Archivio storico dell'arte — 3.1890

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ADOLFO VENTURI

quanto si può inferire dallo scarso numero ci' epigrafi raccolte da Ciriaco Anconitano, che tanto
s'adoprava, com'è'diceva, per risuscitare i morti. Uno solo di quei sarcofagi non anteriore ai tempi
di Onorio, e contenente i resti della matrona Bruzzia Aureliana, risvegliava reminiscenze dell' an-
tica storia e richiamava il nome del fiero uccisore di Cesare; e come Parma si rallegrava che
Cassio riposasse fra le sue mura, così Modena, tratta in errore dalle prime lettere dell' epigrafe,
vanta vasi di possedere le spoglie mortali di Bruto. 1 Ma 1' artista innanzi a quei sarcofagi della
decadenza non trovava gran campo all'imitazione, e mentre in altre città italiane, aliava Ira le
rovine il genio dell'era nuova, e i precursori del Rinascimento, ridendosi de'pregiudizi medioevali,
vi cercavano i tesori della bellezza, a Modena l'artista trovavasi abbandonato ai voli della sua fan-
tasia creatrice.

Venne a Modena ad affermare il privilegio fiorentino della bellezza plastica Agostino di Duccio
nel 1442. Fu lui, non Agostino della Robbia, come dissero il Tiraboschi, il Cicognara, il Borghi, il
Cavedoni ecc., che fece l'adornamento di un altare della cattedrale per commissione di Lodovico
Forni. Un frammento dell'altare, il paliotto di marmo a bassorilievi, fu poscia incastrato nella fac-
ciata della cattedrale volta verso la piazza, e vedesi ancora. 2 E diviso in quattro scompartimenti,
e rappresenta quattro scene delle vita di san Geminiano. La prima ci mostra la figlia dell' impe-
ratore Gioviniano, dal santo liberata dallo spirito maligno; si contrae la giovine ginocchioni, e
sembra divincolarsi dalle braccia della donna che la tiene stretta. Il taumaturgo, ritto innanzi al-
l'ossessa, la benedice; e il demonio, in figura di fanciullo con le ali di pipistrello (curioso modo
di rappresentazione), s'invola, fugge verso l'alto di un fabbricato. La seconda rappresentazione mo-
stra il santo, in atto di ricever doni dall'imperatore; e vedesi, come nell'architrave della porta
piccola della piazza, san G-eminiano regalato di un calice e di un libro. La terza scena presenta
Severo vescovo, tratto prodigiosamente a Modena, mentre pontificava nella cattedrale di Ravenna,
ad assistere alle esequie di san G-eminiano. Per unità e per drammatica espressione, questa scena
è la più accurata e bella del paliotto; ma qui l'artista dovette trovar sussidio da molte simili pie-
tosissime composizioni d'altri che l'avevano preceduto nell' arte. Qui, come in altre composizioni,
v'ò chi piange amaramente chinato sul feretro; i chierici che affannati cantano pace; i devoti
raccolti nella preghiera; e san Severo che compie l'ufficio suo col volto profondamente contristato.
La quarta scena rappresenta san Geminiano liberatore di Modena da Attila. Questi a galoppo s'avanza,
seguito da un alfiere, sulla cui bandiera è l'insegna di un cavallo sfrenato. San Geminiano guarda
sdegnoso, con fiero piglio Attila che s'avanza, e impavido sta fra i guerrieri vestiti di ferro che
gli camminano appresso (tav. 1).

Le figure di questi bassorilievi sembrano distribuite in due piani: quelle del piano anteriore
sono ad alto rilievo, le altre del fondo invece a bassorilievo, e si potrebbe dire a stiacciato. La
figura di san Geminiano nel benedire, nell'arrestare Attila, nel ricever doni, è rigida, severa sempre.
I tipi in profilo mostrano poco salienti le parti della faccia e un lungo arrotondato mento ; molte
parti sono più disegnate o incise che scolpite. Carattere questo proprio dello scultore, il quale anche
in questi bassorilievi, che sono la prima opera che di lui si conosca, rivela caratteristiche che si
rivedono anche ne' suoi lavori dell' età matura, e l'influsso donatelliano fortemente subito. E si
vedono difatti, come a Perugia e a Rimini, quelle pieghe ondeggianti disposte in cerchio attorno alle
sue figure ; e si vede la testa del cavallo di Attila identica a quella del bassorilievo di Brera, prove-
niente da Rimini, aggiudicato da Charles Yriarte ad Agostino di Duccio. Il nome di questo scultore
leggesi tra le cornici dei due inferiori scompartimenti AVGVSTINVS. DE. FLORENTIA. F. 1442.,

1 Cavedoni, Antichi marmi modenesi e notizie di
Modena al tempo dei Romani. Modena, 1828. — Mal-
musi, Museo Lapidario Modenese. Modena, 1830.

2 Dell'opera di Agostino di Duccio parlano il Rossi
nella Vita, di S. Geminiano. Modena, 1735; il Van-
delli nelle Meditazioni della vitati, di (lem i ni a n o. Ve-
nezia, 1738; il Tiraboschi nella Biblioteca modenese,

vi, 453; il Cicognara, nella sua Stor'a della scultura
iv, 240; il Campori nel libro Artisti ital'ani e stra-
nieri negli Stali Estensi. Modena, 1855, p. 207; Ada-
mo Rossi nella cronologia dei lavori dell'artista ( « Gior-
nale d'erudizione artistica». Perugia, 1875). Infine Char-
les Yriarte in un articolo intitolato Agostino di Duc-
cio (« L'Art. » f. XXIII, 1880).
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