-
liane, e non prende clic debole parte allo slancio della Nazione verso
gl'ideali risorti de'tempi classici. La triste eredità di lotte accanite
fra le famiglie cittadine, e di guerre con le città limitrofe, ritardò lo
sviluppo de' germi nuovi, e s'aggiunsero ancora a ritardarlo e quasi
a impedirlo, le gravissime imposizioni dei principi Estensi; 1 più
d'ogni altra cosa riuscì fatale a Modena l'accentramento della cul-
tura degli stati estensi in Ferrara. Lo studio modenese, focolare di
cultura, non era più che una rovina, dacché i principi d'Este, per
assicurare concorso e fama all' università ferrarese, avevan lar-
gheggiato di privilegi ed invitato colà umanisti celebri d'Italia e dotti profughi dalla Grecia. 2
L'umanismo, mancando così del suo tempio, non poteva raccogliersi e diffondersi. Gaspare Tribraco
modenese, eletto maestro del Comune, sdegnato di leggere innanzi ad uno scarso uditorio e di
trovarsi fra gente ignava ed avversa alle arti liberali, chiama la sua città luogo da Arpie, e terra
solo cara a Bacco e a Cerere. Quale, egli chiede, de' suoi abitator i sente fremersi in petto l'ardore
del canto, ed ama farsi seguace d'Apollo e delle sue amabili fanciulle ?3 Così il Prignani, altro poeta
modenese, accolto alla corte di Ferrara, drizza a Modena sua un nembo di mordaci epigrammi,
mentre esalta quella città, alla cui protezione, egli, scrive, risiede Apollo suonando la chitarra.

Sotto agli strati d'arena e d'argilla era scomparsa, tra il sesto e il settimo secolo, Modena
antica. Incastrate ai muri della cattedrale, o sparse nel suo sagrato, o collocate nelle sue cappelle,
vedevansi le antichità dissepolte, in gran parte sarcofagi della decadenza, fatti a guisa di tempietti
e rassomiglianti a edicole, corrosi dal tempo, abbozzati o mutilati nelle parti. Nò erano molti, a

1 Le tristi condizioni di Modena a quel tempo ci
vengono svelate anche da una lettera scritta al duca
Borso dal capitano Luchino Marocelli e dal massaro
di Modena Francesco Mosti (Arch. di Stato in Modena.

Lettera delti 24 febb. 1471). Avendoli il duca istigati
a trarre dai Modenesi quel più sugo si potesse, ebbe a

risposta che i sei primarii cittadini avevano dichiarato di

non aver modo di dar denaro, se i propri beni non avesser
venduto. Tolti quei pochi, soggiungevano, non resta altro
che non se possa dire un castellalo e uno hospitale.

2 Cfr. Tiraboschi, Prefazione alla Biblioteca mo-
denese.

3 Gio. Setti, Un umanista modenese del secolo xv.
Modena, 1878.

Archivio storico dell'Arte - Anno III. Fase. I-li.

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